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Siria, smantellare l'arsenale chimico di Assad: un'operazione che richiederà anni

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Siria, smantellare l'arsenale chimico di Assad: un'operazione che richiederà anni

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La strage di civili del 21 agosto scorso, in un sobborgo di Damasco, ha innescato una nuova fase nella guerra civile siriana: 1429 persone sono morte in seguito a un attacco con armi chimiche. Gli Stati Uniti puntano il dito contro il regime di Bashar Al Assad e minacciano un intervento militare. Le analisi dei campioni raccolti in Siria potrebbero fornire le prove del coinvolgimento del regime, ma Washington non intende aspettare il rapporto degli ispettori dell’Onu.

Il quotidiano russo Kommersant pubblica la proposta di Mosca per evitare una guerra. Damasco dovrà aderire alla Convenzione sulle armi chimiche del 1997 e all’ente che ne garantisce l’applicazione. Dovrà rivelare dove è localizzato il suo arsenale. Autorizzare le ispezioni e distruggere le testate, sotto la supervisione degli specialisti.

Il problema è che, nel corso degli anni, la Siria ha accumulato circa mille tonnellate di armamenti chimici, secondo le stime occidentali. E sebbene Damasco si impegni a seguire il piano russo, la diffidenza pesa. Nessuno ha dimenticato la lezione dell’Iraq di Saddam Hussein. Gli ispettori dell’Onu che cercavano l’arsenale chimico del rais si ritrovarono nell’impossibilità di svolgere la loro missione, a causa delle tecniche dilatorie adottate dal regime. Di fatto, nessuna ispezione offre garanzie, se il paese ispezionato non intende collaborare.

Infine, per smantellare le armi chimiche di Bashar al Assad ci vorrebbero anni. E gli esperti dubitano che questo sia fattibile, se è in corso una guerra civile.