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Data center in prima linea: l’Europa deve frenare le fabbriche di IA, avverte esperto ONU

Esempio di centro dati
Esempio di data center -  Diritti d'autore  Canva
Diritti d'autore Canva
Di Pascale Davies
Pubblicato il
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I data center sono diventati obiettivi militari privilegiati e gli attacchi con droni in Ucraina dovrebbero spingere l'Europa a ripensare dove costruire le sue infrastrutture di IA, afferma un esperto.

I data center in Ucraina, Russia e Medio Oriente sono diventati obiettivi cruciali nei conflitti, in grado di mandare temporaneamente in tilt l’economia di un Paese e i servizi pubblici, dalle banche agli ospedali.

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La Russia ha colpito data center a Kiev e, nelle ultime settimane, droni ucraini hanno risposto prendendo di mira diversi data center in Russia, in una serie di attacchi che Kiev definisce diretti contro infrastrutture che garantiscono flussi di denaro alla macchina bellica di Mosca.

Il fatto che i data center siano diventati obiettivi militari dovrebbe spingere l’Europa a ripensare dove costruire le proprie infrastrutture di intelligenza artificiale, afferma Mehdi Paryavi, consulente delle Nazioni Unite e fondatore del think tank International Data Center Authority (IDCA).

"Se colpisci un numero sufficiente di obiettivi strategici, puoi far crollare un’intera economia", ha dichiarato a Euronews Next.

In società sempre più digitalizzate, mettere fuori uso un data center può significare "paralizzare le funzioni militari, sanitarie e finanziarie".

I data center sono le strutture fisiche che ospitano server e dati di un’azienda. Sono anche cruciali per l’intelligenza artificiale, perché forniscono l’enorme quantità di energia di cui ha bisogno.

In tempo di guerra diventano ancora più strategici, dato che l’Ucraina utilizza l’IA per il puntamento dei droni e per altri scopi militari.

Il fatto che siano un nuovo obiettivo dovrebbe spingere i Paesi a riflettere di più su dove costruirli, osserva Paryavi. Ma, aggiunge, i consigli che il settore ripete da anni – scegliere con cura i siti e mantenerne segreta l’ubicazione – potrebbero non essere più sufficienti.

"Forse servono sistemi Iron Dome, forse bisogna costruirli sottoterra o in bunker", ha detto, senza scendere nei dettagli per motivi di sicurezza nazionale.

Ma "i tempi in cui si costruivano data center in luoghi qualsiasi sono finiti", ha aggiunto.

Ha riconosciuto anche che nessun Paese ha una risposta chiara su come farlo senza rallentare la corsa ad aumentare la capacità di calcolo per l’IA.

Un hub europeo

Alla domanda se questi attacchi porteranno i governi europei a rivedere i piani per le cosiddette AI gigafactories, un tipo di data center, Paryavi ha risposto: "Al cento per cento".

Interpellato sui piani europei per i data center, un portavoce della Commissione europea ha spiegato a Euronews Next che è stato pubblicato un bando per creare fino a sette AI gigafactories in tutta Europa.

"Il bando è ancora aperto. Una volta chiuso, le proposte saranno valutate e verranno prese le decisioni di aggiudicazione", ha aggiunto. Il bando si chiuderà il 12 novembre.

Non sono però stati forniti commenti specifici su un eventuale cambio di rotta nei piani per i data center alla luce dei nuovi attacchi contro queste infrastrutture.

Secondo Paryavi, il danno economico provocato dalla distruzione di un data center può essere astronomico e per molti Paesi, Europa compresa, "quasi irreversibile".

Un singolo data center può costare fino a 25 miliardi di dollari e richiedere fino a tre anni di lavori.

"L’Europa non può permettersi di finanziare centinaia di miliardi di dollari di asset e poi vedere qualcuno distruggerli", ha affermato Paryavi. "A mio avviso l’intero processo di costruzione dei data center deve rallentare".

Ha invitato gli Stati europei ad agire come blocco, sostenendo che nessun Paese può farcela da solo, anche perché ai rischi per la sicurezza si sommano la carenza globale di energia e la mancanza di personale qualificato.

Invece di avere data center sparsi, ha suggerito di concentrarli in aree specifiche, così da poter creare una sorta di Iron Dome a loro protezione.

"Costruire data center e poli digitali è l’unico modo in cui un Paese, un hub o le stesse aziende del settore possono garantirsi una certa sicurezza", ha concluso.

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