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La crisi della lira turca spaventa la Bce. Erdogan: "Non perderemo guerra economica"

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La crisi della lira turca spaventa la Bce. Erdogan: "Non perderemo guerra economica"

La crisi della lira turca spaventa la Bce. Erdogan: "Non perderemo guerra economica"
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Il crollo della lira turca spaventa l'Europa. I timori della Banca Centrale Europea per l'esposizione di alcuni istituti bancari con la Turchia hanno fatto scendere la quotazione della moneta unica contro il dollaro ai livelli più bassi dal luglio dell'anno scorso.

A preoccupare la Bce, secondo il Financial Times, sono soprattutto le banche di Spagna, Francia e Italia. L'esposizione degli istituti italiani sarebbe di quasi 15 miliardi di euro.

Lira turca ancora in picchiata, venerdì nero per la borsa di Instanbul

E' stato un venerdì nero per la moneta turca che, dopo l'annuncio del raddoppio dei dazi su acciaio e alluminio turchi voluto da Trump, è arrivata a perdere fino al 17% nel cambio col dollaro. Si tratta del crollo più rilevante da due anni, dopo il fallito colpo di Stato del 2016.

L'andamento della lira ha trascinato a picco la borsa di Istanbul, che ha perso quasi il 9%. I timori di un contagio hanno fatto chiudere in perdita anche le principali borse europee. Milano è quella che ha fatto peggio, lasciando sul terreno il 3 per cento. Sotto pressione anche Parigi (-1,5%), Francoforte (-1,9%) e Madrid (-1,8%).

Erdogan: "Non perderemo la guerra economica"

Il presidente turco Racep Tayyip Erdogan ha provato a rassicurare i cittadini durante una visita alla città di Bayburt, nel nord del paese. "La Turchia non perderà la guerra economica", ha detto Erdogan invitando i cittadini a non farsi prendere dal panico per il crollo della lira sui mercati valutari.

"Se avete dollari, euro oppure dell'oro sotto il vostro cuscino, andate in banca e cambiateli con lire turche - ha detto il presidente -. E' una battaglia nazionale. Non dimenticate questo: se loro hanno i dollari, noi abbiamo la nostra gente, il nostro diritto e il nostro dio".

Stati Uniti-Turchia, le origini della crisi

Una crisi, quella tra Stati Uniti e Turchia, con radici geopolitiche, monetarie ed macroeconomiche. L'accentramento del potere nelle mani di Erdogan, reso possibile dalla svolta presidenziale, ha contribuito al peggioramento delle relazioni.

Le recenti sanzioni e il raddoppio dei dazi su acciaio e alluminio sono la risposta americana alla crescita dell'economia turca, che secondo Washington è troppo veloce. Nel 2017 il pil è cresciuto di oltre il 7%, alimentato in gran parte dal facile accesso al credito per imprese e famiglie, che ha portato l'inflazione al 16%.

La svolta presidenziale dello scorso giugno non ha fatto che aumentare le preoccupazioni degli investitori stranieri: il debito estero della Turchia ammonta al 53% del pil, due terzi del quale è riconducibile al settore privato.