ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Monaco: il mare è una religione

Lettura in corso:

Monaco: il mare è una religione

Dimensioni di testo Aa Aa

Con i suoi 2 kilometri quadrati addossati alla Francia, il Principato di Monaco si affaccia fiero sul mare.

Nella prima puntata della serie “Monaco Life”, abbiamo visitato il Museo oceanografico, una vera e propria dichiarazione d’amore di un principe al mare. Inaugurato nel 1919, con le sue linee architettoniche classiche, l’edificio che lo ospita presenta dei caratteri unici: lampadari, affreschi, mosaici… Tutto è un inno alla vita dell’oceano.

Il museo ospita gli esemplari di flora e fauna marine raccolte dal Principe Alberto I in 30 anni di spedizioni, dalle Azzorre all’isola di Spitsbergen.

La sua prima campagna nel 1885 diede un contributo allo studio della Corrente del Golfo. “Vennero messe delle boe nell’Atlantico, per cercare di tracciare la Corrente del Golfo. In ogni boa c’era un messaggio in lingue diverse, al quale le persone rispondevano. Scrivevano al Principe: ‘Abbiamo trovato questa boa in quel dato posto’… Grazie a questi risultati egli ha potuto disegnare una prima mappa della Corrente del Golfo”, spiega Patrick Piguet, responsabile delle Collezioni del Museo.

Alberto I era mosso da un desiderio di conoscenza insaziabile. Il Principe navigatore o il Principe saggio, come
veniva soprannominato, era un uomo moderno, affascinato dal progresso tecnologico. Spese una fortuna per far costruire delle navi sempre più performanti, per spingersi sempre più lontano, sempre più in profondità.

La stessa sete di sapere anima oggi i ricercatori del museo, specializzati nella coltura dei coralli.

Stéphanie Orengo ce ne mostra uno di questi e dice: “Vedete, ci sono delle aree bianche. Questo vuol dire che stanno crescendo. Più crescono, più questa zona è sviluppata. Ce ne sono molti nell’Oceano Pacifico, con le sue barriere coralline”.

Presso il Centro scientifico di Monaco incontriamo il professor Denis Allemand, che studia la biologia del corallo da più di 25 anni.

“Siamo ancora il solo laboratorio al mondo a effettuare colture controllate di così tante varietà di corallo. Ne produciamo anche in notevoli quantità da destinare allo studio e alla sperimentazione”, racconta Allemand.

Qui si studia come i coralli reagiscano all’acidificazione degli oceani, provocata dal riscaldamento climatico, e si cerca di scoprire il segreto della loro longevità.

“I coralli possono vivere diverse migliaia di anni senza mostrare segni reali di invecchiamento. Quindi qui cerchiamo di capire perché questo animale non invecchia e noi sì, non propriamente nel tentativo di essere eternamente giovani, ma di permetterci una vecchiaia senza malattie”, dice Allemand.

A Monaco c‘è un altro tempio degli amanti del mare: lo Yacht Club. L’edificio porta la firma dell’architetto britannico Norman Foster. Il suo direttore è Bernard D’Alessandri, l’armatore del centenario “Tuiga” che il Principe Alberto ha voluto allo Yacht Club di Monaco.

“Tuiga è un termine dialettale africano, vuol dire giraffa. È qualcosa di slanciato, molto lungo, una barca molto sensibile e accattivante”, spiega D’Alessandri.

Il club è un punto di ritrovo internazionale per i professionisti del settore. La nautica di lusso impiega 1200 persone nel Principato, che lavorano sotto e sopra le navi.

“Le ricadute economiche sono difficili da quantificare con precisione. Le stime parlano di 600 milioni di euro l’anno. Una cifra considerevole se rapportata alla superficie di Monaco”, dice D’Alessandri.

Nella seconda puntata di “Monaco Life” parleremo di Formula E, e del primo campionato del mondo per monoposto al 100% elettriche.