I prezzi del petrolio sono saliti ancora martedì, mentre l’incertezza sui colloqui tra Stati Uniti e Iran alimenta timori di inflazione. I rendimenti dei titoli di Stato sono ai massimi da anni, mettendo sotto pressione le Borse.
I prezzi internazionali del petrolio greggio sono saliti ancora martedì mattina, in un contesto di incertezza sui colloqui tra Stati Uniti e Iran, mentre svanivano le speranze di riaprire lo Stretto di Hormuz, via d'acqua cruciale per il trasporto di petrolio.
Le speranze di un allentamento delle tensioni in Medio Oriente si sono infrante nel fine settimana, quando Donald Trump ha respinto l'offerta iraniana di una tregua di sette giorni.
Secondo alcuni funzionari citati dall'Associated Press, i mediatori stanno lavorando con Stati Uniti e Iran a un accordo per porre fine ai combattimenti e riaprire lo Stretto di Hormuz. Le interruzioni del traffico marittimo in quel tratto hanno colpito il commercio globale e alimentato l'inflazione.
Teheran ha proposto di riaprire lo stretto se gli Stati Uniti toglieranno il blocco ai porti iraniani e allenteranno le sanzioni, tra le altre condizioni. Washington afferma che qualsiasi intesa deve affrontare anche il programma nucleare iraniano. I funzionari spiegano che le due parti restano divise sui tempi delle concessioni e su chi dovrebbe muovere per primo.
Il Brent, il riferimento internazionale, è salito di quasi il 2% e nelle prime ore di martedì ha superato i 107 dollari al barile, ben al di sopra dei circa 72 dollari al barile di fine febbraio, prima della guerra con l'Iran.
Il greggio statunitense West Texas Intermediate è aumentato dell'1,8%, superando i 94 dollari al barile.
I prezzi elevati del petrolio hanno riacceso i timori sull'inflazione e le aspettative di un nuovo aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve il mese prossimo. Di conseguenza i prezzi dei titoli di Stato sono scesi, spingendo i rendimenti ai massimi da anni.
Il rendimento del titolo del Tesoro statunitense decennale di riferimento ha superato il 5,27% lunedì, il livello più alto da 19 anni, dopo un aumento di quasi mezzo punto percentuale nel corso di settembre. I rendimenti salgono quando i prezzi delle obbligazioni scendono e le vendite di questo mese sono le più intense degli ultimi due anni.
Il rendimento biennale statunitense è aumentato ancora di più, crescendo di oltre 0,57 punti percentuali questo mese fino a sfiorare il 5%. In Europa, il rendimento del decennale tedesco di riferimento ha toccato il 3,62%, il livello più alto dal giugno 2009.
I rendimenti dei titoli di Stato contribuiscono a determinare i costi di finanziamento nell'intera economia, dai mutui ai prestiti alle imprese. Quando i rendimenti salgono, governi, aziende e famiglie affrontano costi più elevati, mentre le azioni possono diventare meno attraenti per gli investitori.
In Giappone, un'asta di titoli di Stato quarantennali ha registrato la domanda più forte dal 2020, poiché i rendimenti relativamente elevati hanno attirato gli investitori, secondo quanto riferito da Bloomberg.
Le borse hanno sofferto anche dopo il calo, lunedì, di tutti e tre i principali indici di Wall Street.
In Asia, martedì, il Nikkei 225 giapponese ha perso l'1,3%, il Kospi sudcoreano è sceso dello 0,9% e l'Hang Seng di Hong Kong ha ceduto lo 0,6%. Le azioni Shein scambiate a Hong Kong sono diminuite dell'11,7% dopo che il rivenditore di moda online ha segnalato un calo del 67% dell'utile netto rettificato trimestrale rispetto a un anno fa.
Lo Shanghai Composite è rimasto quasi invariato, dopo che, lunedì sera, l'agenzia ufficiale cinese Xinhua ha riferito che il Consiglio di Stato aveva discusso modi per rendere più efficaci le politiche economiche.
L'indice S&P/ASX 200 australiano era in ribasso di oltre lo 0,1% nelle prime ore della mattina in Europa.
La banca centrale australiana ha aumentato martedì il tasso di riferimento di 0,25 punti percentuali, portandolo al 4,6%, il livello più alto da 15 anni, mentre il rincaro del petrolio alimentava l'inflazione. La Reserve Bank ha affermato che i maggiori costi dei carburanti stanno spingendo al rialzo i prezzi in tutta l'economia, mentre crescita e inflazione sono state più robuste del previsto.
Il dollaro statunitense è salito leggermente a 157,42 yen giapponesi da 157,39 yen. L'euro è sceso a 1,1362 dollari da 1,1371.
L'oro è rimasto intorno a 4.160 dollari dopo le forti perdite di lunedì, mentre le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi hanno pesato sul metallo, che non genera interessi.
Gli investitori attendono inoltre importanti dati statunitensi su inflazione e occupazione, attesi questa settimana, che potrebbero influenzare la prossima decisione della Fed. I mercati stanno scontando un ulteriore aumento dei tassi alla fine di ottobre.