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Finlandia è il Paese più felice al mondo mentre i social pesano su Europa e Americhe

Tifosi esultano mentre guardano Federica Brignone vincere l'oro nello sci alpino alle Olimpiadi invernali 2026.
I tifosi esultano mentre assistono alla vittoria dell’oro nello sci alpino di Federica Brignone ai Giochi olimpici invernali del 2026. Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved/ASSOCIATED PRESS
Diritti d'autore Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved/ASSOCIATED PRESS
Di Marta Iraola Iribarren
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Sei Paesi europei sono entrati nella top 10, ma i risultati arrivano con un avvertimento: in tutto il mondo la felicità dei giovani è ostacolata dai social media.

La Finlandia guida la classifica dei Paesi più felici al mondo per il nono anno consecutivo, seguita da Islanda, Danimarca e Costa Rica, secondo il World Happiness Report 2026.

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Svezia e Norvegia completano le prime sei posizioni, seguite da Paesi Bassi, Israele, Lussemburgo e Svizzera nella top 10.

L’ascesa del Costa Rica al quarto posto segna il risultato più alto mai raggiunto da un Paese latinoamericano.

Per il secondo anno consecutivo nessun Paese anglofono entra nella top 10. Il meglio piazzato è la Nuova Zelanda all’undicesimo posto, seguita dall’Irlanda al tredicesimo e dall’Australia al quindicesimo.

Kosovo, Slovenia e Repubblica Ceca sono entrati nella top 20.

In generale, la maggior parte dei Paesi industrializzati occidentali oggi risulta meno felice rispetto al periodo 2005-2010, con emozioni negative più diffuse in tutte le regioni del mondo, rileva il rapporto.

In Europa la distribuzione della felicità sta diventando più uniforme, con i Paesi dell’Europa centrale e orientale che riducono il divario. Ma i giovani dell’Europa occidentale, del Regno Unito e dell’Irlanda dichiarano livelli di benessere più bassi, in generale e rispetto alle generazioni più anziane.

La maggior parte dei Paesi che ha registrato i maggiori progressi nelle valutazioni sulla qualità della vita dal 2006-2010 si trova in Europa centrale e orientale, tra cui Serbia, Bulgaria, Lettonia e Bosnia-Erzegovina.

La classifica si basa sulla media triennale delle valutazioni che ciascuna popolazione dà della propria qualità della vita.

Gli esperti poi cercano di spiegare le differenze tra Paesi e nel tempo utilizzando fattori come il PIL pro capite, l’aspettativa di vita in buona salute, la possibilità di contare su qualcuno, il senso di libertà, la generosità e la percezione della corruzione.

«Quando si parla di felicità, costruire ciò che c’è di buono nella vita è più importante che trovare e correggere ciò che non va. Entrambe le cose sono necessarie, oggi più che mai», ha dichiarato John F. Helliwell, professore emerito di economia all’Università della British Columbia e cofondatore del World Happiness Report.

La felicità tra i giovani

Gli autori rilevano che i giovani in Nord America e in Europa occidentale sono molto meno felici rispetto a 15 anni fa.

In una classifica delle variazioni di felicità per gli under 25, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda si collocano tra il 122º e il 133º posto nella lista di 136 Paesi.

Le emozioni positive continuano a essere il doppio di quelle negative, ma tra i giovani ansia e preoccupazione sono aumentate in modo più diffuso.

Che cosa alimenta l’infelicità?

Il rapporto indica i social media come uno dei principali fattori di infelicità tra i giovani.

«Le evidenze a livello globale mostrano chiaramente che il legame tra uso dei social media e benessere dipende in larga misura da quali piattaforme utilizziamo, da chi le usa e in che modo, oltre che da quanto tempo ci passiamo», ha dichiarato Jan-Emmanuel De Neve, direttore del Wellbeing Research Centre di Oxford, professore di economia all’Università di Oxford e curatore del World Happiness Report.

Ha aggiunto che un utilizzo intensivo è associato a livelli di benessere molto più bassi, ma che anche chi sceglie deliberatamente di non usare i social media sembra perdere alcuni effetti positivi.

«Al di là di questa complessità, è chiaro che dovremmo fare il possibile per rimettere l’elemento “sociale” nei social media», ha sottolineato De Neve.

I giovani che usano i social media per meno di un’ora al giorno riportano i più alti livelli di benessere, superiori anche a quelli di chi non li utilizza affatto.

Gli autori osservano che i social media stanno danneggiando gli adolescenti su una scala così ampia da provocare cambiamenti a livello di popolazione.

«Mostriamo che ormai esistono prove schiaccianti di danni diretti gravi e diffusi, come il cyberbullismo e la sextortion, e forti evidenze di preoccupanti danni indiretti, come la depressione», scrivono.

Il rapporto rileva anche che il tipo di piattaforme social utilizzate dai giovani fa la differenza.

Le piattaforme progettate per facilitare le relazioni sociali mostrano una chiara associazione positiva con la felicità, mentre quelle guidate dagli algoritmi tendono a presentare un’associazione negativa quando vengono usate per molte ore, spiegano gli autori.

«Il punto è che i danni diretti causati dai social media non sono semplici episodi sporadici o incidenti rari che colpiscono qualche centinaio di adolescenti ogni anno», proseguono gli autori.

Aggiungono che le forme di danno che colpiscono gli adolescenti che usano i social media per diverse ore al giorno sono così numerose che il numero delle vittime probabilmente supera i dieci milioni all’anno solo negli Stati Uniti.

«L’era digitale sta ridefinendo le basi sociali ed emotive del benessere in Europa», ha dichiarato Zeynep Ozkok, coautrice dello studio alla St. Francis Xavier University in Canada.

Ha aggiunto che questi effetti non sono né uniformi né inevitabili: dipendono da chi siamo, dal mondo sociale in cui viviamo e dall’ambiente digitale che ci circonda.

«Comprendere queste interazioni è fondamentale per sviluppare politiche che sostengano il benessere in una società sempre più online», ha concluso Ozkok.

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