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Chi può premere il bottone e ordinare un attacco nucleare nel mondo?

Per la prima volta il Senato americano ha iniziato a considerare l'ipotesi di limitare i poteri del Presidente americano di ordinare in meno di cinque minuti un attacco nucleare. Chi ha il potere di innescare l'apocalisse nel mondo? E come? Basta aprire una valigetta?

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Chi può premere il bottone e ordinare un attacco nucleare nel mondo?

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Donald Trump, presidente dai tweet facili, può ordinare un attacco nucleare senza chiedere l'autorizzazione a nessuno. Neanche al Congresso. Ora che l'orologio dell'Apocalisse indica che mancano appena 2 minuti e mezzo alla fine dell'umanità, e in un contesto di tensioni crescenti con la Corea del Nord, per la prima volta in 40 anni, però, il Senato americano ha iniziato a considerare l'ipotesi di limitare questo infinito potere.

Martedì 14 novembre la commissione per le relazioni estere si è riunita con ordine del giorno "Authority to order the Use of Nuclear Weapons". Molti senatori hanno espresso le proprie preoccupazioni per l'"instabilità" decisionale del comandante in capo dell'esercito americano.

Trump, come i suoi predecessori, ha l'autorità costituzionale per ordinare l'azione militare nucleare. La procedura è piuttosto diretta ed immediata e possono passare meno di cinque minuti dall'ordine esecutivo fino al lancio delle testate. Lo spiega bene Bloomberg.

Point of view

Nessun essere umano dovrebbe avere il potere di scatenare unilateralmente la più grande forza distruttiva mai inventata

Ed Markey Senatore democratico del Massachussets

Il dito di Trump sul "bottone rosso"

Prima di avviare l'azione militare, il presidente si riunisce con i consiglieri per vagliare tutte le opzioni nella cosiddetta Situation Room. Se dovesse essere in viaggio, è dotato di una linea sicura. 

La discussione può durare anche solo un minuto (ipotesi: dei missili ostili stanno viaggiando verso il territorio USA). Il Pentagono deve obbedire agli ordini del Presidente, un fatto assodato almeno dai tempi di Truman. Inoltre, la decisione è irrevocabile. 

Una volta verificato che l'ordine sia stato dato effettivamente dal Presidente, un ufficiale del Pentagono legge un codice composto da due lettere dell'alfabeto fonetico militare, come "Delta-Echo". Il Presidente  a questo punto controlla "il biscotto", ovvero una tessera personale che deve essere sempre a portata di mano, e trova le due lettere corrispondenti, esempio: "Charlie-Zulu". 

L'ordine a questo punto è impartito. Il messaggio contiene il piano di guerra, l'ora di lancio, i codici di autenticazione e quelli che servono a sbloccare il lancio dei missili. La lunghezza dell'intero codice è di 150 caratteri, praticamente la stessa di un tweet. 

I sottomarini nucleari e le postazioni missilistiche ricevono il messaggio immediatamente. Il personale apre le cassaforti in cui sono custoditi i codici di autenticazione sigillati preparati dalla NSA, National Security Agency, e li confrontano con quelli impartiti da Washington. La procedura a questo punto varia a seconda se i missili nucleari sono lanciati dalla terraferma o da un sottomarino, ma in ogni caso dal momento della decisione del Presidente potrebbero essere passati meno di cinque minuti (o 15, in caso di attacco sottomarino). 

New York Times, interattivo: l'effettiva dimensione dell'arsenale nucleare americano in un colpo d'occhio

Come funziona negli altri Paesi?

Sono in tutto almeno nove gli Stati nel mondo che possono ordinare un attacco nucleare. Cinque di loro hanno aderito al Trattato di non proliferazione atomica (NPT) e sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU: USA, Regno Unito, Federazione Russa, Cina e Francia. 

Ad essi si aggiungono i tre stati che non hanno siglato il Trattato ma hanno condotto test nucleari, ovvero India, Pakistan e Corea del Nord, e Israele, che non ha mai confermato ufficialmente di essere in possesso dell' "arma finale" ma vanterebbe un'ottantina di testate.

Russia

A partire dagli anni '70, l'ex URSS si è dotata di un sistema per poter rispondere ad un eventuale attacco nucleare in meno di sette minuti. L'ultima parola spetta al Presidente della Federazione Russa, ovvero Vladimir Putin, vertice del comitato nucleare SNF. E' lui a detenere il cosiddetto Cheget, la valigetta nucleare da 11kg sempre a portata di mano simile alla nuclear football americana. Al suo interno c'è una sorta di telefono, ma ogni informazione è trasmessa attraverso codici criptati, non a voce. Tutto il sistema è stato escogitato da Brèžnev per essere relativamente semplice e comprensibile anche dagli alti comandi militari anziani. 

Sono tre in realtà le valigette rigide protagoniste in caso di un attacco missilistico nucleare contro Mosca e sono programmate per avvisare simultaneamente i loro detentori, scrive Foreign Policy. All' interno di ciascuna c'è un terminale portatile, collegato alla rete di comando e controllo per le forze nucleari strategiche della Russia. In base alla Costituzione russa del 1993, il presidente è il comandante in capo e, se per qualsiasi motivo si trovasse a non poter decidere, tutti i doveri ricadono sul Primo Ministro - che però non è in possesso di una delle valigette. Le altre due Cheget sono detenute dal ministro della Difesa, Sergey Shoigu, e dal generale capo dello Stato maggiore, Valery Gerasimov, a cui spetta il compito di assistere Putin nella decisione. Nessun militare può prendere decisioni autonomamente su un eventuale lancio nucleare ed esso viene avviato solo se il comando è ricevuto da parte di tutte e tre le consolle. Tutta la procedura è tuttavia avvolta da una certa segretezza, come in epoca sovietica.  

Durante la guerra fredda esisteva inoltre un sistema alternativo ed automatico di controllo delle forze nucleari in grado di attivarsi automaticamente ed innescare un attacco di ritorsione. Soprannominato "La Mano Morta" o "Perimetro", serviva a garantire il potere di rappresaglia o di distruzione della minaccia in caso le linee di comunicazione interne fossero bloccate dal nemico.  

Regno Unito

La più difficile delle scelte spetta al Primo Ministro o al suo vice, in caso il premier si trovasse all'estero nel fatidico momento scrive la BBC. Durante tutto il processo decisionale sono coinvolti anche il procuratore generale e il presidente del comitato di intelligence congiunta. Nessun bottone rosso, quindi, ma un protocollo ben definito. Il codice stampato e custodito in una cassaforte segreta del Ministero della Difesa deve corrispondere a quello custodito a bordo di uno dei sottomarini nucleari. Due ufficiali, regolarmente testati dal punto di vista psicologico, siedono in due punti diversi del sottomarino e hanno il compito di inserire simultaneamente il codice in un computer per sbloccare il lancio nucleare. 

Al momento di entrare a Downing Street, Theresa May ha consegnato quattro Letters of last resort (ovvero "Lettere di ultima istanza") messe al sicuro sui quattro sottomarini nucleari che contengono le istruzioni da seguire nel caso in cui il governo britannico sia spazzato via da un attacco atomico a sorpresa. Esse vengono distrutte ogni qual volta cambia il primo ministro e rimpiazzate. Gli USA non hanno potere di veto sulla decisione inglese di ricorrere all'arsenale nucleare.

Francia

La questione è riemersa nel dibattito pubblico durante le ultime elezioni presidenziali. Alla vigilia del secondo turno, François Hollande ha chiesto agli elettori di pensare se era il caso di affidare l'arsenale nucleare a Marine Le Pen, rivale di Emmanuel Macron. Una dichiarazione simile ad un avvertimento. In Francia, come negli Stati Uniti, l'ordine di ingaggio è responsabilità di una sola persona: il Presidente della Repubblica. Lo dice la Costituzione che specifica come il Capo dello Stato sia al vertice dell'esercito, e del Consiglio di Difesa e Sicurezza Nazionale. Solo lui può ordinare l'attacco nucleare, o la ritorsione, in caso l'indipendenza della nazione e l' integrità del suo territorio siano minacciate. Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha invece la responsabilità di assicurare che il Presidente disponga "in ogni circostanza" dei mezzi (tecnici e finanziari) per farlo. Il Parlamento ha poteri limitati ma vota il budget della difesa anno per anno. L'articolo 35 della Costituzione afferma che una dichiarazione di guerra deve essere "autorizzata dal Parlamento" ma questa disposizione non è mai stata seguita dalla creazione della quinta Repubblica. Tuttavia, esistono dei contrappesi. Su richiesta del governo, il Consiglio costituzionale può determinare l'impeachment del Presidente, meccanismo che prevede la convocazione di nuove elezioni.  

Cina

Si sa poco del protocollo nucleare cinese. La Commissione Militare Centrale - o forse solamente il suo presidente - ha l'autorità per autorizzare il lancio, si legge in questo report. Gli 11 membri della Commissione sono alti generali e alti funzionari del partito e il suo presidente è il Segretario Generale del Partito Comunista Cinese, Xi Jinping. Ma non si sa se le sue recenti riforme abbiano modificato questo assetto. Probabile che il presidente cinese debba comunque consultarsi con il Comitato permanente dell'ufficio politico del Partito Comunista Cinese, il più alto ufficio pubblico del Paese.

India

Narendra Modi, primo ministro indiano, è colui che ha "il dito sul pulsante nucleare" del paese. Presiede il "consiglio politico" dell'Autorità di Comando Nucleare (Nuclear Command Authority - NCA), l'unico organo che può "autorizzare" un attacco nucleare contro un avversario, in ritorsione. Ma la decisione  finale e l'onere di premere il pulsante spetta comunque al premier.  

Il processo è comunque collegiale ed è decisivo il ruolo dell'NCA. Esso comprende il primo ministro e i responsabili di: interni, difesa, finanze ed affari esteri. L'NCA è dotata di un "consiglio esecutivo" di cui fanno parte alti funzionari militari e del dipartimento dell'energia atomica. In caso di leadership politica decapitata, sono state previste "catene di comando alternative".

Pakistan

Anche qui la situazione è simile e il primo ministro è anche capo dell'NCA, che conta 10 membri. La decisione è collegiale e al chairman, nel nostro caso il premier Shahid Khaqan Abbasi, spetta il voto finale. La risoluzione viene comunicata e passata alla Strategic Plans Division Force (SPD), l'agenzia responsabile per la protezione degli asset nucleari pachistani. 

Nessun individuo, in tutta la catena di comando, ha il potere di azionare i missili nucleari da solo. Un sistema di protezione (Permissive Action Links, PALs) richiede l'introduzione di un codice di autorizzazione prima di detonare un'arma atomica da parte di due persone simultaneamente. 

In pratica, l'esercito controlla la NCA che a sua volta ha l'ultima parola in caso di attacco nucleare. È il direttore generale del SPD, Kidwai, che controlla e custodisce l'arsenale nucleare, sotto la supervisione del capo dell' esercito, il generale Ashfaq Kiani. Pertanto, la risposta breve alla domanda: "di chi è il dito sul pulsante?" è: almeno di tre persone. Kiani, Kidwai e Abbasi, il primo ministro.

Israele

Lo Stato ebraico non ha mai ammesso ufficialmente e pubblicamente l’esistenza del suo arsenale nucleare, e non ha mai aderito al Trattato di Non Proliferazione. Più volte si è corso il drammatico rischio di averne prova concreta: nel 1973, durante la guerra dello Yom Kippur, Golda Meir decisero di mettere in pre-allerta degli F4 armati con otto testate nucleari; l'allerta atomica scattò anche durante la prima Guerra del Golfo del 1991 e durante la seconda, nel 2003, quando Ariel Sharon avvertì che Israele avrebbe reagito "in caso i nostri cittadini vengano attaccati da un'arma di distruzione di massa, chimica, biologica o in caso di attacco terroristico su larga scala". 

Sebbene le informazioni pubbliche sulle politiche nucleari israeliane siano praticamente inesistenti, molti esperti hanno suggerito che l'arsenale atomico in possesso dal Paese non sia controllato da una sola persona, ma soggetto ad un "sistema di stretto controllo civile" da parte di alcuni ufficiali dell'esecutivo, sotto la diretta responsabilità del primo ministro. Un giornalista nel 1991 scrisse che nessuna testata può essere lanciata senza l'approvazione del premier, del ministro della difesa e del capo del personale militare. L'obbligo della collegialità decisionale è anche indicata da uno studio del British American Security Information Council e dall'Università di Birmingham. 

Corea del Nord

Negli ultimi 11 anni la Corea del Nord ha effettuato con successo 6 test nucleari. La magnitudo registrata in ciascuna di queste occasioni mostra come la potenza degli ordigni fatti detonare sia stata crescente. Tecnicamente quindi è in possesso della bomba atomica, anche se non c'è certezza sulla reale capacità del governo di Pyongyang di montare l'ordigno su dei missili a lunga gittata. Il Hwasong-14, missile balistico in possesso del regime, può in teoria viaggiare per oltre 10mila chilometri.  

La decisione finale, c'è da aspettarselo, spetta unicamente al dittatore Kim Jong-Un ma tutto dipende dall'abilità della Corea del Nord di produrre ordigni piccoli abbastanza da entrare in un missile. Esperti indipendenti ritengono che il Paese abbia uranio sufficiente per produrre almeno sei nuove bombe nucleari all'anno.