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Perniola: "Dopo Macron verrà il fascismo in Francia"

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Perniola: "Dopo Macron verrà il fascismo in Francia"

Perniola: "Dopo Macron verrà il fascismo in Francia"
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 “Caro Paolo Alberto Valenti, la ringrazio dell’invito all’incontro della Stampa Estera di Roma. Purtroppo quel giorno sarò occupato. Ma a quale mio libro lei si riferisce? Con l’Editore Mimesis ne ho pubblicati parecchi... intanto la prossima settimana uscirà in francese questo mio testo. Lo legga. Dopo agiamo, ma intanto vediamo. Dunque la prego di avere un po’ di pazienza”.

Questo è uno stralcio della conversazione che anticipava l'intervista a Euronews di una delle menti più lucide della filosofia nostrana, un uomo mite, segnato a vita dalla prematura scomparsa della consorte Graziella, che rimase insieme a lui nel pensiero come una “donna della lampada”, una musa ispiratrice di quella lucidità filosofica che lo rese un assoluto guardiano del faro.

Era nato ad Asti il 20 maggio 1941 ed è rimasto sempre un solido studioso, refrattario al successo pacchiano (professore universitario a Roma Tre e scrittore), impermeabile anche al fascino irresistibile di quel Pier Paolo Pasolini, che aveva infiammato tutti nell’ottusa Italia tardodemocristiana, pronta a sbranarsi nel sangue e col piombo. 

Quest’ultimo è stato un tema molto caro a Perniola. Lo aveva ben rivisitato col dissacrante volume “Del terrorismo come una delle belle arti” (Mimesis, Milano 2016), in cui in un mix di ricordi personali e affondi storico/cronachistici evocava le cellule terroristiche di mezzo mondo, a partire da quelle giapponesi, attive in Israele nel secondo dopoguerra, fino alle rivolte intellettuali di tanti scrittori di grido.

“Professore - gli chiesi - se non vuole parlare di media, quelli che secondo lei ci porteranno alla catastrofe definitiva, potrà dirmi cosa ne pensa del Presidente Macron".  

 “Ammiro Emmanuel Macron e so che dopo di lui ci sarà il fascismo in Francia”.

A sentirlo così da una Roma ormai remota, con la quale anche la sua stessa filosofia non era mai giunta a patti, Perniola mi ha ricordato lo stesso modo schivo con cui il grandissimo Professore e scrittore Lorenzo Tomatis (il più illustre oncologo di fama internazionale del Novecento italiano) a Trieste aveva rigettato le seduzioni di qualche intellettuale interessato alla lotta armata. Perniola fece di più: aveva elaborato uno stratagemma per dominare col pensiero la vita e la morte. Tutti noi lo ricorderemo per quel suo sorriso sornione che lo accompagnava nelle tante conferenze in giro per il mondo. Quasi un’aria da sacerdote mancato, depositario però di un patto segreto con Dio.

La morte rende preziosi e patetici gli uomini, perchè quando non ci sono più ricordiamo il loro ultimo gesto, le loro ultime parole. La bibliografia di Perniola però è infinita, quindi la sua morte oggi è un puro dettaglio. “Arrivederci Professore!”