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Coulibaly, la "spalla" rimasta in città dei fratelli Kouachi

Ricercata anche la sua compagna. L'uomo ucciso in un supermercato ebraico, dove aveva preso degli ostaggi, ha avuto molto a che fare con la giustizia.

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Coulibaly, la "spalla" rimasta in città dei fratelli Kouachi

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Il terzo uomo, l’unica donna. Amedi Coulibaly, avrebbe compiuto 33 anni a febbraio, è considerato colui che ha sparato sui vigili di Montrouge l’8 gennaio ed è colui che ha trovato la morte in un supermercato ebraico, nell’est di Parigi, chiedendo di liberare i fratelli Kouachi, in cambio della vita delle persone che aveva preso in ostaggio.

Tra lui e Cherif, ritenuto assieme al fratello autore della strage alla redazione di Charlie Hebdo, un legame che porta all’estremista Djamel Beghal, del quale entrambi sono considerati discepoli.

La sua compagna è Hayat Boumeddine, 26 anni. La donna che lo ha atteso anche all’uscita dal carcere, al quale Coulibaly era stato condannato nel 2013 per aver tentato di organizzare la fuga di un altro terrorista: Smain Ait Belkacem, condannato nel 2002 all’ergastolo per il suo coinvolgimento nell’attentato allla ferrovia Rer, il 17 ottobre 1995, quando una bomba esplose tra le stazioni Musée d’Orsay e Saint Michel.

Anche qui si incrocia la strada di Cherif Kouachi, accusato a sua volta ma poi prosciolto. La procura di Parigi aveva richiesto tre anni reclusione. Arriva la condanna a cinque, ma la maggior parte li ha già scontati in carcere preventivo: era stato arrestato, infatti, nel 2010.

Esce di galera il 4 marzo 2014, fino al 15 maggio è controllato da un braccialetto elettronico. Poi torna un uomo totalmente libero, anche se tenuto sotto osservazione.

Nato a Juisvy, nel dipartimento dell’Essonne, era chiamato dai suoi complici “Doly Grigny” o “il piccolo nero Grigny”. Aveva nove sorelle, una delle quali, interpellata sulle ultime vicende che hanno coinvolto Amedi, ha affermato, prima che venisse ucciso: “è incredibile, è un bravo ragazzo. In passato ha fatto sciocchezze, ma una cosa del genere, no, non posso crederci”.

Un passato da delinquente comune, costellato di condanne per droga e violenza, i primi guai con la giustizia già a 17 anni, quando subì una condanna per furto. Tutto ciò non gli aveva impedito la partecipazione a un programma di recupero, evidentemente fallito, durante il quale aveva avuto anche occasione di incontrare, nel 2009, l’allora presidente Nicolas Sarkozy.

Faceva parte di una delegazione di nove persone, fu anche intervistato da un giornale dichiarando “magari il president epuò aiutarmi a trovare un lavoro”.