ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

L'Europa, un sogno di pace

Lettura in corso:

L'Europa, un sogno di pace

Dimensioni di testo Aa Aa

Risollevare un continente in ginocchio e allontanare lo spettro di nuovi conflitti, puntando su un comune avvenire di prosperità. E’ nelle piaghe ancora aperte della Seconda Guerra Mondiale, che comincia a germogliare un’idea fino a poco prima del tutto inconcepibile: quella di un’Europa unita.

Utilizzare la cooperazione economica come grimaldello per un domani solidale, la rivoluzionaria strategia concepita da quelli che alla storia sono passati come “padri fondatori dell’Europa”: manipolo di lungimiranti visionari, di cui insieme al cancelliere tedesco Konrad Adenauer, al Ministro degli esteri francese Robert Schuman e all’ex Segretario generale aggiunto della Società delle Nazioni Unite Jean Monnet, faceva parte anche l’italiano Alcide De Gasperi.

Il seme della cooperazione piantato a Parigi sei anni prima con la nascita della CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, sboccia nel 1957 a Roma con la firma di due trattati che sanciscono la nascita dell’Euratom e della CEE, la Comunità Economica Europea.

Francia, Repubblica Federale Tedesca, Italia, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi i sei paesi fondatori di una “famiglia”, che nel millenovecentottantasei segna già il suo terzo allargamento: con l’ingresso di due paesi come Spagna e Portogallo, entrambi reduci dall’esperienza della dittatura, si festeggia ormai l’Europa dei 12.

La stretta di mano a Verdun fra Mitterrand e Kohl fà il giro del mondo: immagine del 1984, che ribadisce la centralità dell’amicizia franco-tedesca, per la costruzione di un’Europa che nel novembre di cinque anni dopo prova a seppellire i residui rancori sotto le macerie del suo ultimo muro: quello che insieme a Berlino, separava le due sponde della Cortina di ferro.

Il Muro cade, le due Germanie diventano una e forte di questi cambiamenti epocali, il progetto europeo prende nuovo slancio.

Se l’idea di una Costituzione comune incontra ancora qualche resistenza, il 2003 segna il via libera al più imponente allargamento vissuto nella sua storia dell’Unione.

Dieci i paesi che l’anno dopo vengono accolti in seno a un’Europa che da allora ha continuato a crescere. Gigante che soprattutto la crisi ha però colpito alle fondamenta, inducendo molti a rimettere in discussione la lezione dei padri.

euronews:
Javier Solana è stato ministro degli Esteri spagnolo, Segretario Generale della NATO e l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera e di sicurezza comune fino al 2009. E ‘ attualmente membro del Consiglio europeo per le relazioni esterne.

Benvenuto su euronews.

Javier Solana:
Molte grazie per l’invito.

euronews:
L’Unione europea è stata riconosciuta come un modello di democrazia, forse più dentro che fuori il continente. Ora, il Nobel per la pace, perché proprio all’Unione europea?
Si tratta del riconoscimento di un modello istituzionale o del suo percorso di costruzione?

Solana:
Penso, come anche lei dice, che un sentimento di riconoscenza internazionale del ruolo dell’Europa abbia pesato. Nel nostro continente la guerra è stata crudele. Pensate a quanto accaduto nel ventesimo secolo. Siamo riusciti a vivere in pace, in liberta e nella stabilità, abbiamo avuto una presenza significativa nel mondo. Siamo di fronte a un momento difficile, ma passerà.

euronews:
Questo premio rappresenta, una chanche, un’opportunità per l’Europa. Proprio nel momento in cui la crisi economica minaccia piu’ che mai la sua integrità.

Nel passato, lei aveva messo in guardia i leaders europei sui rischi di gestione della zona euro. Intendo dire da un punto di vista soprattutto umano, piuttosto che politico.

Solana:
Come puo’ immaginare, vivo questo momento con l’intensità con cui l’affrontano gli altri cittadini. E’ un momento di crisi, di sofferenza, dobbiamo agire in maniera piu’ deteminata, piu’ velocemente ed efficacemente. Soprattutto, i dirigenti dell’Unione europea.

euronews:
Il malessere sociale è evidente, cosi’ come un aumento dell’estremismo. Vi è motivo di temere per il futuro dell’Unione europea?

Solana:
No, non credo. L’Europa ha sempre attraversato momenti difficili e ha sempre saputo uscirne. Supereremo anche questa crisi. Questo momento deve prepararci a vivere il ventunesimo secolo, un secolo che sta cambiando la storia del mondo. Ora siamo in un mondo multipolare. La voce dell’Europa, con i suoi valori, il suo modo di affrontare le cose, è fondamentale. Deve rimanere sempre presente.

euronews:
La Guerra dei Balcani, durante la quale lei era a capo della NATO, sarà ricordata come una delle pagine più buie dell’Unione europea. Ma la mediazione Bruxelles è riuscita, dopo anni, ad evitare l’estensione del conflitto in Macedonia. Quali sono gli altri episodi che secondo lei fanno dell’Unione europea un alfiere dei diritti umani?

Solana:
Si, penso che ce ne siano molti altri. Siamo stati presenti in Africa nei momenti difficili, abbiamo risolto molti problemi in Africa. Pensate all’Asia, bisogna ricordarsi del processo di pace ad Aceh, che ha permesso di risolvere problemi storici in un paese come l’Indonesia. Siamo stati anche in altri paesi. Penso che l’Unione Europea abbia vissuto gli ultimi dieci anni in maniera brillante, in politica estera.

euronews:
Lei è stato il volto della diplomazia europea per almeno un decennio, immaginava un tale riconoscimento per l’Unione Europea?

Solana:
Sinceramente, ebbene, no. Non mi aspettavo proprio una tale sorpresa…