A Lisbona una mostra mette in dialogo le opere di Joana Vasconcelos, celebre per le sue installazioni monumentali e scenografiche, con gli inconfondibili abiti di Valentino, unendo l'universo domestico dell'artista portoghese con il lusso dell'alta moda
Il MAAT, Museo di Arte, Architettura e Tecnologia di Lisbona, ospita fino al 22 febbraio la mostra "Venus - Valentino Garavani attraverso gli occhi di Joana Vasconcelos", ispirata all'universo del celebre stilista italiano.
Il progetto nasce da una collaborazione tra la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, compagno di vita e di lavoro dello stilista, e la scultrice e artista portoghese Joana Vasconcelos, che ha ideato un percorso espositivo in cui le sue opere entrano in dialogo con i capi creati negli anni dal designer.
"Volevo mostrare la diversità e la meraviglia del lavoro di Valentino, il modo in cui ha lavorato i ricami, tutti i tessuti con cui ha lavorato, completamente diversi l’uno dall’altro. Ma anche come, a partire dai materiali, creava questa donna idilliaca, questa donna dea", ha raccontato a Euronews l’artista portoghese, ricordando come lo stilista "trasformava, con i suoi abiti, l’identità delle donne".
Partendo dal "patrimonio" dello stilista, a cui Joana Vasconcelos ha avuto accesso per dare forma a questa esposizione, la scultrice ha rivelato di aver cercato di "scegliere abiti che non fossero il cliché del 'Rosso Valentino'", colore fortemente associato a potere, passione e sensualità. La mostra include comunque un capo particolarmente emblematico di quello che è uno dei marchi di fabbrica del creatore italiano.
Durante la presentazione alla stampa di "Venus – Valentino Garavani attraverso gli occhi di Joana Vasconcelos", l’artista portoghese ha spiegato a Euronews che da questa "idea di lusso" è nata la Valchiria Venus, una scultura tessile di 13 metri che occupa il centro della mostra.
"Ed è a partire da quest’opera che è nata l’esposizione, in cui giochiamo sul paradosso tra il domestico e il lusso. La donna che sta in casa, nella sua intimità, la donna che non è vista; e la donna nello spazio pubblico, la donna che si trasforma in dea perché indossa un abito di Valentino", ha spiegato Vasconcelos. La stessa Valchiria Venus incorpora le "texture" e i colori dei capi scelti come fonte di ispirazione per la sua ideazione.
Tenendo conto di questa relazione, apparentemente contraddittoria, "fra privato e pubblico", la scultrice ha costruito negli spazi del MAAT un percorso in cui i visitatori possono osservare alcune delle sue opere più emblematiche, ma anche nuove creazioni, in simbiosi con capi d’abbigliamento firmati dal celebre stilista italiano.
Parlando di tutto il processo di scelta degli abiti da includere nella mostra e della loro interconnessione con le sue sculture,Vasconcelos ha confidato a Euronews che "non è stata una sfida", piuttosto è stato qualcosa di "molto dinamico e divertente". Un esempio è la "Sala dei ferri da stiro", come l’ha definita, per la quale ha scelto "abiti che non si possono stirare", disposti ai lati di una composizione artistica in cui l’elettrodomestico è il protagonista principale.
"È dunque questa strana forma di vita che mi ha portato a realizzare questa esposizione", un autentico "gioco tra abiti che si indossano solo in determinate occasioni di perfezione e di lusso" e la vita "domestica, che non contempla questo tipo di elementi". Questa seconda dimensione si manifesta, lungo il percorso, attraverso la "presenza di piumini, pentole e posate", insieme ad altri utensili molto caratteristici della vita in casa.
La mostra al MAAT è una versione adattata di un progetto originariamente esposto a Roma. Più precisamente al PM23, lo spazio culturale fondato da Valentino e da Giancarlo Giammetti, dove è stata allestita fino al 19 luglio 2026.
"Venus – Valentino Garavani attraverso gli occhi di Joana Vasconcelos", che vuole proporsi come un momento di incontro tra arte e alta moda, si svolge in occasione delle celebrazioni per il decimo anniversario del MAAT, in un momento in cui il museo presenta anche altre tre nuove esposizioni.