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Viaggio verso nord: tra scettici e fautori del sì al referendum

Nel cuore pulasante dell'economia lombarda imprese con milioni di fatturato stentano a stare sul mercato: "È per quello che voteremo si"

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Viaggio verso nord: tra scettici e fautori del sì al referendum

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Al voto per avere maggiore libertà, principalmente in materia fiscale, ma anche nel campo dell’istruzione, dell’ambiente, della tutela dei beni culturali e delle relazioni internazionali. Domenica 22 ottobre in Lombardia e in Veneto si tiene il referendum consultivo, cioè senza effetti vincolanti, sull’autonomia.

Poco a che vedere con la Catalogna: nelle due regioni governate dalla Lega, infatti, il voto è legale e sarà, nel caso molto probabile di una vittoria schiacciante del si, la base politica di un percorso autonomista costituzionalmente garantito.

Il quorum è previsto solo in Veneto. In Lombardia si voterà elettronicamente.

La nostra inviata Paola Cavadi è partita da Milano per spostarsi verso nord. Ha attraversato la Brianza, cuore pulsante dell’economia lombarda e uno dei maggiori poli industriali europei. Ed è arrivata a Canzo, in provincia di Como.

Una donna spiega le sue ragioni per il sì: “Questi soldi che noi guadagnamo qui in Lombardia, certo non pretendo che restino tutti qui, ma la maggior parte preferirei che restasse qua”. Un uomo è scettico: “Se vogliono più autonomia vadano giù, si siedano al tavolo col governo e discutano con loro. Il referendum non serve assolutamente a niente”.

La TRAFILSPEC-ITS è un’azienda specializzata nella produzione di componenti di acciaio destinate al settore dell’automotive. 4 capannoni, 100 dipendenti, 55 milioni di euro di fatturato annuo, eppure stare sul mercato è quasi impossibile, spiega Fabrizio Ricco, il CEO della Trafilspec-Its: “Purtroppo ad oggi in Italia il prezzo dell’energia elettrica è impattato in modo molto importante da tasse e accise. Il mio concorrente tedesco spende meno della metà. Io andrò a votare perché ritengo molto importante questo referendum e secondo me l’autonomia permetterà non solo alla Lombardia o al Veneto ma anche a tutte le regioni, di acquisire consapevolezza e maturità nel poter decidere come investire le proprie risorse”.

Paola Cavadi, giornalista euronews: “Nelle speranze di chi ha fortemente voluto questo referendum, come il presidente della regione Lombardia, il leghista Roberto Maroni, c‘è di poter trattenere sul territorio almeno una parte dei 54 miliardi di euro di tasse che la Lombardia trasferisce al governo centrale senza averne in cambio, dicono, alcun vantaggio”.