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Libano, Meloni punta su una missione franco-italiana dopo Unifil. Crosetto: "Non possiamo abbandonare l'area"

Soldati finlandesi della missione UNIFIL a un posto di blocco nella cittadina di Mansouri, nel Libano meridionale, 4 settembre 2026.
Soldati finlandesi delle forze UNIFIL a un posto di blocco nella cittadina di Mansouri, nel sud del Libano, 4 settembre 2026. -  Diritti d'autore  AP Photo
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Di Clara Nabaa & Stefania De Michele & يورونيوز
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Mentre la missione della forza ONU in Libano, Unifil, si avvicina alla fine, crescono le preoccupazioni per la sicurezza nel sud, tra operazioni israeliane e ritardi nel dispiegamento dell’esercito libanese: le misure alternative basteranno a evitare un vuoto e garantire la stabilità?

L'Italia punta a mantenere una presenza internazionale in Libano anche dopo la fine del mandato di Unifil, la missione delle Nazioni Unite in scadenza a fine 2026. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni propone un'iniziativa franco-italiana per rafforzare le forze armate libanesi, mentre il ministro della Difesa Guido Crosetto sostiene la creazione di una missione europea per evitare che il ritiro dei caschi blu lasci il sud del Paese esposto a nuove tensioni.

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La questione è urgente: nonostante il calo della violenza registrato dalla fine di giugno, la situazione sul terreno resta fragile, le operazioni militari israeliane proseguono e il ridispiegamento dell'esercito libanese incontra difficoltà. A questo si aggiunge il rischio di interrompere una rete di assistenza alla popolazione costruita negli anni dalla presenza internazionale.

"Tutto possiamo fare tranne che abbandonare aree che sembrano lontane, ma sono vicinissime a noi", ha dichiarato Crosetto a Pristina, in Kosovo, durante la cerimonia di passaggio di consegne del comando della missione Nato Kfor dalla Turchia all'Italia.

Meloni: "Pronti a sostenere una pace giusta e duratura"

Nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, Meloni ha ribadito l'impegno italiano per una pace tra Israele e Libano.

"Continuiamo a credere e a lavorare per una pace vera tra Israele e Libano", ha affermato la presidente del Consiglio, ricordando che l'Italia ha ospitato diverse tornate negoziali ed è pronta a farlo nuovamente.

Meloni ha detto di ritenere che la leadership libanese sia sinceramente pronta a sottoscrivere un accordo e ha confermato la disponibilità italiana a sostenerla attraverso un'iniziativa congiunta con la Francia.

L'obiettivo è dotare le forze armate libanesi delle capacità necessarie per affermare la sovranità dello Stato su tutto il territorio nazionale. Il rafforzamento dell'esercito è uno dei punti centrali del futuro assetto di sicurezza, soprattutto nelle aree meridionali vicine al confine israeliano, dove il controllo statale resta problematico.

Crosetto: "C'è bisogno di una missione, soprattutto in questo momento"

Il ministro della Difesa ha confermato che l'Italia sta lavorando per promuovere una missione europea in vista della scadenza di Unifil, pur auspicando che la presenza delle Nazioni Unite possa proseguire.

"La stiamo spingendo anche noi la missione europea, proprio per prevenire qualunque cosa possa succedere per quanto riguarda il futuro di Unifil, che ci auguriamo però possa proseguire, perché c'è bisogno di una missione, soprattutto in questo momento", ha dichiarato Crosetto.

Se non sarà possibile mantenere la missione sotto l'egida dell'Onu, ha aggiunto, occorrerà valutare altre formule multilaterali, nelle quali l'Unione europea potrebbe svolgere un ruolo.

La posizione italiana si inserisce in un confronto internazionale ancora aperto. L'Unione europea ha approvato una missione di sostegno all'esercito libanese e alle forze di sicurezza interna, con una durata iniziale di tre anni. Il nuovo mandato non è ancora operativo e Bruxelles ha chiarito che non è destinato a sostituire direttamente Unifil: il suo compito è rafforzare le capacità delle istituzioni locali, non assumere automaticamente le funzioni dei caschi blu nel sud del Paese.

Soldati della forza "Unifil" in un punto di osservazione al confine tra Libano e Israele.
Soldati della forza "Unifil" in un punto di osservazione al confine tra Libano e Israele. AP Photo

Il rischio di un vuoto di sicurezza dopo il ritiro dei caschi blu

Il mandato di Unifil scade alla fine del 2026, ma il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non ha ancora deciso quale assetto adottare per la fase successiva. Il segretario generale António Guterres ha presentato le proprie proposte il primo giugno, mentre proseguono le discussioni sulle possibili alternative.

Il Libano punta a ottenere una proroga di sei mesi della missione. Il timore di un vuoto di sicurezza ha spinto 86 deputati libanesi a firmare un documento per chiedere il rinvio del ritiro.

La missione monitora l'attuazione della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza dell'Onu, che punta a consolidare il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah e a rafforzare l'autorità dello Stato libanese nel sud del Paese.

L'attuazione della risoluzione continua tuttavia a incontrare ostacoli, nonostante l'accordo quadro raggiunto a giugno sotto l'egida degli Stati Uniti, che prevede il disarmo di Hezbollah, il ritiro graduale delle forze israeliane e il dispiegamento dell'esercito libanese.

Unifil: "La situazione nel sud del Libano resta fragile"

In un'intervista a Euronews, il vice portavoce di Unifil, Tilak Pokharel, ha descritto la situazione della sicurezza nel sud del Libano come ancora fragile, nonostante la diminuzione della violenza registrata dalla fine di giugno.

Le forze internazionali continuano a segnalare violazioni aeree, bombardamenti di artiglieria e lanci di proiettili. La permanenza delle forze israeliane e le operazioni sul terreno complicano inoltre il ritorno alla normalità e il ridispiegamento dell'esercito libanese.

Pokharel ha richiamato l'attenzione anche sulla cosiddetta "linea gialla" istituita da Israele, che ha impedito agli sfollati di tornare in diversi villaggi e alle proprie abitazioni. Le restrizioni hanno ostacolato la ricostruzione e costretto decine di migliaia di persone a restare lontane dalle proprie zone di residenza.

Nonostante le difficoltà operative, ha assicurato il vice portavoce, Unifil continua a operare 24 ore su 24 e ad adattarsi ai cambiamenti quotidiani sul terreno.

Militari francesi delle forze "Unifil" pattugliano la valle del Salouki, nel sud del Libano, il 20 agosto 2025.
Militari francesi delle forze "Unifil" pattugliano la valle del Salouki, nel sud del Libano, il 20 agosto 2025. AP Photo

I limiti della missione Onu e le critiche di Israele

Unifil sostiene l'attuazione della risoluzione 1701, ma non dispone del potere di imporne con la forza il rispetto. Rispondendo alle critiche secondo cui i caschi blu non sarebbero riusciti a impedire la presenza di gruppi armati e armi fuori dal controllo dello Stato, Pokharel ha ricordato che il mandato della missione consiste nell'aiutare le parti a rispettare gli impegni assunti.

Secondo il vice portavoce, il coordinamento con gli attori coinvolti ha permesso di contenere numerosi incidenti che avrebbero potuto degenerare in scontri militari. Il ruolo dei caschi blu è anche prevenire errori di valutazione e incidenti non intenzionali che potrebbero innescare un'escalation, ma non impedire operazioni militari deliberate.

Il generale e analista militare Nagy Malaeb, intervistato da Euronews, collega le pressioni per porre fine alla missione agli sviluppi militari nel sud del Libano e all'arsenale di Hezbollah, comprendente missili, armamenti e infrastrutture distribuite nell'area.

Secondo Malaeb, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha sostenuto che le Nazioni Unite hanno fallito nel loro compito e che Unifil non è riuscita a impedire la presenza di armi e gruppi armati al di fuori dell'autorità dello Stato libanese. L'analista riferisce inoltre che Netanyahu ha chiesto la fine della missione e che gli Stati Uniti hanno accettato di limitarne la proroga fino alla fine del 2026.

Una forza internazionale più incisiva? Le ipotesi sul tavolo

Per Malaeb, un'eventuale forza sostitutiva dovrebbe avere poteri più ampi rispetto a quelli di Unifil, compresa la possibilità di condurre operazioni di combattimento in coordinamento con l'esercito libanese per impedire il ritorno di armi e gruppi armati nel sud.

Tra le proposte dell'analista figura la creazione di un comando operativo congiunto a Naqoura, sul modello dell'attuale quartier generale di Unifil. Una sala operativa unica coordinerebbe le unità libanesi e quelle internazionali, con responsabilità definite per la direzione e il controllo dei movimenti militari e di sicurezza.

Malaeb ritiene che l'esercito libanese sia preparato ad assumere maggiori responsabilità, ma sottolinea la necessità di rafforzarne equipaggiamenti, capacità logistiche e armamenti. Servirebbe anche migliorare stipendi e condizioni di vita dei militari, penalizzati dalla crisi economica e dal crollo della valuta nazionale.

Tra i Paesi europei potenzialmente coinvolti figurano Francia, Italia, Germania e Regno Unito, grazie alla loro esperienza nel peacekeeping e nel sostegno alle istituzioni libanesi. L'eventuale partecipazione di altri Stati, tra cui Turchia e Azerbaigian, resta da definire. Qualsiasi nuovo assetto richiederebbe inoltre intese politiche e di sicurezza con gli Stati Uniti e Israele.

Se non si raggiungesse un accordo per una forza sostitutiva prima della scadenza del mandato, Malaeb evoca anche l'ipotesi di una missione di osservatori internazionali accompagnata da un contingente limitato per garantirne la protezione. Le stime sulle dimensioni di una simile presenza variano da circa 700 a 3.500 militari, ma non esiste ancora una decisione definitiva.

Il Libano, sottolinea l'analista, insiste affinché l'Onu resti il riferimento principale per qualsiasi nuova forza internazionale, pur dichiarandosi aperto a un ruolo europeo qualora non fosse possibile raggiungere un accordo sotto l'egida delle Nazioni Unite.

Aiuti umanitari e servizi essenziali a rischio

La fine di Unifil potrebbe avere conseguenze che vanno oltre gli equilibri militari. Negli anni la missione ha contribuito a sostenere le comunità locali, facilitare gli aiuti umanitari e rafforzare i servizi essenziali in una regione segnata dal conflitto e dalla crisi economica.

Pokharel ha spiegato che i caschi blu forniscono scorte di sicurezza ai convogli umanitari, si coordinano con le parti coinvolte per agevolare il passaggio degli aiuti e lavorano all'apertura e alla messa in sicurezza delle strade.

Unifil sta collaborando con i partner umanitari e con l'esercito libanese per predisporre meccanismi che garantiscano la continuità delle attività essenziali dopo la fine del mandato. La missione ha già avviato un passaggio di maggiori responsabilità alla rete di coordinamento umanitario, ma, ha riconosciuto Pokharel, è difficile garantire una stabilità completa mentre il conflitto resta in corso.

Il sostegno internazionale ha riguardato anche l'esercito, i municipi, le istituzioni locali e servizi cruciali come acqua, energia e assistenza sanitaria, compresi i dispensari. La perdita di questo supporto rischierebbe di aggravare le condizioni di una popolazione già colpita dagli scontri e dalla crisi economica.

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