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Turchia-UE: rapporti complicati, allargamento dell'Unione e crisi dei migranti. La cancelliera Merkel che cerca di strappare una promessa ad Ankara

Visita-lampo di Angela Merkel in Turchia. Dopo mesi di blocco nel processo negoziale fra Ankara e Bruxelles, e in piena crisi migratoria. L’offerta

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Turchia-UE: rapporti complicati, allargamento dell'Unione e crisi dei migranti. La cancelliera Merkel che cerca di strappare una promessa ad Ankara

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Visita-lampo di Angela Merkel in Turchia. Dopo mesi di blocco nel processo negoziale fra Ankara e Bruxelles, e in piena crisi migratoria. L’offerta della cancelliera è quella di trattenere il numero più alto possibile di migranti in cambio del rilancio del processo di adesione.

Dall’inizio della guerra in Siria, la Turchia è in prima linea nella crisi. Almeno 2 milioni 200.000 siriani sono arrivati sul suo territorio dispersi nelle grandi città La maggior parte sono in transito con in testa l’Europa. E il vecchio continente chiede ad Ankara di trattenerli.

Il presidente Erdogan sa di avere un indubbio vantaggio per ora: “Le esigenze dell’europa debbono essere compatibili con le nostre”, ha detto Erdogan, “i nostri partner lo hanno accettato nell’incontro avuto con la controparte europea. Non si risolve il problema senza la Turchia. Quindi se il problema non è risolvibile senza la Turchia, perché non si accetta la Turchia nell’Unione Europea?”

Erdogan non poteva porre questa domanda in un momento migliore dal suo punto di vista. In piena crisi politica, con i partner europei che navigano a vista, eppure, come hanno fatto notare in parecchi, la Turchia non era invitata al summit sulla crisi migratoria dei 28 paesi europei.

Euronews ha sentito un esperto nei rapporti fra Bruxelles e Ankara per comprendere qual è la posta in gioco e le possibili soluzioni di una crisi come questa.

Arzu Kayaoglu, euronews :
Con noi in collegamento da Parigi, Didier Billon vice direttore dell’Iris, esperto delle relazioni tra Europa e Turchia.

-L’adesione della Turchia all’Unione europea era ormai finita nel dimenticatoio, i negoziati a un punto morto, all’improvviso sullo sfondo della crisi migratoria, Angela Merkel ha riparlato di allargamento riferendosi alla Turchia. Si tratta di opportunismo politico o la cosa era già in agenda?

Didier Billon, Iris:

La riflessione della Merkel è assolutamente legata alla situazione politica e alla crisi migratoria. L’Unione ha capito che la Turchia è un Paese indispensabile non solo per la gestione dei flussi migratori ma per tutta una serie di problemi politici.
Così, Angela Merkel ha deciso di andare a Ankara in visita ufficiale. Il momento non era dei più opportuni, viste le elezioni, Angela Merkel avrebbe potuto aspettare e andare dopo le legislative.

-Diritti umani, democrazia, libertà d’espressione, su questi punti la Turchia è spesso criticata. A dirla il vero, però, l’Europa non si fa sentire, è semplice disinteresse?

Possiamo parlare di diritti democratici, di violanzione alle liberta civili. Dobbiamo farlo. Ma non bisogna fare della strumentalizzazione, alcuni ritengono di dover rompere tutti i rapporti con Ankara perché ci sono queste violazioni.
Non sono d’accordo. Giustamente per questo motivo, perché ci sono delle violazioni, bisogna rilanciare il dialogo e i negoziati.
Ma non si può avere una posizione morale nei confronti della Turchia, piuttosto una posizione politica.
Bisogna rilanciare i parternariati, i negoziati che ci permettono di affrontare tutti i problemi
Ho molti dubbi sulla politica portata avanti dal presidente Erdogan: negli ultimi anni aveva comunque raggiunto buoni risultati economici, era riuscito a imporre la Turchia sullo scenario internazionale con molte iniziative positive. Oggi sembra buttar via questo capitale, Erdogan si è posizionato in una logica di scontro, di polarizzazione, è in atto una strategia della tensione. Non è sicuramente un buon periodo per la Turchia”.

-La Turchia si allontana dall’Europa per avvicinarsi all’Organizzazione di Shangai per la cooperazione che conta tra i suoi membri la Russia?

“No, non credo, effettivamente Erdogan aveva dichiarato qualche mese fa che se l’Unione europea non voleva la Turchia, quest’ultima avrebbe inoltrato la domanda di adesione all’Organizzazione di Shangai, dimenticando però di dire che i membri dell’organizzazione non vedono di buon occhio l’adesione turca.
La Turchia può continuare a avere buone relazioni con l’Unione
europea sviluppando allo stesso tempo buone relazione in Medio oriente, nel Caucaso, verso la Russia”.

L’esito delle legislative del primo novembre possono cambiare i rapporti con l’Europa?

Qualunque sia la configurazione politica che esce dalle urne, il rapporto di forze politiche, l’eventuale necessità di ricorrere a un governo di coalizione, penso sia indispensabile riprendere i negoziati con la Turchia.
Angela Merkel nella sua visita ha dichiarato di essere favorevole e appoggiare l’apertura di capitoli negoziali congelati da anni.
Il rilancio di un vero processo di adesione aiuterebbe la Turchia a superare le difficoltà che sta affrontando.