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Il mio voto cambierà l'Europa?

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Il mio voto cambierà l'Europa?

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Anne Devineaux, euronews:
“Il prossimo maggio, i cittadini dei 28 Paesi dell’Unione europea saranno chiamati a eleggere un nuovo Parlamento. Ma, in un contesto di crisi economica, molti osservatori temono un nuovo record di astensione e la crescita dei partiti populisti e anti-europei”.

“È la crisi politica che, in un certo modo ci ha portati qui – sostiene Guillermo Rodriguez, candidato per il partito Equo – Non soltanto la crisi finanziaria e quella sociale. Per cui tocca ai cittadini mobilitarsi, fare un passo avanti. Non dobbiamo aspettare che i politici agiscano per noi”.

Dalle prime elezioni europee, nel 1979, il tasso di partecipazione non ha mai smesso di calare. Se si fa una media europea, durante le ultime elezioni, svoltesi nel giugno 2009, l’astensione ha raggiunto circa il 57%. Un record.

Ci dirigiamo in Spagna, Paese con una forte tradizione europeista, ma anche uno dei Paesi membri più colpiti dalla disoccupazione e dalla crisi. Secondo i sondaggi, negli ultimi anni la fiducia degli spagnoli nell’ Europa è crollata. Nelle strade di Madrid, quando si parla delle prossime elezioni, dubbi e sfiducia vengono a galla.

“Non penso – dice sconsolata una signora – che andrò a votare. Penso che l’Europa stia messa molto male. Non vedo nulla che vada bene. Basta guardare come è messo il Paese e come stanno tutti”.

“Come sempre – pronostica un uomo – voterà poca gente. Perché non c‘è fiducia negli uomini politici, ancora meno in Spagna”.

“A me – aggiunge una ragazza – l’Europa non sta bene, perché quel che farà sarà soltanto applicare nuovi tagli, almeno credo!”.

Tre anni fa qui, alla porta del Sole, nasceva un movimento sociale, di un’ampiezza inedita: gli ‘indignados’, chiamati anche ‘movimento del 15 maggio’, data in cui iniziò la protesta. Centinaia di migliaia di persone si mobilitarono ripudiando l’intera classe politica con il desiderio di cambiare la società.

Guillermo Rodriguez, 25 anni, era tra loro. Per le prossime europee ha deciso di impegnarsi in politica, con un partito nuovo: Equo. Il suo credo è quello di cambiare l’Europa.

“In questo momento – ci racconta – sto girando un video per la mia candidatura alle primarie aperte del partito Equo, il partito verde spagnolo. Quel che accade è che, come me, molti vengono dal movimento cittadino. Soltanto dopo siamo entrati in politica. Le istituzioni sono un luogo in qui si prendono decisioni. E se non riusciamo ad entrarci, continueranno a prendere decisioni per conto nostro”.

Tra i primi a chiamare gli indignati a manifestare, ci fu la piattaforma ‘Democracia Real Ya!’. Al Patio Maravillas, locale autogestito nel cuore di Madrid, abbiamo incontrato Kike Castellò, uno dei portavoce del movimento. Contrari al volto attuale dell’Europa, i militanti chiedono agli spagnoli che il prossimo maggio facciano sentire la propria voce.

“Purtroppo in Spagna le Europee vengono viste come un modo per punire il governo. Invece noi crediamo che le Europee siano elezioni molto importanti per la nostra vita perché molte leggi che riguardano la nostra vita quotidiana arrivano dall’Europa. Stiamo tentando di fare in modo che la gente diventi più politicizzata, che capisca quel che rappresentano le elezioni europee”.

Ma qual è il ruolo e il potere degli eurodeputati? Come vengono adottate le leggi europee? Per mobilitare gli elettori, tutti ritengono necessario rendere più trasparente i punti chiave di questo appuntamento.

Anne Devineaux, euronews:
“Nel dedalo delle istituzioni europee non è semplice ritrovarsi. Per rendere più trasparenti queste elezioni, i partiti politici per la prima volta sono invitati a designare il loro candidato alla presidenza della Commissione europea.

In effetti, secondo il trattato di Lisbona (in vigore dalla fine del 2009) i dirigenti dell’Unione dovranno tener conto del risultato delle Europee per nominare il prossimo presidente della Commissione. Inoltre il trattato ha dato agli eurodeputati più potere che mai. Tutti motivi per cui andare alle urne, almeno secondo Ignacio Samper il responsabile dell’ufficio del Parlamento europeo a Madrid.

“Siamo riusciti a politicizzare più che mai queste elezioni, perché se il Parlamento avrà una maggioranza, per esempio di centro-destra o di centrosinistra, allora il presidente sarà di centrodestra o centrosinistra. Questa è la novità più radicale. Per molto tempo, abbiamo detto ai cittadini ‘votate per il parlamento europeo’. Io non ho notizia di alcun dibattito in Francia, Spagna, Italia, in cui si dica ‘votate per l’assemblea nazionale, per le Cortes. No, si votano i candidati”.

Spingere i giovani spagnoli a discutere d’Europa e ad andare alle urne è anche l’obiettivo di questo collettivo composto da una ventina di giovani. Hanno creato il progetto CC/ Europa, ‘Con copia a Europa’. Appassionati di politica e d’Europa, animano blog, incontri e dibattiti nelle università ma anche nei bar.

“Se i giovani non vengono coinvolti – assicura un giovane – il progetto europeo può pure finire nella spazzatura”.

“È fondamentale – aggiunge Adriana Maldonado, studentessa e parte del collettivo – che la prima generazione della Comunità europea abbia una visione. È questo ciò di cui ha bisogno oggi l’Europa, e quello che vogliamo sono le riforme necessarie. ‘Con copia a Europa’ non vuole fare proseliti, non appartiene ad alcun partito politico. Il suo obiettivo è: essere coscienti che giochiamo in Europa. Dobbiamo essere consapevoli dell’importanza dell’Europa e vogliamo che ciascuno si crei una propria opinione”

Al di là dell’impegno dei cittadini, ai politici resta quello del dibattito europeo. A quattro mesi dalla chiamata alle urne, spetta a loro convincere i cittadini dell’importanza di un voto che tanti, troppi ritengono inutile.