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Corea del Sud: la zona smilitarizzata futura oasi per eco-turisti

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Corea del Sud: la zona smilitarizzata futura oasi per eco-turisti

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Da simbolo di guerra a paradiso della biodiversità. Seoul vuole trasformare la Dmz, l’area smilitarizzata che separa le due Coree da quasi sessant’anni, in un’oasi per eco-turisti. La zona cuscinetto tra Nord e Sud resta comunque una delle frontiere più presidiate al mondo.

Dae-Ho Kim, Direttore del centro per l’eco-turismo:

“La Corea del Sud sta realizzando dieci progetti legati all’eco-turismo dentro e intorno alla Dmz. Stiamo costruendo infrastrutture turistiche e mettendo a punto programmi per proteggere l’ambiente e promuovere le regioni limitrofe. Vogliamo mostrare al mondo quest’area e preservarla. Per questo abbiamo chiesto all’Unesco di inserirla nella lista dei siti protetti”.

“Adoro andare in bicicletta ed è un’opportunità rara poter entrare nella Dmz. E’ la prima volta che ci vado”.

Iniziative come questa parata in bicicletta aprono sempre più spesso la zona di Controllo Civile alla popolazione. Questa zona cuscinetto si estende tra i cinque e i dieci chilometri dal confine meridionale della Dmz. Precedentemente arrivava fino a 20 chilometri.

La nostra inviata in Corea del Sud, Monica Pinna:

“La Corea del Nord è appena dietro a queste montagne, la si percepisce appena. Quest’area dove oggi si radunano i turisti diretti alla zona smilitarizzata e dove vengono organizzate attività per i residenti, fino al 2005 era off limits”.

La Dmz separa le due Coree dall’armistizio del 1953, che ha messo fine alla Guerra di Corea. Si estende per 250 chilometri ed è larga due chilometri su ogni lato della frontiera. Ospita due terzi della flora e fauna coreana incluse diverse specie in via di estinzione.

Lasciando Imjingak ci spostiamo fino a Jeonjin gyo Gate, dove entriamo nell’area di Controllo Civile. Bong Yeon Cho è contadino e guida turistica. Ci ha accompagnato nella Dmz:

“Nessuno è stato qui per quasi sessant’anni. L’ambiente è rimasto incontaminato. Questo è un paradiso per gli animali selvatici e per le piante. D’inverno vengono qui un migliaio di aquile, ci sono le gru e molte specie protette”.

Bong Yeon Cho vive a sette chilometri dalla frontiera come altre ottocento persone cui venne permesso di insediarsi nella zona di Controllo Civile 10 anni fa. Bong Yeon accompagna fino a trecento turisti nei sentieri e nei campi ogni fine settimana. L’anno prossimo verranno aperti nuovi percorsi più vicini al perimetro meridionale della Dmz.

“Non possiamo andare ovunque perché ci sono ancora dei campi minati. Quando ci saranno più turisti li accompagneremo in piccoli gruppi su sentieri sicuri”.

Lasciamo la Dmz per raggiungere Hwacheon, 87 chilometri a nord-est di Seoul. Nella cittadina ci sono più soldati che civili, ma l’atmosfera è rilassata. Hwacheon fa parte del percorso eco-turistico della Dmz. Aprirà un eco-parco l’anno prossimo, ma ha già inaugurato un ponte galleggiante per le attività all’aperto. Alcune residenti della zona:

-“Stiamo partecipando alla ‘marcia per l’ossigeno’. Fa bene alla salute, è un bel modo per approfittare dell’ambiente e per fare un po’ di sport”.

-“A volte sentiamo il rumore di spari alla frontiera. Ci preoccupiamo lì per lì, ma non possiamo farci niente”.

-“Non è particolarmente rischioso vivere qui. Al contrario, con tutti i soldati che ci sono ci sentiamo sicuri!”.

Le regioni della Dmz non hanno solo un interesse ambientale. Molti coreani vengono a Imjingak per pregare per i propri familiari rimasti al Nord. Centinaia di migliaia di famiglie sono state divise dalla Guerra di Corea. Kyung Mi Kim è nata al Sud, dove lavora come guida turistica, ma la sua famiglia è originaria del Nord:

“Anch’io ho una famiglia separata. Non ho mai conosciuto mio nonno e non so neanche se sia ancora vivo. Ogni volta che vengo qui penso a lui in molti vengono qui per lo stesso motivo: per sentirsi più vicini ai famigliari da cui sono stati separati”.

Il progetto eco-turistico nella zona smilitarizzata ambisce a preservare un habitat d’eccezione. C‘è chi pensa, e spera, possa anche contribuire a far riavvicinare le due Coree.