All'indomani dei fatti di Milano, il governo lavora a un decreto legge per punire i violenti. La stretta potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri già martedì, includendo misure già previste in un ddl sicurezza all'esame del Senato. "Lo Stato darà una risposta ferma"
"Lo Stato darà una risposta ferma". Si è concluso così il vertice sull’ordine pubblico convocato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni dopo gli scontri di sabato e domenica a Milano.
Il vertice, durato circa un'ora e mezza, era stato annunciato per "valutare ulteriori strumenti contro chi semina caos", a margine di un fine settimana che ha visto grandi manifestazioni di piazza sfociare in violenze causate da gruppi di antagonisti.
La linea dei partiti di maggioranza sembra quella di procedere per una nuova stretta, per mezzo di singoli provvedimenti, anche sui minorenni. L'esecutivo sta pensando a un decreto ad hoc, con alcune misure già previste in un ddl sicurezza all'esame del Senato, mentre si ragiona anche su norme sui blocchi stradali.
Fonti riferiscono della possibilità di varare un decreto legge da esaminare in Consiglio dei ministri in tempi brevi, forse già martedì. Gli uffici legislativi stanno inoltre approfondendo misure proposte delle forze di polizia per individuare altri interventi per rendere più efficaci le attività di prevenzione e contrasto di questi fenomeni.
Durante l'incontro, sono stati analizzati i disordini di piazza che, secondo quanto emerso, si presentano come parte di un fenomeno complesso, con aspetti di novità rispetto al passato e con una varietà di causali da decifrare.
Alla riunione di Palazzo Chigi hanno partecipato i vicepremier Matteo Salvini (in videocollegamento) e Antonio Tajani, i ministri Piantedosi, Crosetto, Lollobrigida e i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Mantovano e Fazzolari. Presenti anche i vertici di Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza, e quelli dell'Intelligence.
La Lega insiste su fermo preventivo ai minori e "norma anti-maranza"
Una prima stretta era arrivata a febbraio, cavalcando l'onda lunga del caos al corteo per il centro sociale torinese Askatasuna, con l'istituzione del fermo preventivo fortemente criticato dalle opposizioni. Ora, la Lega vuole estenderlo ai minori che partecipano a manifestazioni violente.
Il vicepremier Matteo Salvini, presente lunedì a Milano ha chiesto di "blindare piazza Duomo" e di non concederla più per future manifestazioni, insiste anche sulla "norma anti-maranza" e invoca "maggiore libertà d'azione" sulla potenza di idranti e taser. Il ministro delle Infrastrutture, secondo il quale a Milano "qualcuno cercava il morto", spinge anche sull'idea di una cauzione per gli organizzatori delle manifestazioni e per la procedibilità d'ufficio per lesioni a pubblico ufficiale.
Dichiarazioni che hanno fatto seguito a quelle del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, che domenica aveva assicurato che la devastazione di Milano non sarebbe rimasta impunita, anche nel caso di minorenni coinvolti. Titolare del Viminale peraltro criticato negli scorsi giorni dal sindaco di Milano Beppe Sala, secondo il quale le forze dell'ordine dispiegate in città non sarebbero state sufficienti. Accusa che ha scatenato le ire di Piantedosi.
Sul tavolo de governo l'aumento del numero degli agenti
Sfidando le opposizioni, Fratelli d'Italia chiede la sottoscrizione di una proposta di legge, nata dopo i disordini No Tav in Val Susa, "che estende il reato di associazione a delinquere agli sfascisti che si organizzano, anche in modo occasionale o via web, per trasformare i cortei in guerriglia urbana".
Nella riunione di Forza Italia convocata dal vicepremier Antonio Tajani domenica, è emersa la preoccupazione che il fenomeno di guerriglia urbana possa dilagare. I forzisti insisteranno sul potenziamento delle forze dell'ordine chiamate a intervenire in situazioni di disordine, con il rafforzamento di Strade sicure e l'assunzione di nuovo personale.
Gli agenti dovranno essere dotati di "strumenti regolamentari e normativi per procedere all'arresto dei minorenni, specie nei casi di devastazione e saccheggio". Tra le richieste di FI, anche quella di "accelerare l'iter legislativo delle norme che rendono più facilmente imputabili i minori tra 14 e 17 anni".
A Milano 271 fermi nel fine settimana, città in allerta anche lunedì
Nel capoluogo meneghino, alcune boutique e supermercati del centro hanno anticipato la chiusura lunedì per timore di nuovi disordini dopo gli scontri del fine settimana e le indiscrezioni sui social riguardo a possibili manifestazioni.
Le forze dell’ordine hanno rafforzato i presidi, mentre resta alta l’attenzione tra commercianti e addetti alla sicurezza.
La devastazione è iniziata sabato al termine del corteo contro il caro vita, prima di riprendere domenica, quando circa 2.000 giovani, molti vestiti di nero e incappucciati, si sono nuovamente radunati in zona Piazza Duomo e via Torino. Le strade del centro sono poi state teatro di saccheggiamenti di supermercati e negozi di abbigliamento. Decine le vetrine sfondate, distrutti dehors e tavolini e danni all’arredo urbano.
La situazione è tornata sotto controllo nel tardo pomeriggio a seguito dell’intervento della polizia con i reparti antisommossa, idranti e mezzi blindati, che hanno dovuto fronteggiare lanci di sassi e petardi.
In tutto il fine settimana sono state portate nella questura milanese 271 persone, in gran parte minorenni: il più piccolo ha 11 anni, tanti altri tra i 12 e i 13 anni. Dei 32 arrestati, sono 23 i minori, con i pm chiedono il carcere per gli 11 maggiorenni. Le accuse sono di devastazione, saccheggio e resistenza pluriaggravata. Tra le forze dell’ordine si registrano 14 agenti feriti.
Nella sola Milano, Confcommercio stima danni per oltre un milione di euro a negozi e locali, tra devastazioni e mancati introiti. Almeno un milione e trecentomila euro il conto dei danni considerando tutta Italia, in particolare per quelli registrati a Bologna e Torino, dove maggiormente si sono concentrate le devastazioni.
Il Movimento 17 ottobre lancia una mobilitazione permanente
È intanto nato a Milano il Movimento 17 ottobre, che annuncia manifestazioni ogni sabato alle 15 in diverse città italiane, con l’obiettivo dichiarato di proseguire la mobilitazione fino alla caduta del governo.
Il gruppo, che per il momento non mostra volti né promotori coinvolti, promuove le iniziative attraverso Instagram e Telegram, contestando l’operato delle istituzioni e delle forze dell’ordine.
In vista della prima manifestazione, le autorità monitorano la situazione. Non è chiaro se il movimento sia dietro gli appelli alle devastazioni di Milano.
Per cosa protestano gli italiani
"Il nostro percorso era stato concordato con la questura con cui abbiamo mantenuto contati costanti, quello che è successo dopo non era previsto", dichiara all'Ansa Francesco Barbara, uno dei portavoce di Italia in piazza, la realtà con cui sabato sono scese in strada, in diverse città, migliaia di persone.
"Noi volevamo solo fare questa manifestazione per supportare un moto di protesta che ormai è generalizzato anche in Italia". Barbara spiega che l**'obiettivo era quello dare un "supporto organizzativo"** a questo disagio "per chi voleva andare in piazza, cittadini nomali che protestano contro il caro vita, perché l'opinione pubblica si faccia sentire sulle scelte della politica".
Manifestanti, soprattutto giovani, hanno risposto all'appello e partecipato pacificamente ai cortei, protestando contro l’aumento dei prezzi e delle bollette, gli stipendi bassi, le condizioni della scuola e della sanità pubblica e le spese militari, sulla scia delle manifestazioni che da giorni stanno paralizzando la Francia.
Giorni di agitazioni non solo nel nord Italia. Nelle regioni del Sud, non si placano infatti presidi e fermi dei camion organizzati da autotrasportatori, agricoltori e pescatori contro il caro gasolio, l’aumento dei costi di trasporto e dei traghetti e i ritardi negli aiuti economici promessi dal governo. I manifestanti chiedono interventi urgenti per evitare che le imprese lavorino in perdita.