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Addio all'ultimo maestro della commedia all'italiana

Ettore Scola è morto a 84 anni. Capace per decenni di coniugare leggerezza e profonde riflessioni sulla societù nelle sue pellicole.

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Addio all'ultimo maestro della commedia all'italiana

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Con Ettore Scola se ne va l’ultimo dei maestri della “commedia all’italiana”. Qualcosa più di un genere, che ha attraversato e raccontato la storia della Repubblica nei suoi grandi avvenimenti e nelle sue pieghe più recondite. Ma ha anche fatto più di una volta i conti con le pagine nere del passato.

È il caso di Una giornata particolare, uno dei più celebri film di Scola e dei più riusciti sull’epoca fascista, con il delicato racconto di poche ore nella vita di un cronista omosessuale e della moglie di un uomo gretto e devoto al regime.

In maniera leggera, sovente, ma nel cinema del regista, nato in provincia di Avellino ma romano d’adozione, spentosi a 84 anni, il risvolto sociale non è mai mancato.

E “sociale” lo era stato anche quando aveva raccontato i sentimenti fra tre uomini (Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Stefano Satta Flores) e la stessa donna amata da tutti (Stefania Sandrelli) attraverso trent’anni di storia, in C’eravamo tanto amati.

Troppo lunga la sua carriera per raccontarla tutta. Se negli anni ’70 ha dato, forse, il meglio di sé (oltre ai titoli già citati ci sono anche Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca e Brutti, sporchi e cattivi, anche successivamente ha regalato al cinema italiano titoli importanti come La famiglia e Che ora è?

euronews lo intervistò nel 2009. “Non credo – disse al microfono di Giovanni Magi – che il cinema possa trasformare la realtà o modificaree quello che succede, quindi anche modificare la politica non credo sia facile; però sicuramente il cinema può fare, e questa è una grande arma che il cinema ha, può interferire nella mente della gente che guarda il film. Il film può porre delle domande al pubblico che altrimenti non se le porrebbe, può instillare dei dubbi che altrimenti il pubblico non si porrebbe”.

Da che parte si schierasse non l’ha mai nascosto, tant‘è che dichiarò “finche Berlusconi sarà al governo non farò più film”. E si dedicò per lo più ad altro, come i suoi disegni. Ma ha anche realizzato alcuni documentari, tra i quali quello sull’amico Fellini Che strano chiamarsi Federico. L’ultimo, presentato a novembre alla Festa di Roma, al quale ha lavorato con le figlie, racconta la sua vita. Si intitola Ridendo e scherzando.