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Allarme OMS: "Nuovi grandi focolai di morbillo". Rischio di ulteriori epidemie nel mondo

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Di Debora Gandini
Vaccini contro il morbillo
Vaccini contro il morbillo   -   Diritti d'autore  Paul White/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved   -  

Dai paese più poveri a quelli travolti dai conflitti. Tutte zone dove il morbillo preoccupa ancora, colpendo soprattutto i bambini. Unicef e Organizzazione Mondiale della Sanità hanno lanciato un allarme su 21 grandi focolai di questa malattia segnalati in tutto il mondo. 

Una tempesta perfetta dicono che sta travolgendo l’Africa ma anche l’Ucraina dove la campagna di recupero dal morbillo si è interrotta nel 2019 con la pandemia. I casi in tutto il mondo sono aumentati del 79% nei primi due mesi del 2022, rispetto allo stesso periodo del 2021.

Il Direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha sottolineato che la settimana mondiale dell'immunizzazione è “un'opportunità per evidenziare l'incredibile potere dei vaccini non solo per salvare vite umane ma anche per dare a tutti l'opportunità di vivere il più a lungo possibile. Nel mondo tuttavia, ha proseguito Adhanom Ghebreyesus, il Covid ha causato gravi interruzioni ai programmi di immunizzazione mettendo a rischio la vita di milioni di bambini e aprendo la porta a nuovi focolai di morbillo e poliomielite".

Il morbillo, oltre ad avere effetti diretti sul corpo, può essere anche letale. Il virus indebolisce infatti il sistema immunitario, rendendo un bimbo più vulnerabile ad altre malattie infettive come la polmonite e la diarrea, anche per mesi dopo il contagio da morbillo tra coloro che sopravvivono.

Le cause dei nuovi focolai

L’emergenza riguarda posti come Somalia, Yemen, Nigeria, Afghanistan ed Etiopia. In questi paesi le vaccinazioni di routine e quelle contro il COVID-19 sono bassissime. Senza contare le scarse condizioni di igiene, a partire dalla mancanza acqua potabile, cibo e medicinali.

All’inizio di aprile ben 57 campagne per le malattie prevenibili con vaccino sono state rimandate in 43 paesi con un impatto su 203 milioni di persone. “Il rischio di grandi epidemie - si legge in una nota congiunta - è aumentato man mano che le comunità hanno allentato le pratiche di distanziamento sociale e altre misure di prevenzione contro il Coviid-19 attuate durante la fase più acuta della pandemia.”