Le immagini diffuse sui social media hanno mostrato un vasto incendio in un magazzino gestito da Ozon, il secondo maggiore rivenditore online della Russia, che ha riferito che il suo centro logistico era stato colpito. Altri video mostravano una densa colonna di fumo levarsi dalla zona dello St Petersburg Oil Terminal, mentre, secondo i resoconti, anche una raffineria e un deposito di carburante sarebbero stati raggiunti dagli attacchi.
Il governatore di San Pietroburgo, Alexander Beglov, ha confermato che i sistemi di difesa aerea sono stati attivati dopo un massiccio attacco di droni ucraini contro la città durante la notte. Il governatore della Regione di Leningrado, Alexander Drozdenko, ha inizialmente riferito che 126 droni erano stati abbattuti sopra l’area circostante. In seguito ha alzato la cifra a 144, mentre alcune fonti parlano di 145 velivoli senza pilota.
L’attacco ha provocato incendi allo Petersburg Oil Terminal e al Ruchyi oil depot, colpendo infrastrutture in diversi quartieri della città. Beglov ha dichiarato che una persona è rimasta uccisa e altre cinque sono rimaste ferite, mentre le operazioni all’aeroporto di Pulkovo sono state temporaneamente limitate per motivi di sicurezza.
Gli attacchi sono arrivati mentre il presidente Volodymyr Zelensky annunciava che l’Ucraina avrebbe ripreso a colpire le raffinerie di petrolio russe, dopo una breve sospensione seguita alla dichiarazione di Donald Trump su una 'tregua energetica' l’11 ottobre. Nessuna delle due parti ha confermato ufficialmente l’intesa e Zelensky ha accusato la Russia di aver compiuto 76 attacchi alle infrastrutture energetiche dell’Ucraina nella settimana successiva, inclusi colpi contro sottostazioni in quattro regioni che hanno lasciato senza elettricità decine di migliaia di famiglie.
L’ultimo scambio sottolinea la lotta continua intorno alle infrastrutture energetiche, con entrambe le parti che considerano raffinerie, terminal e reti elettriche obiettivi centrali in una guerra che non dà segnali di attenuarsi.