Il governo approva una regolarizzazione straordinaria per gli immigrati in Spagna di cui potrebbero beneficiare circa 500.000 persone, con domande aperte fino al 30 giugno e specifici requisiti di residenza, domicilio e provenienza
Martedì scorso il governo spagnolo ha approvato una regolarizzazione straordinaria degli immigrati irregolari, una misura di cui potrebbero beneficiare circa 500.000 persone e che rappresenta uno dei passi più significativi nella politica migratoria degli ultimi decenni.
Il decreto, approvato dal Consiglio dei ministri, consentirà ai beneficiari di ottenere permessi di soggiorno e di lavoro, accesso alla previdenza sociale e al sistema sanitario, con l'obiettivo di facilitare la loro piena integrazione nella società spagnola. "Potranno godere di pieni diritti e adempiere ai loro obblighi con garanzie. Abbiamo progettato un piano operativo all'altezza della sfida", ha spiegato la ministra per l'Inclusione, la Sicurezza sociale e la Migrazione, Elma Saiz.
L’iniziativa arriva dopo mesi di intenso dibattito politico e sociale, segnato anche dalla diffusione di disinformazione sulla reale portata della misura. Tra le convinzioni più diffuse c’era quella che le persone regolarizzate avrebbero ottenuto automaticamente diritti politici, come il voto. In realtà, la legislazione vigente richiede la cittadinanza spagnola per partecipare alle elezioni politiche e regionali.
Inoltre, la regolarizzazione non implica la concessione immediata di diritti che esulano dalla sfera amministrativa e lavorativa, ma mira soprattutto a far emergere il lavoro nero, a garantire condizioni di lavoro legali e a rafforzare i contributi al sistema di sicurezza sociale.
Requisiti e condizioni per l'accesso alla regolarizzazione
Secondo il governo, la misura risponde a ragioni sia economiche che demografiche, in un contesto di invecchiamento della popolazione e di necessità di manodopera in settori chiave come l'agricoltura, l'industria alberghiera e della ristorazione e l'assistenza. Il processo richiederà ai richiedenti di dimostrare di essere stati in Spagna per almeno cinque mesi ininterrottamente prima del 1° gennaio 2026, di non avere precedenti penali e di poter dimostrare i legami con il Paese, siano essi lavorativi, familiari o di radicamento sociale.
Il governo in carica ha fissato il calendario della procedura: a partire da giovedì 16 aprile, le domande potranno essere trattate online, mentre da lunedì sarà possibile fissare un appuntamento per il servizio di persona. Il termine ultimo per la presentazione delle domande è il 30 giugno.
Forte divisione politica
Nonostante ciò, la decisione ha provocato una divisione politica. L'opposizione mette in guardia dai possibili effetti sui servizi pubblici e sulla gestione dell'immigrazione, mentre il governo sostiene che la regolarizzazione migliorerà il controllo amministrativo e favorirà la coesione sociale.
In questo contesto di forte dibattito pubblico, il presidente del governo socialista, Pedro Sánchez, ha indirizzato una lettera ai cittadini in cui difende la misura come un “atto di normalizzazione”, sottolineando che si tratta di riconoscere la realtà di centinaia di migliaia di persone che già vivono e lavorano in Spagna.
Nel testo, il capo del governo inquadra la decisione anche come una risposta alle esigenze economiche del Paese e come un atto di responsabilità, sottolineando l’importanza di integrare queste persone in un sistema di diritti e doveri. Con questa scelta, la Spagna adotta un approccio più inclusivo alla migrazione nel contesto europeo, dove prevalgono politiche più restrittive.