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Turchia, le incognite del processo di pace

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Turchia, le incognite del processo di pace

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L’avvenire del processo di Pace in Turchia è ora più che mai incerto. Gli attacchi terroristici nel sud est del Paese hanno aperto nuovamente uno scenario d’incertezza nelle già compromesse relazioni tra il governo di Ankara e l’HDP, il braccio politico del PKK.

La crisi nei negoziati prima latente, si è palesata dopo il tentativo di colpo di Stato. Il presidente della Repubblica Recep Tayyip Erdogan all’indomani del golpe ha invitato al confronto tutti i principali leader politici: il partito Repubblicano del CHP e i nazionalisti dell’MHP, ma non il leader del partito pro curdo HDP, Demirtaş.

E non è stata una svista. Anche all’ appuntamento del 7 agosto chiamato “Democrazia e omaggio ai martiri”,Demirtaş è stato nuovamente messo da parte dal presidente turco, che a tal proposito ha dichiarato:

“Posso incontrare solo delle formazioni che si sipirano a questi 4 principi: una patria, un popolo, uno Stato, una bandiera. La mia linea rossa è non incontrare coloro che si sono mischiati al terrorismo e ne fanno parte”.

Il leader del Partito popolare democratico di opposizione pro curdo l’HDP Selahattin Demirtas, crede ancora alla continuità del processo di Pace:

“Definire le persone che hanno preso parte al processo di pace come il diavolo, escluderle dalla società, fare di loro il nemico non fa bene a nessuno, ma è quello che stanno cercando di farci. Noi siamo convinti di avere fatto la cosa giusta e sapremo fare la cosa giusta anche oggi, se il processo di pace ripartirà noi parteciperemo”.

L’inizio del processo di Pace risale al 2009, ma ha incontrato una battuta d’arresto l’anno scorso dopo le elezioni generali del primo novembre. Ed è difficle prevedere quando questa situazione si sbloccherà.

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