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Soffiano leggeri venti di guerra fredda tra est e ovest

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Soffiano leggeri venti di guerra fredda tra est e ovest

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Cina, Russia, Ecuador, Cuba, in poche parole il fronte antioccidentale, sotto la regia di Wikileaks, sembra ricompattarsi per garantire un salvacondotto a Edward Snowden, il contractor che con le sue rivelazioni sta mettendo in ginocchio il sistema di spionaggio americano.

Il presidente russo però ha messo le mani avanti:
“Qualsiasi accusa rivolta contro la Russia è priva di fondamento.
L’estradizione di cittadini stranieri è possibile solo con quei paesi con cui ci siano accordi in questo senso. Spero che questo sia capito”.

La replica degli Stati Uniti non si è fatta attendere.

John Kerry, Segretario di Stato americano:

“Ci auguriamo che come Nazione, nazione sovrana, la Russia non abbia interesse nel dare asilo a una persona accusata di violare la legge in un altro Paese e che sfugge alla giustizia”.

La guerra fredda è finita ma non la mentalità che ne era alla base. Effettivamente Mosca non aveva bisogno di Snowden per conoscere nel dettaglio i segreti del programma Prism, visto il massiccio apparato d’intelligence che possiede. Aveva bisogno di Snowden per irritare senza colpo ferire l’ex nemico.

In questo modo Mosca si è ingaggiata in un insignificante conflitto dall’enorme portata mediatica.

Masha Lipman, presidente del Carnegie Moscow Centre’s Society and Regions Program:

“Al di là di tutto penso che siamo di fronte a vecchi scenari da guerra fredda: il nemico del tuo governo è mio amico”.
L’amministrazione russa non è andata così lontano ma non sappiamo cosa stia facendo sotto banco.
Comunque sia, questo caso costituisce un ennesimo problema per il presidente americanoe probabilmente la Russia ne trae un certo vantaggio”.

Cosciente o no della portata delle sue rivelazioni, Snowden ha fatto perdere le tracce e per il momento il programma di spionaggio Prism è attivo.

L’intrigo internazionale renderà sicuramente febbrile l’estate dei nostri giornali ma questo è quanto.

Le molte implicazioni del caso Snowden pongono interrogativi sui sistemi di sorveglianza e sui rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Russia. Ne parliamo con l’esperto Giles Merritt.

James Franey, euronews:
“Giles Merritt, direttore del think-tank Security & Defence Agenda qui a Bruxelles, grazie mille per essere con noi. Abbiamo assistito a uno scambio di parole pesanti tra Mosca e Washington negli ultimi giorni sul caso di Edward Snowden. Crede che i rapporti tra questi due ex protagonisti della guerra fredda si stiano raffreddando? O è solo retorica?”

Giles Merritt:
“È chiaro che Snowden è una patata bollente e i russi lo stanno maneggiando cercando di non scottarsi le dita, ma il vero problema credo sia l’opinione pubblica. Come si possono calmare gli umori dopo quello che è successo alle nostre email e ai nostri sms, passati al setaccio da spie governative? Penso che questo sia il vero problema e che i governi siano colpevoli di questa robaccia. La domanda è come possiamo assicurare che ci sia una forma di correttezza?”

euronews:
“Una forma di correttezza? Cosa intende? Che c‘è bisogno di basi legali prima di spiare qualsiasi cosa?”

Giles Merritt:
“Penso di sì. Credo che sia un sentimento forte. Come si suol dire: ‘Chi controlla il controllore?’ Penso che cresca la sensazione che abbiamo bisogno – non di conoscere i dettagli – ma di sapere che un’entità indipendente e affidabile tiene d’occhio le spie.”

euronews:
A proposito della Russia, il presidente Vladimir Putin ha definito ipocrite le accuse a Mosca in merito alla richiesta statunitense di estradare Snowden. Cosa ci guadagna Putin a fare queste dichiarazioni aggressive contro l’America?

Giles Merritt:
Da parte di Putin c‘è opportunismo, c‘è la questione della Siria in sospeso, eccetera. Putin, che non è molto popolare in patria, sta facendo un po’ scena. Ma allo stesso tempo, credo ci sia la sensazione che tutti abbiano le mani sporche e che gli americani stiano gestendo le cose in un modo molto impacciato e piuttosto ipocrita nel dare la caccia ad Edward Snowden e prima di lui ad altre persone. C‘è tutta la questione di Wikileaks.”

euronews:
“Con Snowden ora così tanto sotto i riflettori, crede che la politica dei programmi di sorveglianza cambierà, dato che, come ha detto lei, sembra esserci moltissimo sostegno pubblico per le azioni di Snowden?”

Giles Merritt:
“Penso di sì. Credo che ci saranno molte pressioni, e non solo dagli attivisti per i diritti umani, ma anche dai media e dall’opinione pubblica in generale, perché ci siano sistemi di sorveglianza trasparenti, in modo che i controllori siano controllati.”