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Siria: medici in fuga, le matricole fanno i chirurghi cardiovascolari

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Siria: medici in fuga, le matricole fanno i chirurghi cardiovascolari

Siria: medici in fuga, le matricole fanno i chirurghi cardiovascolari
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Sono passati sette anni da quando i siriani sono scesi in strada per chiedere la loro libertà e maggiori diritti socio-economici. La rivolta, originariamente iniziata come proteste pacifiche, si è trasformata in una vera e propria guerra civile per procura che ora entra nel suo ottavo anno, senza una fine immediata in vista nonostante una nuova risoluzione delle Nazioni Unite che chieda un immediato cessate il fuoco nelle aree sotto assedio.

La violenza senza sosta ha causato più di mezzo milione di vite e provocato milioni di sfollati dentro e fuori la Siria. Santuari come scuole e ospedali sono stati colpiti e talvolta persino deliberatamente presi di mira. Parti del Paese sono distrutte, rese irriconoscibili. La lista degli orrori è tristemente infinita. Al centro del conflitto e della devastazione ci sono i civili indifesi.

Ospite di The Global Conversation è Helle Thorning-Schmidt, CEO di Save the Children International. La ONG ha dichiarato la Siria il Paese più pericoloso per i bambini e sta attualmente fornendo assistenza umanitaria a 2,5 milioni di persone, tra cui 1,7 milioni di bambini.

Sophie Claudet, euronews: Con la guerra che sta entrando nel suo ottavo anno, possiamo dire che la comunità internazionale ha fallito con il popolo siriano?

Helle Thorning-Schmidt: Penso che dobbiamo concludere che la comunità internazionale ha fallito con il popolo siriano e i bambini siriani, e nutro una grande preoccupazione per questa escalation del conflitto: il fatto che le Nazioni Unite stiano confermando che sostanze chimiche sono state di nuovo usate in Siria, gli orrori che stiamo vedendo, quasi 2 milioni di persone in aree assediate e difficili da raggiungere senza cibo e assistenza medica. Questo è un nuovo livello di orrore e temo davvero che stiamo accettando questa come la nuova normalità. Fondamentalmente è una guerra ai bambini. Se inizi a bombardare aree civili, se inizi a bombardare scuole e ospedali, è una guerra ai bambini e non dovremmo accettarlo.

Sophie Claudet: Il 2017 è stato davvero l’anno più mortale per i bambini siriani. E nel 2018, 1000 bambini sono stati uccisi o feriti, pensi che questo pesante tributo sia dovuto alla natura di questo conflitto, cioè i bombardamenti aerei?

Helle Thorning-Schmidt: Quando la guerra si sposta in aree dove vivono molti civili, cioè fondamentalmente nelle città, e non dimenticate che Ghouta orientale è fondamentalmente un sobborgo di Damasco, molte persone vivono lì e quando la guerra ci arriva allora si fa guerra ai civili e in particolare ai bambini.

Sophie Caludet: Che dire del numero dei bambini soldato? Apparentemente è triplicato dal 2015.

Helle Thorning-Schmidt: Quello che succede ai bambini in guerra è, essenzialmente, che rischiano maggiormente di essere presi di mira come bambini soldato, aumento del rischio di lavoro minorile, di abusi sessuali e certamente stiamo vedendo molte più spose bambine: sposate perché questo sembra alle loro famiglie il modo migliore per metterle in sicurezza e anche perché altrimenti diventano un peso economico per la famiglia d’origine.

Sophie Claudet: Parliamo ora dell’impatto a lungo termine di questo conflitto, vale a dire il trauma psicologico.

Helle Thorning-Schmidt: Quello che stiamo vedendo è che questi bambini soffrono di stress post-traumatico; molti di noi non sapranno cosa sia, beh sono bambini che si nascondono che si stressano molto quando sentono le bombe, bambini che bagnano i loro letti, i bambini che non riescono a dormire e fondamentalmente piccoli che non possono essere normali. E chiedo alla comunità internazionale: come possiamo domandare a questi bambini di costruire il loro Paese se non hanno istruzione? Abbiamo oltre 1,7 milioni di bambini in Siria che sono fuori dalle scuole perché le loro scuole sono bombardate, non hanno educazione, sono malnutriti, sono estremamente spaventati, soffrono di stress; come possono questi bambini costruire di nuovo la Siria?

INTERVISTA AL DOTTORRAPHAELPITTI, MEDICOFRANCESE E TRAINER DI PERSONALEMEDICO IN SIRIA

Sophie Claudet: Lei è un medico di emergenza ed urgenza che è stato in Siria più di 20 volte, esattamente 21 volte. Ci racconti cosa avviene sul posto, sappiamo che gli ospedali sono talvolta presi di mira deliberatamente, come si agisce in queste condizioni? Con quali farmaci, con quale personale?

Raphael Pitti: Quando sei in un ospedale che non viene rifornito, puoi toccare con mano il peggioramento delle condizioni; questo avrà un’implicazione diretta nel flusso di pazienti che arriveranno dal momento che sarà necessario fare una selezione; alla fine ci sarà un certo numero di pazienti che avresti sicuramente trattato in altre condizioni e che in queste invece, a causa dell’afflusso e della mancanza di mezzi, lascerai morire.

Sophie Claudet: Si può immaginare che ci sia una carenza di medici, non solo quelli che se ne sono andati, i più qualificati, ma anche quelli che sfuggono alle bombe.

Raphael Pitti: Spesso i medici più competenti dopo due o tre anni in cui non potevano più stare con la loro famiglia, lasciavano la Siria. E sono stati sostituiti spesso da studenti di medicina, spesso da persone senza alcuna abilità che hanno cercato di aiutare; così abbiamo visto delle donne di servizio diventare infermiere e poi ostetriche, abbiamo visto gli studenti fare gli infermieri e le matricole esercitare la professione di chirurgo vascolare.

Sophie Claudet: Stiamo parlando di un bilancio delle vittime di oltre 500.000, mezzo milione, poi ci sono i sopravvisuti ma come si vive con le ferite di guerra causate dai bombardamenti aerei, dai barili bomba?

Raphael Pitti: Dati i mezzi degradati che ho menzionato prima, non possiamo curare e siamo costretti a preservare la vita piuttosto che la funzione, quindi amputiamo, amputiamo molto. E quindi c‘è una intera generazione, migliaia di persone, che domani dovrà affrontare un Paese completamente devastato con la sua disabilità; sarà molto pesante per il Paese dover sostenere tutti questi disabili e allo stesso tempo provare a ricostruire.

Sophie Claudet: Ha parlato in molte delle sue testimonianze della distruzione del tessuto sanitario. Può spiegare esattamente di cosa si tratta?

Raphael Pitti: Dal 2011 le strutture sanitarie in Siria sono direttamente prese di mira dal regime, il regime ha sempre voluto dimostrare che le aree che erano nelle mani dei ribelli non erano sicure per la popolazione. Di conseguenza l’intera rete sanitaria, che era organizzata molto bene in Siria prima del 2011, è completamente crollata e tutte le malattie croniche non sono più state curate, la vaccinazione non è stata più presa in carico e così i pazienti oncologici, i diabetici, gli ipertesi. Quindi possiamo stimare oggi 1,5 milioni di persone che sono morte, indirettamente, a causa della mancanza di strutture sanitarie.

Sophie Claudet: Quindi parla di un totale di 2 milioni di morti in tutto?

Raphael Pitti: Si.

Sophie Claudet: L’ultima volta che ha visitato la Siria è stato 4 mesi fa ma ha ancora contatti con i suoi colleghi sul posto e con quelli a Ghouta. Cosa sta succedendo? Quali sono le ultime notizie che può condividere con noi?

Raphael Pitti: È dal 2013 che la Ghouta è circondata, ora sono passati 9 mesi da quando la Ghouta è assediata e già c’erano la malnutrizione, molto importante, e ora da un mese ci sono bombardamenti tutti i giorni, con tutti i tipi di armi convenzionali che possiamo conoscere, ma anche con il napalm, le bombe a grappolo, i missili. È costante è così ogni giorno e viene aggiunto di volta in volta l’uso del cloro, ci sono stati sei attacchi in un mese con il cloro. Così oggi nella Ghouta ci sono persone come topi intrappolati in scantinati, a volte sono così numerosi nei sotterranei che vengono fuori di lì per cercare di dormire all’aria aperta, sperando di non venire bombardati.

Sophie Claudet: È giusto dire che in questo conflitto i civili sono intrappolati tra le forze governative e i ribelli e che sono vittime di entrambi i campi?

Raphael Pitti: Sì, è vero per tutta la popolazione.

Sophie Claudet: Ha assistito personalmente agli abusi dei ribelli? Si parla anche di armi chimiche che potrebbero essere state usate dai ribelli.

Raphael Pitti: Ovviamente i ribelli hanno certamente usato anche armi chimiche. La popolazione siriana è ben lontana dalla rivoluzione da cui sperava arrivasse una certa libertà, ora è tenuta in ostaggio dai diversi gruppi ed è lei che paga il prezzo più pesante.