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"Dimenticati". Tre anni dopo parla uno dei 33 minatori rimasti 70 giorni intrappolati sottoterra

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"Dimenticati". Tre anni dopo parla uno dei 33 minatori rimasti 70 giorni intrappolati sottoterra

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“Nel rifugio stiamo bene, tutti e 33”. Tre anni fa, questo messaggio fece il giro del mondo, confermando che i minatori intrappolati a San Josè di Copiapò, nel nord del Cile, erano in vita. Dopo 17 giorni dal crollo delle gallerie che ha isolato i minatori a 600 metri di profondità, era il solo spiraglio per poter sperare in un lieto fine.

Fino a quel giorno, i minatori erano riusciti a sopravvivere con una razione di due cucchiai di tonno, mezzo biscotto e mezzo bicchiere di latte ogni due giorni, con una temperatura attorno ai 33 gradi e col 90 per cento di umidità. I trentatre passarono più di due mesi senza vedere la luce del giorno.

Il 12 ottobre un deputato locale diede la notizia: le operazioni di recupero previste per il mercoledi a mezzanotte sarebbero state anticipate alla serata.

L’ondata di solidarietà e di eccitazione cresciuta in tutto il mondo durante il disastro, è ora finita in oblio. Che fine hanno fatto gli eroi della miniera di San Josè?

Euronews ha rintracciato Daniel Esteban Herrera, uno dei trentatre minatori. Per un anno e mezzo dopo il recupero Herrera è stato seguito da uno psicologo. Oggi ha 31 anni ed è tornato a lavorare in miniera. Dice che l’esperienza che ha vissuto gli ha insegnato a non abbassare mai la guardia davanti alle avversità della vita. Ed è questo il messaggio che vuole far passare, dopo essere riuscito a superare le barriere psicologiche e a tornare a lavorare sotto terra.

Sandra Valdivia, euronews:
Questa esperienza, come ha segnato la sua vita?

Daniel Herrera, uno dei 33 minatori:
In molte cose: ha dato più valore alla mia famiglia, mi ha portato a vedere la vita sotto nuova luce e a godere di essa in ogni istante. E’ stato durissimo passare 70 giorni sotto terra, sentendosi prigionieri in quel buco, se nza cibo.

euronews:
Cosa è cambiato negli ultimi tre anni?

Herrera:
Imparare ad assaporare la vita ha cambiato le mie emozioni. Sono ancora sofferente, naturalmente, ma devo superare questa situazione, un passo alla volta. Non mi piace vedere i miei familiari soffrire per questa esperienza traumatica. Loro peraltro non hanno ricevuto nessun sostegno.

euronews:
Secondo lei cosa avrebbero dovuto fare e non hanno fatto, le autorità?

Herrera:
Anche le famiglie hanno bisogno di aiuto e forse anche di sostegno psicologico. Alcuni dei nostri familiari piangono e hanno ancora incubi se parlano dell’accaduto. Anche loro hanno sofferto enormemente, e nessuno si è occupato di loro.

euronews:
Vi siete sentiti abbandonati dalle autorità e dai media?

Herrera:
Dalle autoritâ si. Hanno promesso il mondo, ma le loro parole sono volate via col vento. Hanno immediatamente dimenticato le loro promesse. Personalmente mi sono sentito strumentalizzato. Le autorità ci hanno usati e poi gettati via, come si fa con un bicchiere di plastica.

euronews:
A che punto è la situazione degli indennizzi?

Herrera:
Non abbiamo più notizie, è materia degli avvocati. La sola cosa che sappiamo è che la compagnia mineraria è uscita di scena senza una sola accusa. Questo mi fa pensare che ci possa essere una morale dietro l’incidente che ci ha coinvolti. E cioè che puntare al risparmio in materia di sicurezza potrà fare accadere altri incidenti del genere. Per questo potete scusarmi se penso che queste miniere non siano monitorate come si dovrebbe, nonostante per questo siano stati spesi molti soldi. La giustizia non ha mosso un dito, tranne che per emettere una sentenza preliminare senza nemmeno condurre una indagine adeguata.

euronews:
Sta di nuovo lavorando? e dove?

Herrera:
Si, lavoro a Codelco Radomiro Tomic, in Calama. Lavoro ancora nel settore minerario ma ora in superficie, come autista di camion. Lavorare a cielo aperto è molto meglio e molto più sicuro. Radomiro Tomic è il settore più produttivo di Codelco. Prima ero a Panal,sempre in superficie.

euronews:
Ora come si sente prima di tornare al lavoro?

Herrera:
Mi sento bene. Lavorare in miniera ma a cielo aperto dà grandi sensazioni.

euronews:
Crede che tornerà un giorno a lavorare sotto terra? Ha mai preso in considerazione questa ipotesi?

Herrera:
Ho visitato alcune miniere, e mi hanno immediatamente causato un forte stato di ansietà e di paura. Qualche tempo fa sono tornato anche a San Josè. Ho provato a entrarci dentro ma ho sentito qualcosa mai avvertita prima. Tre anni dopo l’incidente non mi sento pronto a tornare sotto terra.

euronews:
Ci raccomta come si è sentito una volta tornato a San Josè?

Herrera:
Quando sono entrato nella miniera ho provato una forte sensazione di paura ed angoscia. Ho capito di avre ancora qualcosa da sciogliere dentro di me. Non sono riuscito a fare nemmeno cento passi, prima di realizzare che quella miniera si era presa un parte di me stesso.

Non sono riuscito a fare nemmeno cento passi, prima di realizzare che quella miniera si era presa un parte di me

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    Source: Facebook

euronews:
E’ ancora in contatto con gli altri colleghi con cui ha condiviso questa tragedia? Come stanno?

Herrera:
Si siamo in contatto tra noi, e so che molti di loro si trovano in condizioni davvero difficili, sia sotto il profilopsicologico che dal punto di vista materiale ed economico.

euronews:
Hanno ricevuto qualche aiuto? qualche terapia?

Herrera:
Non lo so. Alcuni di loro hanno avuto un contributo, ma solo 12 su 33, nonostante tutti abbiamo vissuto lo stesso episodio nello stesso momento. Un aiuto economico aiuterebbe chiunque. Alcuni dei colleghi sono affetti da problemi psicologici.

euronews:
Percheè solo 12 su 33 hanno ricevuto un contributo?

Herrera:
E’ stato diretto solo a quelli con più di 55 anni, per coloro che non possono più tornare al lavoro dopo l’incidente.

euronews:
Dopo il recupero qualcuno ha detto che voi avreste ricevuto un sacco di soldi, e siete stati per questo criticati. E’ verop questo? E le critiche continuano?

Herrera:
Si, ci hanno dato dei soldi, ma pochi. Otto milioni di pesos. Ed è vero che ci sono state critiche nei nostri confronti.

euronews:
Siete diventati famosi in tutto il mondo per qualche giorno. Come vi siete sentiti quando l’interesse dei media vi ha abbandonato?

Herrera:
Non mi sono reso conto di niente. Non cerchiamo nè fama nè gloria. Vorremmo solo stare bene con noi stessi. Sono stato curato psicologicamente per un anno e mezzo e ancora adesso partecipo alle discussioni di gruppo, provo ad aiutare gli altri condividendo la mia esperienza. L’ho superata con un messaggio di speranza: non arrendersi davanti alle difficoltà.

euronews:
C‘è un messaggio che vuole indirizzare alle autorità o ai suoi compagni di lavoro?

Herrera:
Alle autorità: Che delusione, ancora una volta. Ai compagni di lavoro: siamo forti e passiamo oltre i problemi. Andiamo avanti.

euronews:
Grazie per il suo tempo. Stia bene.

Herrera:
Grazie a voi. Continueremo a batterci.