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Calcio: la lotta europea contro i match truccati

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Calcio: la lotta europea contro i match truccati

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“Non mi interessava prendere soldi sporchi, credo che una volta che sei coinvolto in cose del genere non hai più via d’uscita”, racconta Boban Dmitrovic, “perché dipendi da queste persone e devi fare e rifare ciò che ti chiedono. Mi è stato proposto, ma io ho sempre rifiutato”.

Boban Dmitrovic è un calciatore serbo, uno dei pochi professionisti che hanno avuto il coraggio di parlare apertamente di partite truccate.

Ha militato 13 volte come difensore nella nazionale serba, ha giocato anche in una squadra della massima categoria in Austria, prima di tornare in Serbia nel 2005.

Subito dopo dice di aver saputo dell’esistenza di combine e di essere stato contattato. “Ho rifiutato, ma a fine partita, il modo in cui si è svolta e il risultato mostravano chiaramente che era stata manipolata”, dice Dmitrovic. “Ho capito che il mio più grande errore era stato tornare a vivere e giocare in Serbia.”

A 200 chilometri di distanza, nella capitale serba, Belgrado, ministri dello sport ed esperti dei 47 membri del Consiglio d’Europa sono riuniti per parlare del fenomeno.

Le organizzazioni criminali truccano le partite per guadagnarci dalle scommesse, a livello internazionale. Il rischio di essere condannati è relativamente basso.

C‘è chi usa società di scommesse legali, ma attraverso organizzazioni illegali online e telefoniche, con sede in Asia, è possibile guadagnare molto di più.

Un esperto cita un rapporto del comitato olimpico internazionale. “Le somme di denaro in ballo sono colossali”, afferma Jean-François Vilotte, dell’autorità francese per la regolamentazione del gioco online. “Il CIO di recente ha stimato che il mercato illegale delle scommesse sportive a livello mondiale ha il valore di un centinaio di miliardi di euro. Quest’attività si è sviluppata al di fuori di qualsiasi quadro legale”.

“Lo sviluppo delle scommesse online con cifre d’affari colossali, abbinato alle possibilità di agire a distanza e nell’anonimato grazie a internet e alla globalizzazione dei mercati finanziari”, spiega Anne Brasseur, relatrice dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, “hanno offerto alla criminalità organizzata un modo per accumulare guadagni illeciti considerevoli e per ripulire gli utili di altre attività criminali. Si tratta di un attacco indiscriminato contro l’ordine pubblico e le leggi, un attacco contro i nostri sistemi democratici”.

Un altro esperto, il commissario capo Friedhelm Althans, è stato alla guida dell’indagine più vasta sui match truccati realizzata in Europa, a Bochum, in Germania. Nella sua presentazione spiega come abbia già identificato oltre 300 match sospetti in 25 Paesi europei.

Tra cui partite di qualificazione ai mondiali e agli europei e due partite di Champions League. Finora sono state scoperte tangenti per una somma complessiva di 1,75 milioni di euro, destinate ad arbitri, giocatori e ad altri soggetti per un utile netto di circa cinque milioni di euro.

“Occorre tener conto che questi pagamenti sono solo quelli di cui abbiamo prove”, afferma Friedhelm Althans. “L’ammontare reale dei pagamenti sarà considerevolmente più elevato”

Spiega anche che i faccendieri si concentrano sui campionati minori che attraggono minore attenzione e dove i giocatori hanno compensi più bassi.

Tra le indagini realizzate dalla sua squadra, quella su tre match di basso livello giocati in Germania nel 2009 e truccati. Il commissario mostra la copia di una ricevuta di una scommessa su queste tre partite. Una posta da 200 euro che ha fruttato quasi 2500 euro.

Una squadra di postini ha collocato la scommessa in decine di negozi diversi. Assieme alle scommesse illegali, su internet e per telefono, ha reso ai criminali oltre 250.000 euro.

Un rapporto pubblicato quest’anno mette in evidenza il coinvolgimento di migliaia di giocatori in Europa centrale e orientale. Intitolato “il libro nero”, ha rivelato che quasi un quarto dei calciatori è a conoscenza di questi accordi illegali e circa il 12 per cento è stato contattato con la proposta di concordare il risultato di partite.

Il sondaggio è stato realizzato dalla FIFPro, l’organizzazione mondiale dei calciatori professionisti.

“Abbiamo rilevato attraverso i nostri contatti in Europa orientale che si tratta di un problema di vaste proporzioni, non confinato a uno o due Paesi”, spiega Tony Higgins, della FIFPro. “Si tratta di miliardi, di giocatori minacciati, giocatori coinvolti nelle combine che a un certo punto non si conformano più agli ordini e spariscono. Quindi si tratta di criminalità di massa, su scala mondiale”.

“Finora non abbiamo registrato omicidi legati alle combine in Europa”, afferma il commissario Althans. “Comunque, ciò che abbiamo visto – e non voglio fare nomi di persone o Paesi – sono gravi minacce contro arbitri, giocatori e funzionari in diverse occasioni, per cercare di spingerli a truccare le partite”.

Dopo che in Serbia, di recente, è stato creato un sindacato dei giocatori, che fa parte della FIFPro, Boban Dmitrovic si è sentito finalmente al sicuro abbastanza per parlare pubblicamente della sua esperienza.

“In molte partite c’erano due o tremila testimoni che sapevano che alcuni giocatori avevano mani e gambe legate e che dovevano fare semplicemente quello che era stato detto loro”, racconta Dmitrovic. “Mi sentivo davvero male. Ho cercato un po’ di consolazione parlando ai miei amici che incontravo dopo i match, e bevendo una birra raccontavo loro quanto era accaduto. Alla fine aprirmi con loro e raccontare quello che mi preoccupava era il modo migliore per avere la coscienza pulita”.

Michel Platini, il presidente della UEFA, a Belgrado ha sottolineato l’urgente bisogno di una convenzione internazionale che possa esplorare la complessità del fenomeno e possa imporre pene dure. “Chiedo l’assistenza immediata degli Stati del Consiglio d’Europa”, afferma Platini. “Occorre definire le combine come un reato. Insisto su queste parole, le partite truccate devono essere dichiarate fuorilegge. Non devono esserci santuari per i falsari dello sport, basta con l’imbroglio organizzato”.

Il capo del Consiglio d’Europa afferma che il lavoro per una convenzione internazionale è già cominciato. “Possiamo tenere conto di quanto fatto nel campo dell’anti-doping su cui il consiglio d’Europa ha elaborato una convenzione che ora è riconosciuta in tutto il mondo”, sostiene Thorbjørn Jagland. “Abbiamo avuto un ruolo guida e dobbiamo averlo anche in questo caso”.

Qualsiasi cambiamento nel sistema sarà troppo tardivo per Boban Dmitrovic, che a 39 anni, è tornato nel club della sua città natale, Kraljevo, per terminare la sua carriera laddove è cominciata.

Mette in guardia dai rischi di un’azione troppo debole o dell’inerzia contro il fenomeno dei match truccati. “Credo che il calcio non avrà senso”, dice Dmitrovic. “La gente dice che tra tutte le cose inutili della vita il calcio è la più importante. Ma il realtà quello che stiamo facendo è distruggere il gioco attraverso le scommesse illegali, le combine e tutto ciò che vi è legato”.