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Venezuela, la crisi terribile

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Venezuela, la crisi terribile

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Il Venezuela sembra sull’orlo dell’implosione. La mancanza di acqua, elettricità e la maggior parte dei beni primari alimenta la rabbia della gente. Appena svegli, quello che bisogna fare, qui, in Venezuela è mettersi in fila per acquistare cibo a prezzi agevolati, ma spesso tutto è già terminato.

Maria Hernandez, residente a Caracas: “Non abbiamo ancora trovato un posto dove comprare del riso, della pasta, del burro, o qualcosa da dar da mangiare ai nostri bambini. Sono stanca di questa situazione. Com‘è possibile che ci lascino cosí, che non ci diano alcun tipo di informazione su dove trovare del cibo da portare a casa?”

“Queste lunghe code sono terribili, non ho mai visto niente del genere prima d’ora. Mai ! La cosa peggiore è che non possiamo mettere le mani sul latte che serve ai bambini. Che, in questo momento, sono quelli che stanno peggio di tutti”.

Il Venezuela, ricco produttore di petrolio grazie alle sue riserve, le più importanti al mondo, è sprofondato in una grave crisi con la caduta del prezzo del greggio, che alimenta il 96% della sua moneta.

Il PIL è crollato dal 3,9% del 2014 al 5,7% del 2015.

Le imprese stanno scomparendo: delle 13mila presenti sul territorio nel 1999, nel 2016 se ne registrano appena 4mila e l’inflazione, passata dal 141,5% del 2014 al 180,9% del 2015, secondo il FMI, quest’anno toccherà uno spaventoso 700%.

Improvvisamente, il saccheggio dei supermercati è sempre piú frequente. Qui è Maracaibo a fine aprile. L’Osservatorio venezuelano per il conflitto sociale ha registrato ben 107 rapine nel primo trimestre e 17 proteste spontanee al giorno.

Sette venezuelani su dieci si lamentano della cattiva gestione del presidente Nicolás Maduro, che denuncia alle sue spalle un complotto internazionale per soffocare il paese.

Nicolàs Maduro, presidente del Venezuela: “Oggi, 13 maggio 2016, decreto lo stato di emergenza economica nazionale al fine di difendere il Venezuela. Ecco il decreto firmato e approvato per la protezione del paese”.

Il braccio di ferro con l’opposizione è iniziato quando la situazione è peggiorata dopo la raccolta di 1,8 milioni di firme per avviare il processo referendario al fine di rimuovere il governo. Ma, sebbene maggioritaria, l’opposizione non è riuscita a canalizzare il malcontento dei delusi del Chavismo.

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