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Spagna verso il voto

Secondo e infruttuoso giro di consultazioni. Elezioni entro giugno

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Spagna verso il voto

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Gli spagnoli al voto ancora una volta. Probabilmente il 26 giugno.

Dopo un secondo e infruttuoso giro di consultazioni con i leader dei principali partiti, il re di Spagna prende atto dell’impossibilità di formare un governo.

“Non esiste un candidato che abbia il sostegno necessario per avere la fiducia in Parlamento”, così il sovrano, che accelera verso il voto.

Perché in effetti di ufficiale ancora non c‘è niente. Se non il fatto che il parlamento uscito dalle elezioni del 20 dicembre ha sbriciolato il bipartitismo su cui la Spagna si reggeva fino a questo momento.

A insidiare l’alternanza tra popolari e socialisti sono stati i nuovi partiti Podemos, una sorta di Syriza alla spagnola, e Ciudadanos che radicato inizialmente in Catalogna si è poi esteso in tutta la Spagna.

Il leader dei Popolari, nonché premier uscente Mariano Rajoy, il cui partito è stato il più votato, non era neppure candidato premier, (fatto inedito nella storia recente di Spagna).

Il re ha comunque incaricato il socialista Pedro Sanchez, il cui partito è arrivato in seconda posizione.

Sanchez non è riusciuto a mettere insieme una maggioranza.

Popolari e Podemos gli hanno negato la fiducia e i soli voti di Ciudadanos di Albert Riveira non gli sono bastati.

Il programma firmato da Psoe e Ciudadanos non ha convinto Podemos, che dando il proprio sostegno avrebbe permesso l’avvio della legislatura.

Se il parlamento piange, gli spagnoli tutti non si rallegrano di una situazione di stallo che non aiuta il Paese che esce dalla peggior crisi attraversata dalla Spagna dal 1975.

Tutto si attendenvano gli spagnoli tranne che nuove elezioni.

“Avrei preferito un accordo, ma se non riescono a raggiungerlo dovremmo tornare a votare. È terribile dover aspettare mesi per indire nuove elezioni”.

Le conseguenze dell’ impasse politica possono essere imprevedibili.

Enrique Serbeto del quotidiano ABC:

“I cittadini hanno piena ragione di essere preoccupati e esasperati da questa situazione; hanno fatto la propria parte. Hanno votato, ciò che non ha funzionato è il resto. È un grande fallimento dei partiti e del sistema.
Vedremo come reagirà l’elettorato, penso che andrà meno gente a votare”.

Il timore è che dalle prossimi elezioni esca un parlamento la cui composizione sia simile a quella attuale. Cosa che di fatto ha portato allo stallo politico.