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Giappone: entro 2040 rischio carenza siti per cremare defunti in nove città, in Italia cresce la richiesta

 alcune persone si recano a visitare le tombe dei propri cari defunti al cimitero di Laurentino, alla periferia di Roma, 2/11/2024
alcune persone si recano a visitare le tombe dei propri cari defunti al cimitero di Laurentino, alla periferia di Roma, 2/11/2024 -  Diritti d'autore  AP Photo
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Di Ilaria Cicinelli
Pubblicato il •Ultimo aggiornamento
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Nove città del Giappone rischiano di non avere le strutture e la capacità necessarie per cremare i defunti nel 2040, anno in cui si prevede il maggior numero di decessi tra i baby boomers. In Italia la cremazione è sempre più diffusa e in futuro sarà necessario adeguaregli impianti alla domanda

Il Giappone rischia di non disporre di forni crematori a sufficienza in almeno nove città su venti designate dal governo nel 2040, anno in cui si prevede il numero di decessi tra la generazione dei baby boomers - chi è nato tra il 1945 e il 1965 - al massimo storico.

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È quanto emerge da un'inchiesta del quotidiano giapponese Yomiuri Shimbun, ripresa dall'Ansa. In molti comuni del Paese gli impianti sono obsoleti e l'amministrazione comunale fatica a finanziarne il rimodernamento. A fine 2025 gli impianti crematori amministrati pubblicamente in Giappone rappresentavano circa il 97% del totale, 1.316 su 1.350.

Nel dicembre dello scorso anno l'associazione dei sindaci delle città designate ha chiesto per la prima volta un aiuto finanziario al governo per sostenere i costi, per aumentare la capacità degli impianti e avviare nuove costruzioni.

Cinque città prevedono difficoltà già a partire dal 2030. Si tratta di Saitama, che potrebbe sperimentare i primi disagi intorno al 2030, di Chiba nel 2033 - dove le famiglie già oggi nei mesi invernali attendono dai sette ai dieci giorni per la cremazione dei propri cari - di Sakai nel 2035, di Sagamihara tra il 2035 e il 2036 e Kawasaki nel 2036.

A Yokohama e Hiroshima invece, la capacità annua è già stata superata. A Tokyo, invece, si riscontra una presenza significativa di operatori privati e l'aumento delle tariffe.

L'allarme è dovuto anche al superamento delle stime demografiche, con le proiezioni del 2025 che prevedono 70mila decessi in più nel 2040 rispetto alla stima di 1,65 milioni del 2023.

Senza un'adeguata pianificazione a lungo termine liste di attesa e costi per le famiglie rischiano di aumentare in modo significativo, minando la possibilità di celebrare il lutto in modo dignitoso. Va ricordato che in Giappone la cremazione è la pratica funeraria predominante.

In Italia sempre più diffusa la cremazione: domanda in crescita e necessità di adeguare le strutture nel prossimo futuro

In Italia, anche se l'inumazione o la tumulazione rimangono le forme di sepoltura predominanti, la cremazione ha registrato una crescita significativa negli ultimi due decenni, coprendo quasi il 40% dei decessi totali, anche per via dei costi più contenuti.

I loculi per le urne cinerarie nei cimiteri costano meno rispetto a quelli per le bare - a Roma in media si va da un massimo di 615 euro per un loculo cinerario contro un massimo di 3.654 euro per un loculo salma - e in molti scelgono di disperdere le ceneri invece che tumularle.

Secondo il rapporto di maggio 2026 dell'Istituto Cattaneo "Gli italiani e la morte. Pratiche, opinioni, credenze", la cremazione occupa una posizione centrale nel complesso delle preferenze dichiarate per il proprio corpo dopo la morte e sempre più persone la scelgono perché percepita come una soluzione "semplice, definitiva e meno onerosa per chi resta".

Il 31,6% degli italiani vorrebbe essere cremato, ed è la modalità singola più spesso indicata tra quelle esplicitamente proposte. La sepoltura tradizionale raccoglie quote di gran lunga inferiori, con il 7,5% che preferirebbe essere sepolto a terra e il 12,3% collocato in un loculo a parete.

Tra coloro che scelgono la cremazione cresce la percentuale di chi vorrebbe disporre la dispersione delle ceneri, il 41,2%, mentre il 21,6% preferirebbe che venissero conservate in un cimitero, il 10,8% affidate a una persona cara perché le tenga in casa e il 3,6% che venissero disperse nell’apposita area del cimitero.

È probabile che la trasformazione delle pratiche funerarie in Italia e l'invecchiamento della popolazione imporranno un'adeguamento delle strutture crematorie e della loro disposizione sul territorio, nei prossimi anni. Attualmente sul territorio sono presenti oltre 90 forni attivi, circa il doppio rispetto a 15 anni fa, con la maggior parte degli impianti concentrati in Piemonte, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto.

Alcune Regioni già hanno iniziato a muoversi in questa direzione. Ad Aci Catena a fine settembre è stato inaugurato il secondo forno crematorio della provincia di Catania. Ad aprile 2026, l'assemblea legislativa della Regione Umbria ha disposto l'adozione di un piano di coordinamento regionale per la costruzione di due nuovi poli crematori data la crescente richiesta. Al momento l'Umbria dispone di una sola struttura per una popolazione di circa 870mila abitanti.

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