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Polonia: papa Francesco, la crudeltà non è finita ad Auschwitz e Birkenau

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Polonia: papa Francesco, la crudeltà non è finita ad Auschwitz e Birkenau

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“Dov‘è dio se nel mondo c‘è il male?. Non ci sono risposte umane. Possiamo solo guardare a Gesù e domandare a lui”. È la meditazione di papa Francesco alla fine di una giornata cominciata con la visita degli ex lager nazisti di Auschwitz e Birkenau dove Bergoglio ha incontrato una decina di sopravvissuti. Alla fine gli è stato consegnato un cero che il Papa ha acceso davanti al muro dove avvenivano le fucilazioni.

A differenza di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, papa Francesco non ha tenuto discorsi, ma si è raccolto in preghiera in silenzio.

Il terzo giorno di Bergoglio in Polonia è proseguito a Cracovia, in uno dei più importanti ospedali pediatrici del Paese, dove ha ribadito le critiche verso “la società che emargina i più deboli e i più fragili”.

Dal balcone dell’arcivescovado di Cracovia, il papa ha constatato che “la crudeltà non è finita ad Auschwitz e Birkenau” e ne ha citato alcuni esempi del mondo di oggi, come le sofferenze patite da chi vive in Paesi in guerra.

“La crudeltà non è finita ad Auschwitz e Birkenau; oggi si tortura la gente”.

Durante la via Crucis della giornata mondiale della gioventù papa Francesco ha espresso solidarietà anche con i migranti e ha invitato ad “abbracciare i fratelli siriani”.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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