Non è ancora stato stabilito chi pagherà per le spese mediche dei pazienti italiani rimasti feriti nell'incendio dello scorso primo gennaio a Crans-Montana. Il presidente elvetico uscente Guy Parmelin aveva promesso di coprire i costi, ma il Consiglio federale non ha ancora dato il via libera
A oltre nove mesi dalla tragedia di Crans-Montana ancora non è stato stabilito chi pagherà il conto di circa 1,6 milioni di euro (1,5 milioni di franchi svizzeri) per le cure mediche prestate alle vittime italiane.
Il costo totale riguarda 12 feriti ricoverati nelle strutture elvetiche per periodi variabili. Tra questi c'è anche il giovane Manfredi Marcucci, rimasto gravemente ustionato il primo gennaio e assistito all'ospedale di Sion prima del trasferimento a Milano, lo riporta l'emittente elvetica Radio Télévision Suisse.
Per il suo solo ricovero di 15 ore, la Svizzera ha inviato al sistema previdenziale italiano una fattura di 66.800 franchi, scatenando l'indignazione della famiglia e alimentando un'intensa polemica sui costi dell'assistenza.
Lo scontro tra Italia e Svizzera sul conto da pagare
I rapporti diplomatici e normativi tra Roma e Berna continuano a registrare una forte tensione sulla gestione finanziaria della vicenda. Se da un lato gli accordi internazionali europei prevedono che le spese sanitarie sostenute all'estero siano a carico del Paese di residenza del paziente, dall'altro l'Italia ha ribadito fin dallo scorso aprile l'intenzione di non coprire tali costi.
La posizione italiana fa leva sulle possibili responsabilità di terzi o di funzionari locali nella dinamica dell'incendio, ritenendo che la richiesta di rimborso debba essere quantomeno congelata fino all'accertamento definitivo dei fatti.
Lo stallo persiste nonostante i fondi straordinari già stanziati dal lato elvetico per far fronte all'emergenza. La Confederazione Svizzera ha approvato lo stanziamento di 35 milioni di franchi per le vittime, a cui si aggiungono oltre 2,3 milioni messi a disposizione dal Cantone del Vallese e un budget di 24 milioni della Fondazione Amata, in parte finanziata dallo Stato vallesano.
Nonostante la promessa di una rapida soluzione avanzata a maggio dal presidente uscente Guy Parmelin dopo l'incontro con la premier Giorgia Meloni, il Consiglio federale svizzero non ha ancora stabilito come liquidare la fattura e formalizzare una via d'uscita.. Meloni aveva definito "ignobile" la richiesta di risarcimento da parte della Svizzera e il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva ribadito che Roma non avrebbe pagato.
Nel dibattito politico svizzero le posizioni restano divise mentre si attende l'imminente decisione del Consiglio Federale. Se da un lato la consigliera nazionale verde-liberale Céline Weber chiede fermezza e il rispetto rigoroso degli accordi bilaterali da parte di Roma, dall'altro la socialista Laurence Fehlmann Rielle sollecita un gesto di solidarietà da parte di Berna per farsi carico dell'importo.