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Iris Van Herpen contro il divieto di portare il burqa: "Ognuno deve potersi vestire come vuole"

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Iris Van Herpen contro il divieto di portare il burqa: "Ognuno deve potersi vestire come vuole"
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È la visionaria della moda olandese, una delle creatrici più innovative del settore e una dei dieci stilisti il cui marchio può fregiarsi del titolo di Haute Couture. Abbiamo incontrato Iris Van Herpen in occasione dell'Arab Fashion Week, dove ha ricevuto un premio alla carriera.

Dubai, capitale della moda

Come ci si sente a partecipare per la prima volta all'Arab Fashion Week a Dubai?

"Sono entusiasta. È un posto davvero speciale. È solo la seconda volta che vengo a Dubai, voglio venirci più spesso. La scena della moda qui è così vivace e orientata verso il futuro, verso l'esplorazione di nuovi modi di guardare alla moda. E sento che il mio lavoro è veramente al posto giusto qui".

Riesce a vedere Dubai come capitale della moda?

"Sta succedendo molto qui, e penso che Dubai stia diventando sempre più forte. Sì, potrei davvero vederla come una delle capitali della moda".

La moda, un laboratorio dell'idenità

Parlando di economia, in particolare dell'economia locale, il settore della moda attrae molti soldi nella regione. Perché questo settore è una parte importante della vita?

"Penso che contribuisca a creare la nostra identità. Io vedo la moda come un laboratorio dell'identità, e penso che la moda dovrebbe ispirarci nel creare noi stessi. Penso che sia davvero una grande parte della nostra cultura. È ciò che siamo e ciò che rappresentiamo. Esprime molto in un linguaggio non parlato. Penso che si possano comunicare direttamente i propri valori e il proprio modo di vedere la vita decidendo che cosa indossare. E penso che sia un messaggio davvero forte".

L'alta moda come arte

Il suo lavoro è stato etichettato come "fantasy couture". Come lo descriverebbe?

"Io lo percepisco come una forma d'arte. Penso che la couture sia l'arte della moda. È innovativa e collaborativa. Mi piace molto lavorare con altre discipline per diffondere conoscenze, per rendere la moda più intellettuale, per assorbire tutti i diversi aspetti della società in un unico mezzo di comunicazione".

Un settore più inclusivo e sostenibile

Come ha visto cambiare e crescere il settore nel corso degli anni?

"Penso che viviamo in un'epoca straordinaria. La moda sta diventando molto più inclusiva, molto più aperta, molto più democratica, molto più diversificata, molto più sostenibile, e anche questo è molto importante. Soprattutto dal punto di vista della sostenibilità, va ancora fatto molto".

Lei in che modo pratica la sostenibilità nella sua professione?

"Mi concentro sulla haute couture, che penso sia già la base per essere sostenibili, perché si crea solo su richiesta e non si fa parte di un sistema basato sullo spreco. Accanto a questo, sto lavorando con scienziati, biologi, architetti e artisti per migliorare il modo in cui faccio moda, stiamo reinventando le tecniche e spesso creiamo noi stessi anche i materiali. Cerchiamo di ridurre l'impronta ecologica".

Donna d'affari in un mondo di uomini

In quanto donna d'affari, quanto è stato difficile per lei far decollare il suo marchio?

"È stato difficile. Penso che comunque non sia sempre facile lanciare un marchio, ma il fatto di essere donna naturalmente rende la sfida ancora più dura. A me piace molto lavorare con un team femminile. La maggior parte del personale della mia azienda è composto da donne. È nel mio piccolo il mio modo di dire al mondo che ci sono moltissime donne straordinarie con cui lavorare e che mi piace portare quest'elemento nella mia azienda".

C'è ancora della strada da fare nella parità di genere nel settore?

"Sì, assolutamente".

Perché? Che esperienze ha vissuto in prima persona?

"È un settore ancora dominato dagli uomini, soprattutto ai livelli più alti. Penso che da questo punto di vista debba diventare davvero più democratico. Naturalmente ci sono differenze a seconda dei paesi, ma a livello globale c'è ancora un grande divario. Penso che dovremmo tutti cercare di cambiare questa situazione all'interno del nostro ambiente. Se lo facciamo tutti, avremo fatto un grande passo avanti".

La moda come politica

In che momento pensa che la moda diventi politica? Nel suo paese d'origine, i Paesi Bassi, è stato da poco introdotto il divieto del burqa, o di qualunque indumento copra il viso. Parigi ha fatto la stessa cosa dieci anni fa. Che cosa ne pensa?

"È molto difficile. Il mio marchio non intende esprimere messaggi politici, perché ritengo che ci sia troppo da dire, e che alla fine tutto sia temporaneo, mentre con il mio marchio cerco di creare cose che siano molto più atemporali. Mi piace molto guardare il mio lavoro da una prospettiva molto più ampia, a volo d'uccello".

Ma come persona, ha un'opinione sul fatto di imporre che cosa sia lecito o meno indossare?

"Tutto il mio lavoro è un inno alla libertà. Penso che dovremmo poter esprimere ciò che sentiamo, poter esprimere la nostra identità ed essere creativi nel farlo. Penso che ciascuno dovrebbe poter indossare ciò che vuole".

Che cosa pensa del genere neutro?

"Penso che sia una cosa positiva, ma penso anche che sia importante accettare i generi, perché sono bellissimi. C'è molta bellezza nella femminilità e nella mascolinità, e penso che sia fantastico che ora ci siano anche opzioni per il genere neutro. Penso che sia semplicemente un'alternativa in più".

I consigli della stilista

Se potesse tornare indietro nel tempo e darsi un consiglio, che cosa direbbe?

"Ero abbastanza ingenua quando ho cominciato. Ero concentrata esclusivamente sulla creatività, che è una bella cosa, ma naturalmente gestire un marchio significa anche gestire un'azienda. Per cui sarebbe stato utile avere un po' più di aiuto sul lato business all'inizio".

E che consiglio darebbe alla prossima generazione di stilisti?

"Consiglio di non accantonare il lato artigianale e dell'innovazione. Perché queste sono le radici della moda. Il lato artigianale è sempre stato innovativo. In questo momento ci concentriamo sulla cultura, ma gran parte delle conoscenze che riguardano la fabbricazione degli oggetti di moda, come il disegno decorativo, ne fanno parte. Ma questa tradizione artigianale non viene più insegnata nelle scuole, e si rischia di perdere molto nel corso della carriera se si possiede solo uno strumento".