ULTIM'ORA

Lettura in corso:

Libia, il vuoto di sicurezza che favorisce Daesh

mondo

Libia, il vuoto di sicurezza che favorisce Daesh

Pubblicità

La rotta della Libia verso l’Europa torna ad essere importante e nuovamente battuta, dopo la chiusura della via dei Balcani e del Mar Egeo. Sebbene la traversata sia più pericolosa, non mancano i migranti, perché la Libia rimane un paese colabrodo per centinaia di migliaia di africani che superano facilmente le sue permeabili frontiere.

Ma, il potere in Libia è ancora diviso tra Occidente e Oriente, tra due governi rivali, il governo di unità nazionale di Tripoli, del primo ministro Fayez al-Saaraj e quello di Tobruk, fedele al generale Khalifa Haftar. In mezzo c‘è Sirte controllata da Daesh.

Il 30 marzo, i membri del governo di unità nazionale arrivano da Tunisi a Tripoli in nave. Fayez al-Sarraj, qui istituisce il governo sostenuto come legittimo dalle Nazioni Unite e che viene riconosciuto anche dalle milizie della coalizione Fajr di Misurata: 32 membri che compongono il Governo di Accordo Nazionale (GNA). Il GNA controlla diversi aeroporti, la Banca centrale e la compagnia petrolifera nazionale, ma è confinato in una base navale vicino al porto di Tripoli.

Nella Libia orientale, l’esecutivo di Sarraj tiene testa alle autorità parallele, che rifiutano di cedere il potere e si supportano grazie all’esercito sotto le unità di comando del controverso generale Khalifa Haftar, ferocemente opposto al GNA, ormai unico esecutivo riconosciuto ufficialmente dalla comunità internazionale.

Questa scissione interna impedisce qualsiasi lotta univoca contro Daesh, che nel caos generato si è fortemente radicato nella città di Sirte. Le forze del GNA, per lo più miliziani su pick-up, e quelle orientali, sono in competizione tra loro per dimostrare chi sia la prima delle due a lanciare l’offensiva contro Sirte, roccaforte jiadista.

Cinque anni dopo la caduta di Gheddafi questa situazione ha pesantemente danneggiato l’economia della Libia come ci spiega l’analista Wahib Jabbo.

Wahid Jabbo, analista economico: “Ci sono molte ragioni dietro ai problemi economici del Paese. Innanzitutto, la mancanza di esportazioni di petrolio dai porti e dai giacimenti di petrolio. Questo è il motivo principale che ha paralizzato l’economia libica e provocato la perdita di circa 70 miliardi di dollari negli ultimi due anni”.

Il governo di unità nazionale trova difficoltà nel ristabilire l’equilibrio, con prezzi record dal 2015 a oggi e con il ramadan che comincia a giugno, già si teme la penuria di risorse per l’acquisto di cibo.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

Prossimo Articolo