Gli eurodeputati hanno chiesto norme valide in tutta l'UE contro burnout, stress, depressione e ansia sul lavoro che colpiscono quasi un lavoratore su tre e andrebbero trattati come malattie professionali. I gruppi di estrema destra si sono opposti, ora la palla passa alla Commissione europea
Martedì il Parlamento europeo ha chiesto un intervento più deciso dell’UE contro il burnout, lo stress e altre condizioni legate al lavoro, affrontando un problema sempre più diffuso tra i lavoratori europei anche perché digitalizzazione e intelligenza artificiale stanno trasformando i luoghi di lavoro.
Gli eurodeputati chiedono nuove norme che riconoscano come i rischi psicosociali, tra cui molestie, carichi di lavoro eccessivi e orari imprevedibili, possano causare malattie professionali, comprese le patologie legate alla salute mentale.
"Le malattie legate ai rischi psicosociali, come il burnout, devono essere riconosciute come malattie professionali", ha dichiarato a Euronews l’eurodeputata socialista belga Estelle Ceulemans, relatrice del rapporto.
Secondo l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), nel 2025 il 29% dei lavoratori dell’UE ha sperimentato stress, depressione o ansia causati o aggravati dal lavoro.
La quota sale al 32% tra i lavoratori tra i 25 e i 39 anni, poiché i giovani sono colpiti in misura sproporzionata da queste condizioni, anche per l’uso intensivo delle tecnologie digitali e la natura spesso precaria delle loro occupazioni.
Gli eurodeputati hanno sollecitato la Commissione a introdurre norme valide in tutta l’UE per tutelare i lavoratori, dato che le disposizioni attuali variano molto tra gli Stati membri e non garantiscono sempre una protezione adeguata.
La risoluzione chiede obblighi vincolanti per i datori di lavoro, controlli ispettivi più rigorosi e il diritto alla disconnessione fuori dall’orario di lavoro.
Il testo prevede anche l’inversione dell’onere della prova nei casi di malattie professionali. Quando un lavoratore dimostra elementi che indicano l’esposizione a rischi psicosociali legati al lavoro e un danno alla salute compatibile con tale esposizione, spetterebbe al datore di lavoro dimostrare il contrario.
Il Parlamento chiede inoltre che il telelavoro sia volontario. Pur riconoscendo che il lavoro a distanza può aumentare la flessibilità e favorire un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro, gli eurodeputati avvertono che può anche confondere i confini tra le due sfere, soprattutto quando è imposto dai datori di lavoro.
Per i gruppi di estrema destra, l’impostazione è troppo ambiziosa, e per questo hanno votato contro la risoluzione. "Dobbiamo trovare un equilibrio tra condizioni di lavoro dignitose e il diritto dei datori di lavoro a gestire e organizzare la propria attività", ha scritto in una nota sulla risoluzione l’eurodeputata spagnola Margarita de la Pisa Carrión, del gruppo Patriots for Europe (PfE).
La palla passa ora alla Commissione europea, invitata a presentare una proposta legislativa sui rischi psicosociali, lo stress e la salute mentale sul lavoro. In passato la Commissione ha già disciplinato i periodi minimi di riposo giornaliero e settimanale necessari a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori.