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Rassegna economica del 2014: direzioni diverse per la Bce e per la Fed

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Rassegna economica del 2014: direzioni diverse per la Bce e per la Fed

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Per la prima volta dalla crisi del 2008, in questo 2014 le banche centrali della zona euro e degli Stati Uniti hanno preso strade diverse.

Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi e la nuova governatrice della Federal Reserve statunitense Janet Yellen hanno fatto scelte di politica monetaria divergenti.

Nessuna sorpresa. Le rispettive economie non vanno allo stesso modo: negli Stati Uniti la situazione è positiva, mentre per gli europei va ancora male.

La Bce allenta le redini…

“Dovesse diventare necessario indirizzare ulteriormente il rischio di un periodo troppo prolungato di bassa inflazione, il Consiglio direttivo resta unanime nel suo impegno a utilizzare nuovi strumenti non convenzionali nell’ambito del suo mandato”.

Con queste parole Draghi annunciava, a giugno, il taglio del tasso di interesse principale al minimo storico dello 0,05%, una nuova operazione di prestiti per le banche (TLTRO) e l’acquisto di debiti cartolarizzati e di obbligazioni garantite per stimolare il credito.

…mentre la Fed comincia a stringerle

“C’e’ ancora molto da fare. Troppi statunitensi si trovano tuttora senza lavoro. L’inflazione resta al di sotto del nostro obiettivo di lungo periodo. Tutto il lavoro volto a rendere più robusto il nostro sistema finanziario non è ancora finito”, ha detto Janet Yellen a febbraio.

La neopresidente della Fed indicava le priorità prima di interrompere l’acquisto di titoli di Stato.

Il programma di stimolo (il cosiddetto “Quantitative Easing”) è finito ad ottobre e il rialzo dei tassi è atteso per metà 2015.

Due direzioni

Due approcci di politica monetaria diversi per due contesti economici diversi.

Gli Stati Uniti hanno vissuto un inizio anno difficile, registrando poi un rimbalzo con crescite intorno al 4% nel secondo e nel terzo trimestre.

Al contrario, la debolezza del’economia della zona euro fa temere una stagnazione.

Germania e Francia

Il rischio di una recessione ora riguarda anche il cuore dell’Europa, la coppia franco-tedesca. La locomotiva della moneta unica, la Germania, rallenta, come ha affermato la stessa Bundesbank tagliando le stime sulla crescita: nel 2015 il Pil si espandera’ solo dell’1%. Frena anche il settore trainante: l’export.

In Francia (nonostante una serie di rimpasti) il governo non è riuscito a ridare slancio alla crescita e invertire la parabola ascendente della disoccupazione, come promesso dal presidente Hollande.

Le riforme in senso liberale non hanno messo d’accordo nessuno: né i sindacati, né le organizzazioni dei datori di lavoro e neppure gli ordini professionali.

“Non ci potrà essere alcun risultato positivo né miglioramento del clima degli investimenti finché le politiche fiscali rimarranno così opprimenti”, spiega l’economista greco Dimitris Rapidis.

“Abbiamo solo l’austerità e non si vede alcun piano specifico per uscire dalla crisi, nemmeno da parte dei Paesi centrali della zona euro. Le mosse di Draghi, alla fine, potrebbero risultare assolutamente vane”, aggiunge.

Uno spettro si aggira per l’Europa

Nel corso del 2014 lo spettro della deflazione ha continuato ad aggirarsi per la zona euro e, verso la fine dell’anno, l’aumento dei prezzi si è fermato allo 0,3%.

Anche Berlino e Parigi hanno visto un calo dell’inflazione, mentre ad agosto l’Italia ha registrato il primo calo dei prezzi su base annuale dal lontano 1959.

Si direbbe un copione simile a quello andato in scena in Giappone, dove per anni il calo dei prezzi ha scaraventato il Paese in un circolo vizioso caratterizzato da assenza di investimenti e consumi.

Lavoro, proteste e scandali

Nel Sud Europa il ritorno alla crescita sembra dover passare inevitabilmente per una flessibilizzazione del mercato del lavoro. Il che provoca la collera della popolazione.

È il caso dell’Italia, dove è stato proclamato lo sciopero generale contro il Jobs Act del premier Matteo Renzi. In Grecia, dove le manifestazioni sono all’ordine del giorno, il malcontento dei funzionari pubblici si somma a quello degli studenti, i quali non riescono più a intravedere un futuro.

Intanto, nuovi scandali finanziari continuano ad erodere la fiducia nelle istituzioni economiche. Un esempio è arrivato dal Portogallo, con il crac della banca fondata dalla famiglia Espirito Santo.

QE in salsa europea?

Di fronte a un quadro del genere la Bce di Mario Draghi intende giocarsi il tutto per tutto. Si fa sempre più concreta la possibilità che l’Eurotower decida di immettere liquidità comprando il debito sovrano degli Stati, come la Fed americana ha fatto fino allo scorso ottobre.