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Turchia al voto: un governo forte garantirà la crescita

Al voto per rinnovare il parlamento dopo appena 5 mesi dalle ultime elezioni, la Turchia vive una fase molto difficile: lo scontro dei separatisti

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Turchia al voto: un governo forte garantirà la crescita

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Al voto per rinnovare il parlamento dopo appena 5 mesi dalle ultime elezioni, la Turchia vive una fase molto difficile: lo scontro dei separatisti curdi nel sud est del Paese e l’impegno al fianco degli Usa contro l’Isil non aiutano. L’economia segna il passo, la lira turca è una delle monete che ha perso di più rispetto al dollaro statunitense dall’inizio dell’anno, con un calo di circa il 30%. I flussi di capitali in uscita non si arrestano, mentre il presidente Erdogan fa pressioni sulla banca centrale per ridurre i tassi di interesse.

Non basta, la crisi dei profughi incide moralmente e sul bilancio delle casse statali turche. Il quadro economico generale è dei peggiori.

Bora Bayraktar, euronews:

-La Turchia torna alle urne dopo appena 5 mesi, in cui si sono verificati incidenti considerevoli. Come valuta lo stato di salute economica del Paese, alla vigilia delle consultazioni?

Arda Tunca, economista:

“Ci troviamo in una situazione di stagnazione. Anche se c‘è una leggera crescita, le prestazioni sono in calo. La crescita non è sufficiente. La Turchia influenza l’ esterno? In effetti è la Turchia a essere influenzata. Gli incidenti al confine meridionale sono di un certo rilievo, gli occhi del mondo sono puntati sulla Siria e i Paesi vicini. Gli svilupi della situazione siriana hanno un forte impatto sulle politiche turche, come conseguenza dobbiamo far fronte alla crisi dei profughi che è costata circa 8 miliardi di dollari, abbiamo 2 milioni di profughi sul nostro territorio e la Turchia paga un prezzo considerevole.
Per questo ribadisco che la Turchia è influenzata dagli eventi esterni. Dovremmo parlare anche della situazione in russia, la stagnazione economica globale, la Turchia è influenzata da una situazione generale”.

La posizione geografica della Turchia è strategica, a cavallo tra Mar Nero, Mediterraneo orientale, Medio Oriente e Asia centrale, il Paese, che oggi soffre delle crisi internazionali, è un perfetto hub per il commercio.

Per l’economista, una coalizione litigiosa riporterebbe il Paese indietro di 15 anni.

“La Turchia ha bisogno di un governo stabile, di coalizione o meno, un governo che abbia la fiducia del parlamento, capace di elaborare un programma e prendere decisioni economiche importanti dopo le elezioni del primo novembre”.

La stabilità politica garantita nei primi anni da Erdogan è stata valutata positivamente dagli investitori esteri.

Nel 2011 la Turchia si collocava al tredicesimo posto al mondo come destinazione per gli investimenti diretti esteri, con 123 miliardi di dollari arrivati da ogni parte del mondo.