La cooperazione tra Italia e Africa punta su formazione, tracciabilità e recupero del patrimonio culturale
Il patrimonio culturale non si difende soltanto recuperando le opere rubate, ma anche ricostruendone la storia, individuando i passaggi sospetti sul mercato e formando chi è chiamato a proteggerle. È su questo fronte che Italia e Paesi africani rafforzano la cooperazione contro il traffico illecito di beni culturali, con un nuovo programma di formazione professionale inserito nel Piano Mattei.
L’iniziativa nasce dall’accordo triennale tra la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali italiana e l’École du Patrimoine Africain (EPA), istituzione con sede a Porto-Novo, nel Benin, specializzata nella conservazione e nella valorizzazione del patrimonio culturale africano.
Il primo corso è partito il 5 ottobre e coinvolge professionisti provenienti da nove Paesi africani francofoni. Alle attività contribuisce anche il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), che condividerà le proprie competenze investigative e l'esperienza maturata nella collaborazione internazionale.
Provenienza e digitalizzazione per fermare i traffici illeciti
Il programma punta a rafforzare le capacità tecniche di chi lavora nei musei e nelle istituzioni culturali, con un'attenzione particolare alla documentazione delle collezioni, alla digitalizzazione degli inventari e alla ricerca sulla provenienza delle opere, nota come provenance research.
Ricostruire la provenienza significa verificare dove si trovava un oggetto, chi lo ha posseduto e attraverso quali passaggi è arrivato sul mercato. Documenti incompleti, passaggi di proprietà poco chiari o esportazioni prive delle necessarie autorizzazioni possono aiutare a individuare beni sottratti o scavati clandestinamente.
La tracciabilità è fondamentale anche per impedire che reperti provenienti da saccheggi o da aree instabili entrino nelle collezioni private e nei circuiti commerciali internazionali. Inventari aggiornati e archivi digitali condivisi possono rendere più semplice riconoscere gli oggetti ricercati e fornire alle autorità gli elementi necessari per avviare le indagini.
Il corso coinvolge professionisti di Algeria, Costa d'Avorio, Gabon, Marocco, Repubblica del Congo, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, Senegal e Tunisia. L'obiettivo è creare competenze e relazioni durature tra operatori, amministrazioni e istituzioni dei due continenti.
Dall'obelisco di Axum ai bronzi del Benin: il peso delle restituzioni
La cooperazione sulla tutela del patrimonio si inserisce in una storia segnata da saccheggi, esportazioni illegali e controversie sulla restituzione delle opere. Un caso particolarmente significativo per i rapporti tra Italia e Africa è quello dell'obelisco di Axum, in Etiopia.
Il monumento, una stele di circa 1.700 anni, fu prelevato dalle truppe italiane durante l'occupazione fascista nel 1937 e trasferito a Roma. Dopo decenni di richieste e negoziati, l'Italia lo restituì all'Etiopia nel 2005. Il monumento, trasportato in tre grandi sezioni, fu ricomposto nel sito originario nel 2008, con il coinvolgimento dell'UNESCO e il finanziamento italiano dell'operazione. Un esempio di cooperazione internazionale che ha richiesto non soltanto un accordo politico, ma anche un complesso lavoro tecnico e logistico.
Un altro caso emblematico è quello dei bronzi del Benin, oggi parte del patrimonio della Nigeria. Nel 1897, durante la spedizione militare britannica contro il Regno del Benin, migliaia di oggetti furono saccheggiati dal palazzo reale e successivamente dispersi in collezioni occidentali.
Nel 2022 la Germania ha avviato una restituzione di portata storica: la fondazione che gestisce i musei statali di Berlino ha trasferito alla Nigeria la proprietà di 512 oggetti provenienti dalla collezione del Museo etnologico, nell'ambito di un accordo più ampio che ha riguardato anche altri reperti. Una parte delle opere è rimasta temporaneamente esposta a Berlino in prestito, mentre la proprietà è passata alla Nigeria.
Questi casi mostrano perché la tutela dei beni culturali richieda strumenti diversi e complementari. La restituzione risponde alle rivendicazioni dei Paesi d'origine; la prevenzione e la ricerca documentale possono invece contribuire a individuare le opere sottratte, ricostruirne i percorsi e limitare nuovi traffici. Le vicende storiche legate alle spoliazioni coloniali, tuttavia, non coincidono automaticamente con i reati contemporanei: ogni caso richiede una ricostruzione documentale e giuridica specifica.
Il ruolo dei Carabinieri dell'Arte e la cooperazione internazionale
L'esperienza italiana nella lotta ai reati contro il patrimonio culturale si basa anche sul lavoro del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, istituito nel 1969. Il reparto specializzato svolge indagini sui furti, sugli scavi clandestini, sulle esportazioni illegali e sulla commercializzazione di opere di provenienza illecita, anche attraverso la collaborazione con autorità giudiziarie e forze di polizia straniere.
La cooperazione internazionale è già uno strumento concreto nelle operazioni di recupero. Nel 2022, per esempio, i Carabinieri TPC hanno collaborato con la procura distrettuale di Manhattan e con l'agenzia statunitense Homeland Security Investigations per recuperare reperti archeologici italiani finiti negli Stati Uniti attraverso circuiti di traffico internazionale. L'operazione ha portato alla restituzione di 58 manufatti, tra cui opere di epoca etrusca, romana e magnogreca.
Il principio alla base di queste attività vale anche per la collaborazione con i Paesi africani: condividere informazioni, documentazione e competenze può facilitare l'identificazione dei beni, sostenere le indagini e rendere più efficaci le procedure di recupero e restituzione.
A livello internazionale, un riferimento essenziale è la Convenzione UNESCO del 1970, che impegna gli Stati a contrastare l'importazione, l'esportazione e il trasferimento illeciti dei beni culturali e promuove la cooperazione per il loro recupero. La Convenzione incoraggia inoltre strumenti di prevenzione come gli inventari nazionali, i certificati di esportazione e i controlli sul commercio delle opere.
Piano Mattei, cultura e partenariati tra i due continenti
Il nuovo percorso formativo si inserisce nella cooperazione culturale promossa dall'Italia nell'ambito delPiano Mattei per l'Africa. La Direzione generale Affari europei e internazionali del Ministero della Cultura sostiene il programma, che punta a creare occasioni di formazione, scambio professionale e collaborazione tra istituzioni.
Per il ministro della Cultura Alessandro Giuli, la lotta al traffico illecito è una responsabilità condivisa che richiede competenze qualificate e collaborazione tra istituzioni. L'accordo, ha sottolineato, si fonda sulla reciprocità, sullo scambio di conoscenze e sul rispetto delle identità culturali.
La prospettiva è quella di un partenariato che non si limiti a trasferire competenze dall'Europa all'Africa, ma favorisca una collaborazione continuativa tra professionisti. La tutela delle collezioni, la conservazione dei reperti e la ricostruzione della loro provenienza diventano così parte di una strategia comune, nella quale la protezione del patrimonio culturale è anche una questione di memoria storica, identità e diritti delle comunità.