Gli Stati Uniti, la Cina e l'UE stanno adottando strategie molto diverse per regolamentare l'intelligenza artificiale. Ecco come le principali economie mondiali affrontano questa tecnologia e cosa c'è in gioco.
La pressione cresce in tutto il mondo per mettere sotto controllo i sistemi di intelligenza artificiale più potenti, e le tre grandi potenze mondiali dell'AI stanno rispondendo in modi molto diversi.
Le preoccupazioni sono simili ovunque: dagli attacchi informatici alimentati dall'AI alle minacce alla sicurezza nazionale, fino ai chatbot collegati ai suicidi di minori. Le risposte, però, sembrano molto diverse.
L'UE ha puntato su norme vincolanti, anche se ne ha già allentate alcune sotto la pressione dell'industria. Gli Stati Uniti si affidano a impegni volontari e a ordini esecutivi pensati per mantenere in corsa il boom dell'AI. La Cina sta costruendo un proprio quadro normativo sotto stretto controllo statale, respingendo al tempo stesso gli appelli a rallentare.
Ecco come si sta muovendo ciascuno.
UE: "Le prime norme globali complete sull'AI"
L'Unione europea ha adottato l'AI Act nel 2024, che Bruxelles definisce le "prime norme globali complete sull'intelligenza artificiale".
Il regolamento disciplina l'AI sulla base di un quadro a quattro livelli di rischio. Le regole si fanno più stringenti a seconda del livello di minaccia posto dal sistema di AI, dai sistemi a rischio minimo o nullo – come elementi nei videogiochi e filtri antispam, che possono operare liberamente – fino ai sistemi considerati inaccettabili, dotati di poteri molto estesi, che sono vietati del tutto, come il punteggio sociale, il riconoscimento delle emozioni e la manipolazione.
Ma molte aziende europee, temendo che le norme soffocassero l'innovazione mentre cercano di recuperare terreno rispetto ai concorrenti statunitensi e cinesi, hanno fatto un'intensa attività di lobby. Hanno ottenuto un rinvio delle regole sui sistemi ad alto rischio nell'ambito dell'AI Omnibus bill, grazie anche alla svolta a destra della Commissione dopo le elezioni europee.
In un contesto di crescenti richieste globali di controllo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato lo scorso mese che le norme sull'AI mettono "l'Europa nella posizione di orientare gli sforzi globali".
Ha aggiunto che inviterà i principali laboratori d'avanguardia "per discutere di come possiamo sostenere gli sforzi in corso dell'industria nel tenere il passo con le tecnologie di frontiera".
Le aziende europee sono state più diffidenti rispetto all'idea di rallentare, temendo che possa essere un tentativo dei giganti statunitensi di consolidare il proprio dominio.
L'UE dispone anche di altri strumenti per regolamentare l'AI.
Ad agosto, ChatGPT è diventato il primo chatbot di AI inserito nell'elenco dei servizi digitali di dimensioni molto grandi soggetti a controlli giuridici più severi nell'ambito delle norme sui contenuti online note come Digital Services Act.
Lo scorso mese Bruxelles ha anche proposto di obbligare le aziende a rendere sicuri i compagni virtuali e i chatbot basati sull'AI prima che vengano utilizzati dai minori.
L'EU Kids Act (Legge Ue sui minori) prevede il divieto per i chatbot di AI di "simulare relazioni interpersonali in modo da creare dipendenza emotiva", ha spiegato l'UE, dopo una serie di suicidi in tutto il mondo collegati alle interazioni di bambini e ragazzi con questi assistenti.
USA: "Super intelligence"
A quasi due anni dal suo secondo mandato, il presidente Donald Trump ha costruito la sua politica sull'AI quasi esclusivamente su impegni volontari dell'industria e su ordini esecutivi pensati per sostenere il boom dell'AI che sta trainando l'economia statunitense.
Nel primo giorno di ritorno alla Casa Bianca, Trump ha cancellato l'ordine esecutivo del 2023 del suo predecessore Joe Biden, che imponeva agli sviluppatori dei sistemi di AI più potenti di condividere con il governo i risultati dei test di sicurezza e chiedeva alle agenzie federali di definire linee guida sulla privacy per prevenire discriminazioni algoritmiche.
A luglio 2025, la Casa Bianca ha presentato un "AI Action Plan" (Piano d'azione per l'AI) con oltre 90 misure per accelerare lo sviluppo, aumentare gli investimenti nelle infrastrutture e deregolamentare l'intero settore statunitense.
Un ordine esecutivo collegato, intitolato "Preventing Woke AI in the Federal Government" (Prevenire un'AI 'woke' nel governo federale), impone alle agenzie federali di acquistare solo modelli ritenuti ideologicamente neutrali.
L'ordine è stato emanato senza alcuna metodologia formale per valutarne la neutralità, se non la condivisione della documentazione tecnica delle piattaforme con il governo statunitense. Una condizione che Anthropic di Dario Amodei e xAI di Elon Musk hanno accettato senza esitazioni, soprattutto alla luce della lunga storia di controversie legate a quest'ultimo.
Il Congresso, politicamente diviso e sottoposto a una forte pressione di lobby da parte delle Big Tech, non ha ancora approvato una legge federale sull'AI ed è sospeso fino a dopo le elezioni di metà mandato di novembre.
Trump ha cercato di bloccare le leggi sull'AI approvate dai singoli Stati, ma il Congresso ha ripetutamente rifiutato di annullarle. Di conseguenza le norme statali stanno entrando in vigore in tutto il Paese, compresa la California's AI Transparency Act (Legge sulla trasparenza dell'AI della California).
Quest'anno, il lancio di modelli di AI in grado di compiere attacchi informatici molto sofisticati ha spostato l'attenzione sulla sicurezza. Un ordine esecutivo di giugno ha istituito un sistema volontario con cui gli sviluppatori concedono al governo fino a 30 giorni di accesso anticipato ai loro modelli più potenti.
Con l'aumento dell'ansia tra gli elettori, il 29 settembre i vertici delle sei maggiori aziende di AI statunitensi hanno firmato un accordo alla Casa Bianca impegnandosi a sottoporre i modelli più avanzati a verifiche indipendenti e a una supervisione a livello di consigli di amministrazione.
L'intesa consente alle aziende di autoregolamentarsi e non prevede sanzioni in caso di mancato rispetto degli impegni, anche se Trump l'ha definita "moralmente vincolante".
Lo stesso giorno, Trump ha ordinato alle agenzie federali di sostituire il termine "artificial intelligence" con "super intelligence" nelle comunicazioni ufficiali.
Le ultime stime indicano che le infrastrutture e gli investimenti legati all'AI rappresentano attualmente circa da un quinto a un terzo della crescita complessiva dell'economia statunitense, pari a un contributo compreso tra 0,45 e 0,97 punti percentuali su un tasso di crescita totale previsto tra il 2,1% e il 2,3% nel 2026, secondo il Peterson Institute for International Economics.
Cina: "Sempre sotto controllo umano"
La Cina dispone già di un complesso insieme di regole in evoluzione sull'uso dell'AI, anche da parte dei minori.
A luglio sono entrate in vigore norme sui chatbot-compagni basati sull'AI, con l'obiettivo di ridurre la dipendenza emotiva e vietare la creazione di cloni digitali di persone reali senza il loro consenso.
Quest'estate il presidente Xi Jinping ha affermato che l'AI deve essere "sempre sotto controllo umano", chiedendo più "leggi e regolamenti, monitoraggio tecnologico, sistemi di allerta precoce e di risposta alle emergenze".
Il premier Li Qiang ha inoltre avvertito che il mondo rischia di "perdere il controllo" delle tecnologie di frontiera come l'AI se i governi saranno troppo lenti nel regolamentarle.
Tuttavia "una pausa generale o un rallentamento deliberato dello sviluppo dell'AI resta al di fuori dell'impostazione dominante della politica cinese", hanno scritto a settembre gli analisti dell'Oxford China Policy Lab.
Secondo loro, per alcuni in Cina gli appelli a rallentare il progresso sono difficili da giustificare, "soprattutto alla luce della percezione che misure statunitensi come i controlli sulle esportazioni abbiano già limitato lo sviluppo dell'AI cinese da anni".
La Cina censura e controlla i contenuti generati dall'AI allo stesso modo delle altre informazioni online. E lo scorso mese il capo dei servizi segreti ha avvertito che l'AI può mettere in pericolo la sicurezza nazionale.
Le "forze ostili" stanno abusando dell'AI generativa per "fabbricare voci politiche e diffondere informazioni dannose", ha dichiarato il ministro della Sicurezza di Stato Chen Yixin.