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Il drone delle grotte


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Il drone delle grotte

JULIÁN LÓPEZ GÓMEZ, EURONEWS:
“Siamo nella grotta di Scladina in Belgio. Secondo gli studiosi è stata abitata dagli uomini di Neanderthal piu’ di 100 mila anni fa. Adesso con una moderna tecnologia ricercatori europei stanno cercando di studiarla meglio e proteggerla meglio”.

Gli scienziati di un progetto europeo di ricerca stanno esplorando come cogliere, elaborare e visualizzare accurate riproduzioni 3D di siti culturali situati in ambienti non facili.

Adesso mettono alla prova la loro arma segreta: un drone da mandare in visita di una grotta preistorica. Il suo utilizzo qui è una vera sfida che puo’ ripagare.

FRÉDÉRIC BEZOMBES, ingenere, LIVERPOOL JOHN MOORES UNIVERSITY: “ Qui la situazione è particolare perchè non c‘è il segnale GPS, siamo in un interno. Senza GPS si perde tutta la stabilizzazione del drone; quindi farlo volare in ambienti cosi’ è molto complicato, bisogna essere attentissimi nella guida.
Se si fa una mappa con telecamere e si ha la stessa prospettiva quando create il modello 3D vi ritroverete dei buchi nella mappa mentre il drone con un gradangolare sulla sua telecamera ci permette di riempire tutti i vuoti che si creano”.

Il drone dispone di 3 telecamere e puo’ vedere ogni angolo della grotta. Ogni oggetto viene repertoriato nel suo contesto archeologico. Gli ingegneri vengono attivamente aiutati dagli archeologi con immagini e dati.

KÉVIN DI MODICA, storico, Grotte di SCLADINA: “Non si puo mai avere a disposizione visualmente sul terreno l’insieme delle informazioni archeologiche. Quello che è possibile fare qui è di riposizonare insieme gli scenari che si erano presentati ai diversi stadi degli scavi”.

L’elaborazione post-acquisizione consente lo sviluppo di rappresentazioni digitali 3D. Secondo gli scienziati i droni sono veramente utili quando si tratta di fornire soluzioni economicamente efficienti per sviluppare modelli 3D di siti cosi’.

ISABELLE DE GROOTE, paleoantropologa, LIVERPOOL JOHN MOORES UNIVERSITY:

“Con i droni non c‘è bisogno di entrare nei siti. Puoi perlustrare ampie aree senza doverle attraversare a piedi e magari danneggiarle. Si possono anche perlustrare in breve tempo grandissimi spazi”.

Gli scienziati puntano a usare queste animazioni 3D per creare videogiochi e banche dati interattive sul web per promuovere la cultura europea.

FRÉDÉRIC PRECIOSO, COMPUTER SCIENTIST, Università OPHIA ANTIPOLIS UNIVERSITY (Francia):
“Si fanno queste registrazioni in 3D, si estraggono le informazioni caratteristiche degli oggetti e grazie a queste caratteristiche, la visione delle immagini, possiamo creare dei link con oggetti simili in mostra su altri database o sul web. Se questi oggetti sono arricchiti con metadati o informazioni complementari potremo collegare il nostro oggetto con queste altre informazioni”.

Lo scopo è offrire ai cittadini uno strumento interattivo per una comprensione più approfondita dei siti culturali, in particolare quelli in cui è difficile o limitato l’accesso, come la Grotta di Scladina.

KÉVIN DI MODICA: “I visitatori potranno visitare la grotta di Scladina con la realtà aumentata e rivedere gli oggetti che sono nella loro collocazione originale/ virtuale nel posto in cui sono stati trovati. Altri potranno visitare Scladina in realtà virtuale perchè no, anche da casa propria vedendo il sito”.

ISABELLE DE GROOTE: “Forse faremo percepire loro la scoperta di un posto diverso e un nuovo sito che potranno visitare realmente. La cosa serve a rendere piu’ accessibile l’eredità culturale rendendola disponibile e condivisibile con chiunque”.

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