L'ong Mediterranea e il vicepresidente della Camera, Sergio Costa, denunciano una strage senza precedenti tra il 26 e il 28 gennaio scorsi e criticano il il silenzio sull'accaduto di Italia e Malta oltre alle severe politiche migratorie dei due Paesi Ue
Il bilancio della tragedia che ha colpito il Mediterraneo centrale durante il passaggio del ciclone Harry, che ha colpito pesantemente anche le coste italiane, assume contorni sempre più drammatici con l'ipotesi che mille migranti possano avere perso la vita in mare tra il 26 e il 28 gennaio, stando alla denuncia di organizzazioni per i diritti.
Secondo le stime di Mediterranea Saving Humans, basate sulle testimonianze dirette raccolte da Refugees in Libya e dalle comunità in Tunisia, il numero dei dispersi in quei giorni di fine gennaio potrebbe avere raggiunto quota mille.
Potrebbe essere la più grande catastrofe degli ultimi anni lungo le rotte migratorie, secondo l'ong, che osserva come le sue proporzioni superino abbondantemente i dati delle autorità marittime europee, fermi al 24 gennaio scorso, con la cifra di 380 persone disperse nel Mediterraneo.
La situazione descritta sul campo dalle ong indica decine di imbarcazioni salpate dal porto tunisino di Sfax durante la tempesta e mai rientrate, mentre i recuperi potrebbero confermare la portata del disastro.
Le autorità maltesi hanno rinvenuto infatti decine di salme in mare e la nave Ocean Viking ha recentemente sbarcato a Siracusa il corpo di una donna recuperato in area Sar maltese.
La presidente di Mediterranea, Laura Marmorale, ha duramente attaccato i governi di Italia e Malta, definendo "agghiacciante" l'inazione istituzionale, interpretata come un tentativo di occultare il fallimento delle politiche migratorie e della cooperazione con Libia e Tunisia proprio alla vigilia di nuovi provvedimenti restrittivi.
Sul caso è intervenuto anche il vicepresidente della Camera e deputato del Movimento 5 Stelle, Sergio Costa, che ha definito "inconcepibile e disumana" la gestione dell'emergenza.
Costa ha evidenziato come le testimonianze parlino di ben 29 imbarcazioni partiti dalla Tunisia, di cui soltanto due sarebbero riusciti a concludere il viaggio o a tornare indietro. Secondo il deputato, le istituzioni democratiche non possono permettersi di guardare altrove e il loro silenzio sull'accaduto è "assordante".