L'eurodeputato irlandese ha dichiarato al programma di Euronews, Europe Today, che nelle circostanze attuali, in cui nessuno è sicuro che le nuove tariffe di Washington siano pienamente conformi alla legge, sarebbe più prudente mettere in pausa l'accordo commerciale Ue-Usa
L’Unione europea non può dare seguito all’accordo commerciale con gli Stati Uniti finché da Washington non arriverà una chiara certezza giuridica sulle tariffe. È la posizione espressa dall’eurodeputato irlandese Barry Andrews (Renew Europe) durante il programma Europe Today di Euronews.
“Finché non c’è certezza giuridica, per noi è impossibile farlo”, ha dichiarato Andrews, intervenendo nel dibattito seguito alla decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di bloccare i dazi imposti dal presidente Donald Trump, ritenendoli illegali.
I dubbi sull’accordo Ue-Usa
Dopo lo stop della Corte, Trump ha invocato una disposizione legale d’emergenza che consente di imporre tariffe fino al 15 per cento a livello globale. Una mossa che ha sollevato interrogativi sulla validità e sulla stabilità dell’accordo commerciale tra Ue e Usa, negoziato dall’amministrazione Trump con la Commissione europea la scorsa estate.
Tuttavia, il Parlamento europeo ha di fatto congelato l’intesa, in attesa di maggiore chiarezza normativa. Secondo Andrews, l’incertezza legale sta spingendo anche altri partner internazionali – tra cui India, Giappone e Taiwan – a rallentare le trattative commerciali con Washington.
“È molto più prudente per noi aspettare fino a quando non ci sarà la certezza del diritto”, ha ribadito l’eurodeputato, sottolineando anche che l’attuazione dell’accordo avrebbe conseguenze dirette su imprese e consumatori europei, che “ne pagherebbero il costo”.
Il nodo Ucraina e il veto ungherese
Nel corso dell’intervista, Andrews ha affrontato anche il tema del doppio veto dell’Ungheria sulle sanzioni contro la Russia e su un prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina. Con le elezioni in arrivo a Budapest, l’eurodeputato ha invitato Bruxelles a non “cadere nella trappola di Orbán”.
Per sbloccare gli aiuti, l’Ue “deve trovare un modo che escluda l’Ungheria”, ha affermato, avvertendo che Kiev potrebbe esaurire i fondi entro aprile. “È una questione assolutamente esistenziale per il futuro dell’Ucraina”.
Alla base dello stallo vi è la disputa sull’oleodotto Druzhba, infrastruttura chiave per il trasporto del greggio russo verso l’Europa. Budapest e Bratislava accusano Kiev di ostacolare il transito del petrolio, mentre l’Ucraina sostiene che l’oleodotto non sia operativo a causa di un attacco con drone russo avvenuto a gennaio.
Adesione dell’Ucraina all’Ue
Quanto alla prospettiva di un ingresso dell’Ucraina nell’UE entro il 2027, Andrews ha definito il percorso di adesione “una delle motivazioni chiave per gli ucraini per mantenere la loro resistenza”.
“Esiste un percorso di adesione a breve termine. Finché sarà reale, gli ucraini saranno in grado di proseguire la guerra contro la Russia”, ha concluso.