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300 mld di investimenti e il giusto rigore, ecco la ricetta di Juncker per l'Europa

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300 mld di investimenti e il giusto rigore, ecco la ricetta di Juncker per l'Europa

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E alla fine è arrivato l’ok del Parlamento europeo. La Commissione di Jean Claude Juncker si prepara a prendere il posto, il prossimo 1 novembre dell’esecutivo Barroso. Una squadra, dove la mancanza di donne è lampante, ma che ha un obiettivo ambizioso: far tornare a crescere l’Europa e sconfiggere l’euroscetticismo.

“Vedo attorno a me il crescere di una generazione sacrificata, persa, segnata da livelli altissimi di disoccupazione” ammette Jean Claude Juncker “ Ma credo che se riusciremo a mettere in piedi un buon programma d’investimenti, che a medio termine, rinforzi la crescita potenziale, allora i giovani saranno i primi a beneficiarne”.

Un programma bilanciato tra crescita, rispetto delle regole e attenzione al dialogo sociale, così il popolare Juncker è riuscito a convincere anche i socialisti europei.

“Juncker ci ha convinto sulla base degli impegni programmatici” ha ammesso Gianni Pittella “L’impegno per un piano per la crescita e l’occupazione. Un piano da 300 milliardi di euro. Ma anche per quello sulla direttiva dei lavoratori e l’attenzione per le donne che vanno in maternità”.

Non sono mancate le critiche di alcuni. Tra i quali i verdi europei che sottolineano l’incompatibilità di alcuni dei nuovi commissari con i portafogli che gli sono stati assegnati.

“Crediamo” spiega l’eurodeputata tedesca Ska Keller “che alcuni di quelli nominati non dovrebbero essere commissari. Si tratta di persone in chiaro conflitto d’interesse, e poi ci sono persone che hanno idee sbagliate sulla direzione verso cui deve andare l’Europa. Il commissario ungherese, ad esempio, è stato tra i promotori della legge contro i media approvata da Budapest. E oggi, è il responsabile della cultura”.

Le critiche si sono espresse a Strasburgo in quei 209 voti contrari e 67 astenuti. Troppo pochi a fronte dei 423 a favore. Jean Claude Juncker può ritenersi soddisfatto e mettersi al lavoro sulle sfide che lo attendono.

Per commentare il risultato del voto di Strasburgo, Euronews ha scelto di parlare con Vivien Pertusot, dell’Istituto francese per le relazioni internazionali.

Euronews
Quale sarà la prima grande sfida che si troverà davanti Jean Claude Juncker, una volta entrato in carica il prossimo 1 novembre?

Vivien Pertusot
Credo vada fatta una distinzione tra: i progetti a breve e medio termine e quelli che, definirei, caratterizzanti per la sua Commissione. Tra questi ci sarà il prendere posizione sul problema del lavoro e della crescita economica. Queste sono le priorità degli Stati membri, e da cinque anni ormai. Tutti, il Consiglio e il Parlamento, spingono affinchè l’Unione europea esca da questa situazione nonostante abbia competenze molto, molto limitate sul tema.

Poi ci sono i progetti imminenti di cui la Commissione Juncker si occuperà subito. In primis: procedere con il mercato unico digitale. E quindi far sì che in questo settore si arrivi a una vera armonizzazione. Non si tratta di un tema nuovo, ma è vero che la Commissione Barroso ha avuto qualche problema. Juncker ha nominato un Commissario apposito. Credo sia una delle sue priorità. Poi, c‘è l’Unione energetica. Un contenitore dove entra di tutto. Quindi per prima cosa la Commissione valuterà cosa deve entrarci. Spetta all’esecutivo capire cosa può essere fatto e in modo veloce affinchè il progetto sia realizzato.

Euronews
E del famoso piano di investimenti di 300 miliardi di euro che Juncker dovrebbe presentare da qui a tre mesi? E’ importante anche questo…

Vivien Pertusot
Certo è importante. Fa parte del progetto caratterizzante sul lavoro, sulla crescita e sugli investimenti. Significa, in pratica, capire come va rilanciata l’economia degli stati membri. Bisognerà capire il modo in cui Jean Claude Juncker riuscirà a garantire che i 300 miliardi di cui parla siano davvero 300 miliardi e non parole, per scoprire che alla fine il denaro disponibile è molto molto meno.

Questa è una vera sfida. Perché ad oggi i 300 miliardi di cui si parla restano fittizi. Il calcolo si basa su astrazioni. Per Juncker è una sfida complessa anche quella di riuscire a trovare progetti all’altezza di queste risorse.