La premier italiana critica l'intesa tra Stati Uniti e Russia sul gasolio, parlando di un indebolimento delle sanzioni contro Mosca. Zelensky la ringrazia, mentre il Cremlino replica duramente
L’accordo Trump-Putin sull'acquisto di gasolio russo "è una scelta molto rischiosa" ed è una "legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine", ha detto mercoledì a Roma Giorgia Meloni suscitando a breve l'approvazione di Kiev e la reazione piccata della Russia.
La premier italiana, intervenendo in Parlamento prima di andare a Bruxelles per il Consiglio europeo di giovedì e venerdì, ha parlato di un "implicito indebolimento della leva sanzionatoria" che contraddice quanto finora fatto anche dagli Stati Uniti "per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative".
Come hanno reagito Kiev e Mosca alle parole di Meloni
Sul presidente russo la leader italiana ha anche aggiunto che "provoca l'Europa perché deve distogliere l'attenzione dall'andamento del conflitto e cerca un nuovo nemico" mentre sul sostegno all'Ucraina, ha aggiunto, "la posizione dell'Italia non cambia".
Volodymyr Zelensky, mercoledì in visita a Londra, ha voluto ringraziare Meloni su X "per avere compreso chi è l'aggressore e cosa significhi costruire una pace dignitosa e duratura".
Il presidente ucraino in un'intervista nel Regno Unito ha dichiarato quanto sia "doloroso che il presidente Trump scelga una parte diversa", riferendosi implicitamente alla presunta mancata collaborazione della rete statunitense di satelliti Starlink nel fornire dati sui missili russi in arrivo, durante gli attacchi subiti dall'Ucraina negli ultimi giorni.
Diverso il tono usato a Mosca sulle parole di Meloni dalla portavoce del ministero degli Esteri. "Non sono affari suoi", ha commentato Maria Zakharova a media italiani.
L'Italia invita gli E3 a negoziare per tutti
La premier ha toccato anche il punto della presenza europea al tavolo dei negoziati, per cui si sono mossi in prima persona altri Paesi europei. "Se Francia, Germania e Gran Bretagna, nel famoso formato E3, ritengono di poter fare da sole meglio di quanto potremmo fare tutti insieme, e finora è questa la scelta che hanno fatto, allora almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti", ha affermato Giorgia Meloni in aula al Senato.
"Mi interessa che l’Europa non vada in ordine sparso, non offra il fianco a chi ha interesse ad alimentare le divisioni e parli con una voce sola", ha aggiunto chiedendo che "i Ventisette individuino una figura autorevole, con il mandato di tutti, capace di portare al tavolo la voce dell'Europa. E se su un nome non si trova convergenza, siamo pronti anche a valutare soluzioni diverse".
Ma è la stessa maggioranza italiana a essere divisa sul futuro dell'Ucraina.
"Quello che stiamo facendo sull'Ucraina è quello che c'è scritto nel nostro programma con cui ci siamo presentati al cospetto degli italiani e siamo stati eletti", ha detto Meloni rivolgendosi più tardi alla Camera ai deputati di Futuro Nazionale, il partito di estrema destra fondato dall'europarlamentare Roberto Vannacci.
Il suo vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, ha però puntualizzato che in Italia "non potremo andare avanti all'infinito a mandare miliardi non in prestito ma in regalo all'Ucraina", facendo poi notare durante un punto stampa al Parlamento europeo che anche Stati UE, tra cui Belgio e Spagna, "stanno comprando energia e gas dalla Russia".