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Fukushima: tre anni fa il disastro

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Fukushima: tre anni fa il disastro

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Chris Cummins, euronews:
“Siamo a Koikenaganuma un complesso di alloggi temporanei costruito come riparo per le famiglie che vivevano a Fukushima o nelle vicinanze al momento dello tsunami. La centrale nucleare è a 36 km da qui. Qui abitano negozianti, agricoltori… le cui vite, dal 2011, sono completamente cambiate”.

“Abbiamo perso la casa – racconta una donna – e l’ospedale in cui lavoravo ha chiuso. Siamo tutti sparsi. Sono preoccupata del futuro. Sto ancora pagando il mutuo su una casa in cui non posso vivere. Ho paura che possano estenderci il prestito ma che non possiamo vivere nella casa”.

“Ci è stato detto – aggiunge un’altra signora – che potremo tornare a casa nell’aprile 2016 ma la decontaminazione non sta facendo progressi. Io sono innocente ma, a causa dell’incidente nucleare sono in prigione, agli arresti domiciliari. Non siamo liberi. Questa è una prigione. Sono molto triste. E tutto per colpa di questa centrale nucleare”.

Chris Cummins: “Le implicazioni mediche del disastro nucleare di Fukushima devono ancora essere analizzate nella loro completezza, ma qui a Minamisoma, a 23 km dalla centrale, il neurochirurgo Tomoyoshi Oikawa fa alcune ipotesi interessanti. “

“Il problema – spiega il medico – è il cambiamento della popolazione. La maggior parte di coloro che sono tornati dopo l’evacuazione sono anziani, solo pochi bambini sono ritornati. Se qualcosa non cambierà la città morirà. Il mondo pensa che qui la contaminazione sia molto alta. Ma nonostante le nostre ricerche mostrino che la zona sia sicura, la gente non torna a causa di queste voci. Al momento dell’esplosione, la contaminazione era molto elevata. Ho studiato il mio corpo. Dopo sei mesi la mia contaminazione si era dimezzata. Adesso è minuscola. Se la catena del cibo viene controllata non c‘è contaminazione cronica. I danni psichici per coloro che vivono negli alloggi temporanei sono molto più significativi. Il numero di ictus è aumentato ma non credo sia a causa delle radiazioni. Penso sia legato, piuttosto allo stress”.

“La legge sui disastri – spiega Hidekiyo Tachiya, sindaco di Soma City – ci impone di fornire alloggi alle vittime, questa è la legge. Le necessità quotidiane delle vittime sono loro responsabilità, anche quando la loro casa è stata distrutta. Ma crediamo di avere la responsabilità morale di aiutare la nostra gente”.

Chris Cummins: “Le radiazioni sono invisibili all’occhio umano ma ci sono semplici test per misurarle: un contatore geiger tascabile, ad esempio. L’azienda elettrica di Tokyo occasionalmente organizza conferenze stampa e aggiorna il suo sito nei minimi dettagli. Ma, all’interno della centrale, cosa sta realmente accadendo? Un dipendente della Tepco ha accettato di parlare con noi purché mantenessimo segreta la sua identità”.

“Tepco – ci racconta – ha perso la fiducia dei giapponesi. Negano che la falda acquifera sia stata pesantemente contaminata. Quando c‘è un problema più grave ne danno notizia ma se c‘è una perdita d’acqua non dicono nulla. La decontaminazione è ben lungi dall’essere terminata e resta un’enorme quantità di detriti radioattivi. Tepco sostiene che ci vorranno 40 anni. Ma ce ne vorranno ben di più. Noi uomini commettiamo sempre errori. La tecnologia pericolosa non dovrebbe essere usata. Credo che dovremmo lasciar perdere l’energia nucleare”.

Trecentomila persone furono evacuate dalla zona di Fukushima al momento del disastro. Secondo stime del governo giapponese 138.000 persone vivono ancora negli alloggi temporanei.

“Il governo – ricorda Kiichi Matsumoto, consigliere comunale di Naraha – la notte dell’undici, annunciò l’evacuazione di un’area di tre chilometri di raggio. Questo dopo che vedemmo in tv quel che era accaduto. Ricevemmo una telefonata da Tepco nelle prime ore del 12 in cui ci veniva annunciato che nella centrale c’era una situazione di pericolo in via di sviluppo. Pensammo che prima o poi ci sarebbe stata un’esplosione di idrogeno. Adesso sappiamo che l’esplosione c’era già stata quando ci chiamarono il dodici. Tepco non sapeva affatto quel che stava accadendo. Sapevamo che avremmo dovuto evacuare per cui contattammo tutte le autorità per prepararci all’evacuazione”.

“Non avevo pianificato di rimanere – ci racconta un agricoltore – ma quelli che sono stati evacuati avevano lasciato cani e gatti legati. Quando li ho visti senza cibo e acqua volevo aiutarli…ed è così che è iniziata. Mai avrei pensato che sarebbe andata avanti in questo modo. Sono già tre anni…e la situazione non è cambiata. Pensavo che l’energia nucleare in Giappone fosse sicura al 100%. Stati Uniti, Chernobyl e Giappone hanno avuto incidenti nucleari. Dopo l’esplosione nessuno sapeva cosa fare. Tepco e il governo non sapevano come comportarsi. Ma il mondo vuole ancora l’energia nucleare. È ridicolo. Il prossimo disastro nucleare accadrà in Europa. La decontaminazione non può essere fatta. Tepco ha mentito fin dall’inizio. In Giappone dobbiamo smettere di usare l’energia nucleare. Tepco è una manica di truffatori”.

Norwegian Refugee Council