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Aumento dell'Iva: Canal+ minaccia di tagliare il sostegno al cinema

Maxime Saada assiste al lancio del Consiglio d'affari franco-sudafricano, a Pretoria, in Sudafrica, venerdì 21 novembre 2025.
Maxime Saada partecipa al lancio del Consiglio economico franco-sudafricano, a Pretoria, in Sudafrica, venerdì 21 novembre 2025. -  Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Laure Valentin
Pubblicato il •Ultimo aggiornamento
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Mentre il governo prepara il bilancio 2027, Canal+ denuncia il raddoppio dell’IVA sulle tv a pagamento. Il patron Maxime Saada minaccia di ridurre gli investimenti nel cinema, mettendo a rischio un settore che il gruppo finanzia.

La tensione cresce tra Canal+ e il governo. Mentre l’esecutivo prepara il bilancio 2027, Maxime Saada si oppone frontalmente al progetto di abolire l’aliquota IVA ridotta di cui beneficia la televisione a pagamento. Il numero uno di Canal+ giudica la misura "politica" e "assurda" e stima che rappresenterebbe un costo aggiuntivo di circa 200 milioni di euro l’anno per il suo gruppo.

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Il passaggio dell’IVA dal 10% al 20% potrebbe, secondo lui, tradursi in un aumento degli abbonamenti, ma anche in risparmi interni e soppressioni di posti di lavoro.

"Non possiamo assorbire 200 milioni di euro", afferma il dirigente, intervistato da RTL, avvertendo che Canal+ dovrà rivedere le proprie spese.

Il cinema come leva di pressione

Canal+ occupa una posizione centrale nel finanziamento del cinema francese. Nel 2025 il gruppo ha investito 155,6 milioni di euro nei film francesi e ha partecipato al finanziamento di 148 produzioni. Rappresenta così quasi la metà degli investimenti degli emittenti privati tradizionali. Un calo delle sue spese potrebbe quindi pesare direttamente sulla produzione.

È proprio su questo terreno che la minaccia si fa sentire. Canal+ doveva investire 980 milioni di euro nel cinema francese ed europeo tra il 2028 e il 2032. Ma Maxime Saada avverte: se l’IVA raddoppia, questi impegni potrebbero essere rivisti al ribasso. Evoca perfino la possibilità di finanziare "forse i tre quarti di film in meno".

Il braccio di ferro arriva in un contesto già teso attorno a Canal+. A maggio Saada aveva annunciato che il gruppo non voleva più lavorare con i firmatari di un appello che criticava l’influenza del miliardario conservatore Vincent Bolloré, che controlla Canal+.

Da allora la Ligue des droits de l’homme e la CGT-Spectacle si sono rivolte alla giustizia, denunciando una discriminazione basata sulle opinioni.

Con il bilancio 2027 il governo punta a riportare il deficit pubblico dal 5,4% al 5% del PIL. L’aumento dell’IVA su Canal+ rientra in questa ricerca di entrate aggiuntive, ma apre un nuovo fronte con un gruppo che intende difendere i propri margini e il proprio ruolo nella creazione francese.

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