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Alla scoperta dei "filtri" dell'oceano


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Alla scoperta dei "filtri" dell'oceano

Dai fiordi norvegesi alle acque artiche attraverso il Circolo polare: Euronews ha partecipato alla spedizione della nave G.O.Sars, laboratorio di un gruppo di scienziati che sta studiando le spugne dei fondali più profondi.

I ricercatori, che collaborano con un progetto europeo, hanno utilizzato tecnologie tra le più avanzate per analizzare i campioni, prelevati da un robot subacqueo a controllo remoto.

Hans Tore Rapp, ricercatore dell’Università di Bergen e coordinatore del progetto, spiega: “Conosciamo abbastanza bene le spugne che vivono in acque basse, ad esempio quelle delle barriere coralline. Ma di quelle del mare profondo sappiamo molto poco. Abbiamo idea di dove trovarle e della loro diversità, ma il loro funzionamento è praticamente sconosciuto”.

I ricercatori hanno lavorato sui campioni notte e giorno. Alcuni di questi organismi sono stati sezionati e conservati per successivi studi.

Le spugne producono delle sostanze chimiche molto interessanti per la farmaceutica e la cosmetica. Vasiliki Koutsouveli, biologa marina del Museo di storia naturale di Londra, racconta: “In molte specie sono state già riscontrate proprietà antibatteriche, funghicide e anticancerogene. Ma degli esemplari che abbiamo raccolto non sappiamo ancora nulla, per questo ci interessa studiarli”.

Altre spugne sono state tenute in vita in speciali acquarii per capire come funziona la loro alimentazione. Filtrando l’acqua del mare attraverso i pori, questi animali riciclano gli scarti e producono sostanze che nutrono altri organismi marini.

Martijn Bart, biologo marino dell’Università di Amsterdam spiega che il team vuole sperimentare quanto le spugne siano importanti per l’ecosistema con la loro azione di filtraggio: “Se capiamo cosa rimuovono dall’acqua, possiamo sapere cosa succederebbe se venissero rimosse loro stesse, quanti scarti si accumulerebbero nell’oceano a causa dell’assenza di questi organismi che ne puliscono le acque”.

Già nei primi giorni della loro spedizione, i ricercatori hanno scoperto nuovi esemplari. Attualmente se ne conoscono circa ottomila, che vanno da pochi centimetri a oltre un metro di lunghezza.

Lo studio su come le spugne contribuiscano a mantenere in salute i nostri oceani è solo all’inizio. Gli scienziati sottolineano l’importanza di proseguire su questa strada.

“Noi stiamo lavorando nel Nord Atlantico. È un ambiente esteso, ma su scala planetaria è qualcosa di molto piccolo. Anche se ci stiamo impegnando molto in questo studio, stiamo scoprendo la punta di un iceberg. C‘è molto lavoro scientifico da fare. Richiede denaro e tempo, ma deve essere fatto”, dichiara Hans Tore Rapp.

Le spugne esistono da oltre mezzo miliardo di anni fa. Una migliore comprensione di queste fragili creature è cruciale per poteggere il futuro loro e dell’intero ecosistema marino.

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