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"Don Carlo" a Salisburgo, con Pappano e un cast superstar

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"Don Carlo" a Salisburgo, con Pappano e un cast superstar

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Il Festival di Salisburgo celebra l’anno verdiano con tre opere dedicate al cigno di Busseto. Una è “Don Carlo”, la più lunga, la più rimaneggiata, e tra le più belle e complesse.

Un’opera in cui si dibatte della libertà del singolo e dei popoli, in cui padri e figli non si intenderanno mai; un dramma politico e intimo insieme dove, più che in ogni altro, Verdi ci svela la complessità delle relazioni umane.

Un cast sensazionale ha dato lustro allo spettacolo, mentre la musica sublime passava per la bacchetta e il talento del Maestro Pappano. “Nel Don Carlo ci sono colori molto particolari, spiega Sir Tony; c‘è l’uso del suono basso del violino, la corda di sol è molto utilizzata all’inizio; c‘è la combinazione dei violoncelli e dei bassi insieme, fusi coi fagotti, a cui si aggiungono i corni, e poi i tromboni – il risultato è un quadro tonale estremamente cupo.”

A dar voce al tormentato, vulnerabile, appassionato Don Carlo, a cui il padre porta via la fidanzata Elisabetta per farne la regina di Spagna, Jonas Kaufmann, che si conferma il tenore del momento. “Questo Don Carlo è a intermittenza; mi spiego: salta continuamente da uno stato d’animo all’altro; basti pensare al duetto del secondo atto in cui arriva, è tutto calmo e timoroso, e poi improvvisamente esplode; cerca davvero di attenersi alle regole e alle convenzioni, ma poi cede ai sentimenti che prova per lei.”

“C‘è anche l’elemento spagnolo, prosegue il Maestro Pappano, quel ritmo caratteristico utilizzato per la principessa Eboli e la sua canzone del velo, c‘è il coro che la procede e il virtuosismo dell’orchestra che accompagna il coro femminile, e queste sono solo alcune scene di un enorme affresco.”

“Non appena Elisabetta [interpretata da Anja Harteros] è nei paraggi, continua il tenore tedesco parlando del suo personaggio, lui esce completamente di testa. Don Carlo si presta facilmente a mille caratterizzazioni; organizzarle, strutturarle, però, è un altro paio di maniche.”

“Quel che si ricorda, conclude il Maestro, sono i colori a partire dal quarto atto sino alla fine: da quel momento, tutto si concentra e si muove in una direzione, e si entra davvero nel cuore del dramma che tocca l’intimità della vita privata del re.”