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Le nuove tecnologie stravolgono la didattica, al Wise il futuro dell'educazione 2.0

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Le nuove tecnologie stravolgono la didattica, al Wise il futuro dell'educazione 2.0

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La tecnologia rappresenta la fine degli insegnanti? Quanto spazio va dato alle scienze nell’insegnamento? Domande alle quali il summit mondiale per l’innovazione nell’educazione di Doha ha tentato di dare una risposta.

“Io non appartengo a coloro che credono che non abbiamo affatto bisogno degli insegnanti – spiega Pasi Sahlberg, esperto di educazione – Abbiamo bisogno di insegnanti qualificati ovunque nel mondo, che siano in grado di fare più attività in un mondo molto più complicato e veloce” .

La tecnologia dà la possibilità di imparare in qualsiasi momento. Allora perché non pensare a tutti noi come educatori? “Perché non cominciare a reclutare persone che forse non sono insegnanti professionisti – sostiene Katie Salen, game disigner dell’Istituto del Gioco – ma che partecipano alla formazione dei giovani, come i nonni o i genitori?”

In tanti Paesi si investono sempre più risorse in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. La società si edegua ai tempi, ma dal Wise di Doha arriva un avvertimento: “Penso che sia importante capire che le arti e il teatro sono materie complementari alle scienze – aggiunge Pasi Sahlberg – È sbagliato pensare che solo con la tecnologia le cose andranno meglio”.

Le questioni aperte sono diverse, la più rilevante quella che riguarda la disparità di genere. “Esiste un divario di genere nelle materie scientifiche – spiega la scienziata britannica, Maggie Aderin Pocock – Ora va meglio, ma è bene analizzare i dati nel dettaglio”.

Nel Regno Unito, ad esempio, ci sono più donne che uomini iscritti a medicina. Ma se diamo uno sguardo agli studi di fisica, matematica o ingegneria, la percentuale di donne è ancora molto bassa.