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Morti sul lavoro: "L'austerity uccide"

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Morti sul lavoro: "L'austerity uccide"

Il porto di Livorno, teatro di un duplice incidente mortale il 28 marzo
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Dopo la Francia, nell'Unione, l'Italia è il paese in cui di lavoro si muore di più. Riportata alla ribalta dai recenti fatti di Livorno, Bologna, Mugello e Treviglio - con sei vittime in una settimana - la cronaca conferma le ultime cife raccolte da Eurostat nel 2015.

In aumento negli ultimi anni per Italia, Francia e soprattutto Spagna, il dato assoluto diminuisce significativamente solo in Germania, mentre quello del Regno Unito resta tutto da interpretare.

Qui la tabella integrale dei dati Eurostat sugli incidenti mortali sul lavoro, relativi al 2014._YB16.png)

"L'Europa è all'avanguardia e presa a modello. Ma l'austerity ha tagliato la sicurezza"

Dall'ETUC, la Confederazione Europea dei Sindacati, mettono però anzitutto in guardia sul fatto che le cifre di Eurostat vanno ponderate con quelle del lavoro sommerso e con le differenze nelle modalità di segnalazione e rilevamento degli incidenti. Nel complesso, dicono, l'Europa è all'avanguardia e presa a modello a livello mondiale. La sicurezza sul lavoro è però uscita malconcia dall'austerity degli ultimi anni.

"In molti paesi in cui si assiste a un incremento di morti sul lavoro - ci dice la Segretaria confederale dell'ETUC, Esther Lynch -, quest'ultimo si deve alla crisi: si è stretta la cinghia per risparmiare e spesso ai risparmi consegue un peggioramento della sicurezza".

Esther Lynch, Segretaria Confederazione Europa dei sindacati

"La vera discriminante è la cultura del lavoro. Coinvolgere e ascoltare il dipendente riduce gli incidenti"

Quanto accaduto a Livorno, dove due operai sono morti al porto durante le operazioni di pulizia di un serbatoio, mette inoltre in luce una delle criticità che si nascondono dietro al dato globale. Nonostante non fosse il caso delle due vittime, in professioni come quelle legate alle attività portuali è anzitutto diffusa la presenza di lavoratori a prestazione occasionale: categorie meno rispettose delle imprese, delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Un fenomeno che, più in generale, tradisce un radicamento molto difforme, all'interno anche di ciascun paese, della cultura della sicurezza sul lavoro.

"Una cultura dell'ascolto dei lavoratori rende il posto di lavoro molto più sicuro - ci dice ancora Esther Lynch -. Se si impara per esempio dagli incidenti evitati, ciò gioverà nel complesso alla sicurezza. Spesso la discriminante non è quindi il paese, ma la cultura del lavoro del datore, la natura dell'azienda. E anche se poi qualcosa va storto, sarà più facile rimediarvi".

L'Europa avanti nelle tutele (ma molto resta ancora da fare)

Nel complesso, i dati fotografano però un'Europa all'avanguardia sul tema della sicurezza del lavoro. Regole e standard dell'Unione sono presi a modello nel mondo, anche se - ci dice ancora Esther Lynch - molto resta ancora da fare.

"Tra i più ispiratori per il resto del mondo, c'è il principio di precauzione. Il che significa, per esempio, che se un componente è considerato cancerogeno, allora debba essere ritirato dal mercato. Questo non significa però certo che si stia facendo abbastanza. Molto va ancora fatto per garantire la sicurezza dei posti di lavoro e un fattore determinante, in tal senso, è il coinvolgimento del lavoratore".

Foto: REUTERS/Hannah McKay