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Lavoro: il fenomeno del caporalato colpisce anche i Paesi Bassi


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Lavoro: il fenomeno del caporalato colpisce anche i Paesi Bassi

La piaga del “caporalato” non è un problema locale, ma è ben diffuso in tutta Europa. Il dato emerge dal rapporto Desk, del Milan Center for Food Law and Policy diretto da Livia Pomodoro, presentato al Parlamento europeo in un’iniziativa organizzata con Coop Italia e Socialisti europei.

In alcuni Stati – è emerso dall’incontro sulle Buone prassi contro lo sfruttamento del lavoro in agricoltura al quale ha preso parte il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajiani – esistono situazioni disastrose, quali quelle del Portogallo e della Romania, che hanno un tasso di lavoratori illegali in agricoltura pari, rispettivamente, al 60% e al 40%. Sebbene paesi come la Germania e l’Austria abbiano un tasso molto più basso, rispettivamente pari al 5 e al 10%, approssimatamene il 25% dei lavoratori agricoli in Europa è classificato come irregolare.

SORPRESA PAESI BASSI
In Olanda, invece, il tasso di lavoro illegale è del 13,7%, oltre dieci punti percentuali sotto la media europea. Tuttavia, nelle aree in cui sono presenti colture stagionali (come la nota raccolta dei tulipani), questa percentuale raggiunge il 40%. In particolare, migranti dalla Polonia si spostano in Olanda per trovare lavoro occasionale, e sono i primi lavoratori in nero a venire reclutati.

Esaminando i dati dell’EFFAT, emerge come Portogallo, Romania e Bulgaria, detengano un tasso di lavoro irregolare superiore al 40%. Seguono Italia, Polonia, Spagna e Grecia con valori superiori al 20%. Per quest’ultime due nazioni, l’EFFAT non ha prodotto stime, ma osservando l’incidenza dell’economia sommersa ed esaminando studi specifici,40 si può considerare il dato verosimile. Austria, Francia e Germania, sono Paesi virtuosi con tassi di irregolarità inferiori o pari al 10%, mentre Olanda e Belgio superano questa soglia.

LE CAUSE
La dispersione di valore che avviene lungo la filiera agroalimentare, anche a causa della frammentazione degli operatori, dell’organizzazione logistica e del funzionamento dell’industria di trasformazione, che incide sul prezzo dei prodotti agricoli riconosciuti ai produttori.

Situazioni e condizioni problematiche, per le quali occorre trovare un nuovo equilibrio tra la convenienza per il consumatore e il giusto prezzo per il produttore. La stagionalità del lavoro agricolo rende quest’ultimo suscettibile di concentrarsi solo in tre o quattro mesi all’anno, a seconda delle coltivazioni. In questi periodi la richiesta di lavoratori aumenta, così come cresce il peso fiscale per le imprese agricole che decidono di optare per le assunzioni di breve periodo. Risulta, così, più conveniente per loro ricorrere a lavoratori irregolari, abbassando i propri costi di produzione e rimanere competitive sul mercato.

È necessario sottolineare che, a causa della sua forte componente stagionale, il lavoro informale, sommerso e gravemente sfruttato in agricoltura ben si presta a contaminazioni con attività illegali perseguite da soggetti criminali, soprattutto in territori come quello italiano. In campo agricolo, così come in quello edile e dei lavori domestici, “il confine tra attività legali di per sé ma formalmente illegali e attività illegali tout court diventa particolarmente labile”.

EMERGENZA MEDITERRANEA
Gli studi effettuati nell’ambito del lavoro sommerso (specialmente agricolo) dei Paesi mediterranei (Italia, Francia, Spagna, Grecia e Portogallo) hanno rivelato come in questi paesi la riduzione della crescita economica e sociale sia stata spesso accompagnata dall’intensificazione delle attività non ufficiali, informali e irregolari. Nei Paesi mediterranei infatti, si è sviluppato un “sistema sotterraneo” connotato da forme di lavoro elusivo di diverse aree della normativa giuslavorista e non solo.

ITALIA
In Italia il lavoro nero si sta maggiormente diffondendo nell’ambito delle aziende agricole dell’area mediterranea. Eurispes ne ha stimato al 32% l’incidenza in agricoltura per i primi sei mesi del 2014. Una cifra in aumento rispetto agli anni precedenti: 27,5% nel 2011, 29,5% nel 2012, 31,7% nel 201318. Un trend in progressiva crescita che rischia di aumentare ancora, dato il persistere delle condizioni di crisi del settore ortofrutticolo. In altri contesti, le situazioni variano molto da una regione all’altra.

I circa 2 mila lavoratori e lavoratrici sfruttati nelle campagne italiane provengono nella maggior parte dei casi da aree rurali dall’Est Europa (Bulgaria, Romania) e dall’Africa (Tunisia, Marocco, Burkina Faso, Ghana). Per raggiungere l’Italia, oltre il 70 % di loro ha contratto grossi debiti di viaggio; eppure, a causa di salari troppo bassi in cambio di lunghissime ore di lavoro, non riescono né a ripagare le loro spese né ad avere un reddito sufficiente per permettersi una casa o le spese di trasporto da e per il luogo di lavoro.

PORTOGALLO
Il Portogallo è una delle nazioni con il più alto tasso di lavoro agricolo nero in Europa, è inoltre particolarmente problematico il fenomeno dell’impiego di lavoratori stranieri (migranti) in agricoltura. Risultano endemiche le criticità in relazione alle condizioni di lavoro nel settore agricolo.

L’intervento più significativo risulta essere quello previsto dalla Resolução da Assembleia da República no 139/2010 tesa a ridurre gli incidenti e le morti sul lavoro, in ambito agricolo.

IL PESO DELLA CRISI IN GRECIA
Lo sviluppo economico e sociale in Grecia ha subito un significativo calo negli ultimi decenni: questo ha portato ad un incremento massiccio di forme irregolari di lavoro, specialmente tra le categorie dei lavoratori autonomi, agricoltori e lavoratori salariati che, pur di far fronte alle proprie esigenze economiche, rispondono a questa situazione di crisi accettando impieghi notturni supplementari oppure altre forme di lavoro irregolare

BULGARIA
In Bulgaria la situazione si presenta in una forma diversa. Gli scarsi controlli, l’emigrazione della manodopera specializzata e la crisi economica perdurante hanno causato il consolidamento di situazioni gravi. Attualmente (2010), il lavoro nero in Bulgaria è stimato al 50% del totale dei lavoratori, senza che i sindacati e il governo riescano a comunicare fra loro per trovare soluzioni al problema.

LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
Secondo il primo e secondo Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia, il settore alimentare è fortemente controllato e gestito dalle organizzazioni criminali mafiose, le quali agiscono non solo a danno dei lavoratori, attraverso pratiche illecite quali sfruttamento nei campi e caporalato, ma anche a discapito dei consumatori stessi, aumentando i prezzi dei prodotti alimentari sugli scaffali dei supermercati. Nel 2013 Eurispes ha stimato che, solo in Italia, il business dell’agroalimentare messo in atto da tali organizzazioni ammontasse a 14 miliardi di euro l’anno, 7 dei quali provenienti proprio dalla produzione agricola.

IL DOCUMENTARIO SULLA FILIERA ETICA NELLAGRICOLTURA
The River Journal Project, un collettivo di giornalisti nato per raccontare il contemporaneo attraverso i grandi fiumi del mondo, con produzioni giornalistiche tradizionali e multimediali, sta producendo un web documentario sulla filiera etica nell’Agricoltura per il Milan Center for Food Law and Policy e Coop. Collaborano con Enit nel rilancio turistico delle regioni colpite dal terremoto in Centro Italia. Nella prossima spedizione fluviale scenderanno il Volga nell’anno del centenario della rivoluzione russa e alla vigilia dei Mondiali Russia 2018.


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